Rafael Sabatini.
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IL CAVALIERE DELLA TAVERNA.
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1933. ELIT Editrice, MILANO.
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Trascrizione elettronica rivista e resa disponibile dalla
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      ad esclusivo uso dei privi della vista.
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        Testo fornito dal Progetto Manuzio.
           Associazione Culturale "Liber Liber".
              http://www.liberliber.it/
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Presentazione.
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Lintricata, improbabile e bizzarra vicenda di paternit sconosciute e rivelate  ambientata durante la guerra civile che vide prevalere Cromwell e i puritani.
Sir Chrispin Galliard  un valoroso cavaliere con una reputazione non certo troppo brillante; da qui il suo soprannome di Cavaliere della Taverna. Ma il suo modo di vivere rude e senza fronzoli trova giustificazione nel suo passato. Sua moglie e suo figlio sono stati brutalmente assassinati circa 18 anni prima, e lui si sente come se non avesse nulla per cui vivere, tranne esigere vendetta contro coloro che hanno commesso questo orribile crimine. Si pone al servizio dei realisti durante la guerra civile che vide prevalere Cromwell e i puritani. Il destino e il caso preparano per per lui altri piani.
Prigioniero di Cromwell assieme ad un giovane riesce a sfuggire al cappio del boia e ad evitare i numerosi attentati alla sua vita. Si scopre quindi che il figlioletto non era morto, salvato da uno scrupolo di un suo persecutore, e si tratta proprio del giovane incarcerato insieme a lui in attesa di esecuzione. Morr comunque in seguito e il Cavaliere della taverna trover lamore proprio con la fidanzata del figlio, figlia a sua volta di chi fu responsabile delluccisione della moglie di Sir Crispin Galliard.
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L'AUTORE.
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Rafael Sabatini  stato uno scrittore italiano naturalizzato britannico, autore di romanzi  in particolare d'amore e d'avventura  di successo. Nacque a Jesi, in provincia di Ancona, da madre inglese e padre italiano. I genitori erano cantanti d'opera che divennero insegnanti. Da giovane Rafael visse a contatto con molte lingue, vivendo con suo padre in Inghilterra, frequentando la scuola in Portogallo e, da ragazzo, trascorrendo alcuni periodi di tempo in Svizzera. Prima di compiere i diciassette anni, quando torn a vivere in Inghilterra, padroneggiava cinque lingue, alle quali aggiunse presto l'inglese. Ottenne un grande  successo grazie al suo Scaramouche, pubblicato nel 1921, un  brillante romanzo sulla rivoluzione francese che divenne un best seller internazionale e fu  seguto con egual successo da Captain Blood nel 1922. Durante i decenni che seguirono Sabatini mantenne un ottimo livello di popolarit tra i lettori. Mor il 13 febbraio 1950 ad Adelboden, in Svizzera. "Era nato con il dono della risata e la sensazione che il mondo fosse pazzo"  l'epitaffio (con cui si apre Scaramouche) sulla sua pietra tombale ad Adelboden.
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IL CAVALIERE DELLA TAVERNA.
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CAPITOLO 1. IN MARCIA.
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Colui che era chiamato il "Cavaliere della Taverna" proruppe in una risata sardonica come una sghignazzata satanica.
Illuminato dalla luce gialla che pioveva da due candele di sego infisse nel collo di bottiglie vuote, egli guard con aria sprezzante il giovane vestito di nero, dal volto pallido e dalle labbra tremanti, rincantucciato in un angolo di quella sordida stanza. Ridendo poi di nuovo, e con voce rauca, si mise a cantare, rovesciandosi sulla sedia, allungando le gambe magre e accompagnando con gli speroni il ritmo di quella sua canzone sguaiata.
Il giovane allora si fece avanti con un certo smarrimento e grid disgustato:
Basta, basta: e se volete gracchiare, scegliete almeno un canto meno scurrile!
Eh? il fanfarone gett indietro i capelli arruffati che gli coprivano, quasi, il volto magro e duro, e con gli occhi che a un tratto parvero infiammarsi, guard il suo interlocutore, poi socchiudendo le palpebre disse:
Per la vita di Dio, mastro Stewart, avete una temerit che potrebbe risparmiarvi di avere un giorno, i capelli grigi! Che v'importa del canto che la mia fantasia m'ispira? Durante tre lunghi e tediosi mesi ho moderato le mie maniere e mi son logorata la gola a lodare il Signore; per tre mesi sono stato un monumento vivente di zelo e di piet; e ora che ho finalmente scossa la polvere della vostra miserabile Scozia dai miei tacchi, voi un autentico bambino, che lascia appena la gonnella della mamma vi permettete di farmi delle osservazioni perch canto per consolarmi!
Sul volto del giovane apparve il pi inesprimibile disprezzo.
Quando giunsi a Middleton's Horse e accettai di mettermi al vostro servizio, vi credevo in fondo un gentiluomo.
Un lampo minaccioso accese gli occhi del "Cavaliere della Taverna", ma ancora una volta socchiuse le palpebre e rise di nuovo, scanzonato:
Gentiluomo! Questa  bella, per l'anima mia! Ma che sapete voi di gentiluomini, signor scozzese? Credete forse che un gentiluomo sia un Jack Presbyter(1) o uno di quei pigri membri del Comitato della vostra Parrocchia, che si comporta come un corvo su una grondaia? Ma ragazzo, quando avevo la vostra et e viveva Giorgio Villiers...
Ma, basta, interruppe il giovane con impeto. Non mi resta che lasciarvi, sir Crispino, ai vostri bagordi, al vostro gracchiare e ai vostri ricordi.
Andatevene pure per la vostra via, Signore; sareste il pi pedante dei compagni che la mia cattiva stella avesse mai potuto darmi. La porta  l, e che possiate rompervi per le scale l'osso del collo, e sarebbe un bene per entrambi.
Dopo di che, Sir Crispino Galliard si sdrai ancora sulla sedia e riprese il canto che aveva interrotto. Ma, ad un tratto, un forte colpo alla porta echeggi sinistro nella misera stanza, accompagnato da un grido straziante.
Aprite, Cris! Aprite, in nome di Dio!
Il canto di sir Crispino cess improvvisamente, mentre il giovane si fermava e lo guardava come per chiedere consiglio.
Ebbene, che cosa aspettate? gli grid Galliard.
I vostri ordini, signore, rispose cupamente il giovane.
I miei ordini! Ecco l qualcuno che, ad onta dei miei eventuali ordini non ama attendere. Aprite, sciocco!
Il giovane allora sollev il saliscendi e apr l'uscio, che dava direttamente sulla strada. Un uomo di alta statura, rozzamente vestito entr rapidamente nella stanza: respirava con pena, e il riflesso di una grande paura gli difformava il volto rugoso. Si ferm un momento per chiudere la porta dietro di s e poi, voltandosi verso Galliard, il quale si era alzato in piedi e lo guardava stupito, supplic con un accento che tradiva la sua origine irlandese:
Nascondetemi in qualche posto, Cris! Nascondetemi, ve ne prego, o stanotte sar un uomo morto!
Ma no, ma no, Hogan, non esagerate. E ditemi. Che vi, accaduto? Ci ha forse scoperti Cromwell?
Ho ucciso un uomo!
E se  morto, perch avete paura?
L'irlandese fece un gesto d'impazienza.
Ho alle calcagna le genti di Montgomery, hanno sollevato quelli di Penrith, e se sar preso, per l'anima mia, non mi accorderanno che il tempo di fare una breve confessione. Il Re mi tratter come fu trattato due giorni fa a Kendal il povero Wrycraft. Madre di misericordia!... s'interruppe all'udire rumore di passi e suoni di voci al di fuori, poi disse con orgasmo. Non avete un buco qualunque nel quale io possa rifugiarmi?
Salite le scale e nascondetevi nella mia stanza, rispose brevemente Crispino. Cercher io di farli andar via. Andate, su, e mentre Hogan gli obbediva, trasse di tasca un mazzo di sudice carte e al giovane, che era stato spettatore muto di tutta la scena, disse imperioso e laconico:
Sedete!
Ma, l'altro, alla vista delle carte da gioco, si trasse indietro, come se si fosse trovato dinanzi a qualche cosa di sporco, dicendo:
Mai; non mi insozzer mai.
Sedetevi, stupido! grid Crispino con una violenza alla quale molti uomini non avrebbero resistito.  forse il momento di sollevare scrupoli presbiteriani? Sedetevi e giuocate con me, altrimenti... e senza completar la minaccia, si chin su Kenneth, alitandogli il suo fiato graveolente di vino. E Kenneth, dominato dalle parole e dai gesti, ma pi dallo sguardo, prese una sedia, mormorando a scusa della propria debolezza si sottometteva sol perch c'era in ballo la vita di un uomo.
Galliard in silenzio, rimescol il mazzo, lo fece tagliare, e spart le carte.
Si ud allora pi vicino e pi forte il rumore di qualcuno che si avvicinava; delle luci apparvero alla finestra; ma i due uomini, fingevano di giuocare.
Attento, mastro Stewart, mormor irritato Crispino; poi con voce pi forte, perch i suoi occhi avevano improvvisamente scorta una faccia che li spiava dalla finestra, grid con uno sguardo significativo: gioco il re di spada.
Contemporaneamente veniva battuto alla porta, mentre echeggiava l'ordine: Aprite in nome del Re! Sir Crispino bestemmi a bassa voce, si alz, gett un nuovo sguardo ammonitore a Kenneth e and ad aprire. Come aveva gi salutato Hogan, salut la folla, in gran parte di soldati, ch'era su la soglia.
Perch tanto rumore, signori? Forse il Sultano Oliviero si degna scendere sino a noi?
Aveva le carte in una mano, mentre l'altra era appoggiata alla porta aperta. Un giovane alfiere pronto gli rispose:
Circa mezz'ora fa, uno degli ufficiali di Lord Middleton ha ucciso un uomo; si tratta di un irlandese, chiamato il capitano Hogan.
Hogan... Hogan? ripet Crispino, come se cercasse di ricordarsi. Ah, s, un irlandese dai capelli grigi, e di carattere violento.  morto?
Ma no;  lui l'assassino.
Ah! ecco: del resto non credo sia la prima volta; potrei quasi giurarlo.
Ma sar certamente l'ultima, sir Crispino.
Bene. Il Re  severo quando si oltrepassano i limiti, poi, con accento vivace, aggiunse: Vi ringrazio che mi abbiate recata questa notizia, e mi dispiace che nella mia povera casa non possa offrirvi n meno di bere alla salute di Sua Maest. Buona notte, signore, e facendo un passo indietro, fece loro comprendere che la conversazione era finita.
Pensavamo, balbett il giovane ufficiale, che... che forse ci avreste assistiti nel...
Assistervi? rugg Crispino, avendo l'aria di montare in collera. Assistervi per arrestare un uomo? Io sono un soldato e non una spia!
Le guance del giovane soldato divennero rosse sotto la sferzata dell'insulto velato.
Voi avete per anche degli altri nomi, sir Crispino.
Non ne sono responsabile. Il mondo  pieno di lingue immonde. Ma, signori, l'aria della notte  fredda, e poi siete venuti in un momento poco propizio, perch, come vedete, stavo facendo una partita a carte. Permettete che chiuda la porta.
Un momento, sir Crispino. Noi dobbiamo perquisire la casa. Pare che quell'uomo si sia rifugiato qui.
Vi risparmier allora l'impiccio. Comprenderete che egli non potrebbe trovarsi qui senza che io lo sapessi. Sono in questa stanza da circa due ore rispose sbadigliando.
Non ci basta, rispose con insistenza l'ufficiale. Dobbiamo prenderci questa soddisfazione.
Questa soddisfazione? fece eco l'altro con accento di profonda meraviglia. Qual maggiore soddisfazione potrei darvi della mia parola? Indietro, impertinente! aggiunse con una specie di ruggito che fece arretrare il luogotenente come se fosse stato colpito.
Volete forse farmi pensare che questa vostra incursione sia stata fatta allo scopo di offendermi? Voi cominciate col volermi far fare la spia, poi fate delle immonde allusioni a ci che la gente dice di me, e ora finite per dubitare della mia parola! Volete una soddisfazione? egli tuon, facendo sempre pi salire il tono della voce, se resterete un momento di pi a seccarmi, vi dar una soddisfazione di gusto ben diverso! Fuori di qui!
Dinanzi a quella violenza di parole, l'alfiere si trasse indietro suo malgrado, e aggiunse:
Ne informer il generale Montgomery!
Informatene anche il diavolo! Se foste venuto qui con buone maniere, avreste trovata aperta la mia porta e sareste stato il benvenuto. Sono io invece che ho ragioni di dolermi, e me ne dorr. Vedremo se il Re permetter che un vecchio soldato, che ha seguito le sorti della famiglia reale durante questi ultimi diciotto anni, possa essere insultato da un impertinente galletto, nato appena ieri!
L'alfiere tacque scoraggiato. Una certa titubanza era anche tra gli uomini che lo seguivano. Indi l'ufficiale fece un passo indietro e domand consiglio a un vecchio soldato che aveva al fianco. Questi era del parere che il fuggitivo fosse gi lontano. Del resto, da ci che aveva detto sir Crispino, gli pareva impossibile che Hogan fosse entrato in quella casa. Comprendendo quindi che delle noie e una perdita considerevole di tempo sarebbero derivate dall'ostinazione di sir Crispino, e pensando anche in quali rapporti potrebbe Crispino trovarsi con Lord Middleton, l'alfiere decise di ritirarsi e di proseguire le sue ricerche altrove. Cos se n'and con uno sguardo velenoso e dopo avere minacciato di mettere il Re al corrente della cosa, ma Galliard gli chiuse la porta in faccia, prima ancora che avesse terminato di parlare, e riprese il suo posto dinanzi alla tavola con un ghigno sulle labbra.
Mastro Stewart, mormor mentre ripigliava a giocare, la commedia non  terminata ancora. In questo momento vi  un volto attaccato al vetro della finestra, e credo che saremo spiati per un'oretta. Questo giovincello era nato per fare il poliziotto.
Il giovane gett uno sguardo di rimprovero sul suo compagno e disse:
Avete mentito!
Tacete! Non tanto forte, giovanotto, rispose sottovoce, ma con accento minaccioso, Crispino. Se lo desiderate, domani vi render conto di aver offeso il vostro spirito delicato per aver detto il falso in vostra presenza. Stasera dobbiamo salvare la vita di un uomo, e mi pare che sia un buon lavoro. Badate, mastro Stewart, siamo spiati. Riprendiamo la partita.
Gli occhi di Crispino, fissi sul giovane in atto di comando, imponevano l'obbedienza. Quegli, non per paura del feroce sguardo, ma per il desiderio di contribuire alla salvezza di Hogan, acconsent in silenzio a quella pretesa. Ma il suo spirito si ribellava: era stato allevato in un ambiente onorato e religioso, ed Hogan, per lui era un fanfarone grossolano, un indiavolato spadaccino; un uomo che detestava e credeva una vera disgrazia per un esercito, e specialmente per un esercito lanciato contro l'Inghilterra, sotto gli auspici della Lega e del Patto Nazionale scozzese.
Hogan era colpevole di un atto brutale; aveva ucciso un uomo, e Kenneth si confort pensando che faceva bene contribuendo a proteggere Hogan invece di denunciarlo, come sarebbe stato suo dovere. Sotto la potenza dello sguardo inesorabile di Galliard si faceva docile, ma si riprometteva di rivelare, ogni cosa l'indomani, a Lord Middleton, in tal modo, non solo avrebbe fatto onorevole ammenda della sua colpa attuale, ma si sarebbe disfatto della compagnia di quel bandito di sir Crispino, che un giorno o l'altro sarebbe stato raggiunto dalla giustizia.
Nondimeno lasci senza risposta le osservazioni del compagno. Intanto nella strada era un andirivieni di uomini e lanterne, e, di quando in quando, un volto si avvicinava ai vetri della finestra.
Pass in tal modo un'ora, durante la quale Hogan, nascosto al piano di sopra, era solo in bala della sua ansia e dei suoi tristi pensieri.
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CAPITOLO 2. IL PERGAMO DELLE ARCATE.
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Era circa mezzanotte, quando sir Crispino gett le carte e si alz in piedi. Era passata un'ora e mezza dalla venuta di Hogan. I rumori nella strada si erano affievoliti, e pareva che la pace fosse tornata di nuovo in Penrith. Crispino per era cauto, l'insegnamento di diffidare delle apparenze gliel'aveva appreso la vita.
Si fa tardi, mastro Stewart, disse e credo che abbiate voglia di andare a letto. Buona notte!
Il giovane si alz, poi, dopo un'esitazione disse:
Domani, sir Crispino...
Crispino l'interruppe.
Non vi occupate ancora di domani finch non venga l'alba, amico mio. Per ora, buona notte. Prendete con voi una di queste luride candele e andatevene.
Il giovane, immerso in un cupo silenzio, prese una candela, e si avvi verso le scale.
Crispino rest un momento accanto alla tavola, mentre l'espressione del volto gli si addolciva. Provava un certo rammarico pel modo come aveva trattato il giovane. Mastro Stewart poteva ben essere un fanciullone, ma era onestissimo in fondo e Crispino aveva per lui, ad onta di tutto, una certa simpatia. Apr la finestra, per respirare l'aria fresca della notte. Vi rest circa mezz'ora, lasciando libero corso al pensiero e spiando ogni movimento. Accertatosi in fine che la casa non era pi spiata, si ritrasse e chiuse la grata.
Al piano di sopra, l'irlandese l'aspettava in preda allo scoraggiamento.
Per la salute dell'anima mia, esclam lamentevolmente Hogan. Non ho avuto mai tanta paura!
Crispino gli rispose con una risata e gli domand di raccontargli il fatto com'era avvenuto.
 una cosa abbastanza semplice, rispose freddamente Hogan. Il padrone dell'"Angelo" ha una figliuola con due occhi che sono la perdizione di chi li guarda. Ella ha inoltre un debole per la tenerezza, e il mio aspetto marziale fece su di lei lo stesso effetto che i sui occhi avevano fatto su di me. Stavamo per diventare i pi dolci amici, quando un nemico sotto forma umana, quel maleducato del suo fidanzato, piomb, pieno di gelosia, su di noi, e mi colp: colp me, Harry Hogan! Immaginate allora, Cris! Lo presi per il colletto e lo gettai nel canale, che mi parve il miglior letto nel quale avesse mai dormito. Se ci fosse restato sarebbe stato meglio per lui. Ma quell'imbecille, credendosi offeso, si lev per domandarmi soddisfazione. Non mi feci pregare e gliela diedi: e pace all'anima sua.
Un brutto fatto, comment Crispino in tono arcigno.
Brutto forse, rimbecc Hogan allargando le braccia, ma che potevo fare? Mi venne contro armato e io mi difesi.
Ma non dovevate ucciderlo, Hogan!
Credetemi, fu proprio per caso. C'era poca luce e la mia spada gli penetr nel petto.
Crispino aggrott un momento le sopracciglia, poi la sua espressione divenne meno dura, come se si fosse trovato nelle stesse condizioni.
Ebbene, dal momento che  morto, non v' pi nulla da fare.
Che il cielo abbia in gloria l'anima sua! mormor l'irlandese facendosi il segno della croce. Con ci gli parve di assolversi del grave fallo commesso in un momento di folla, troncando la vita di un uomo.
Cercher di mettere a vostro profitto tutta la mia intelligenza per farvi allontanare da Penrith, disse Crispino. Poi, fissando il volto allegro di Hogan, aggiunse: Mi dispiace che dobbiate lasciarci.
Non tanto quanto a me, disse Hogan con un'alzata di spalle. Partire mi piace poco. Bah! Carlo Stuart o Olivero Cromwell sono, per me, la stessa cosa. Che m'importa se debba prevalere il Re o la repubblica? Sar forse Harry Hogan pi ricco sotto l'uno o sotto l'altra? La vita  strana, Cris! Ho trascinata una picca od ho maneggiata una spada in tutti gli eserciti dell'Europa. Conosco la grande arte della guerra meglio di tutti i generali del Re, che ne hanno comandata una. Pensate quindi come io possa essere tranquillo con la semplice compagnia di un cavallo. Quando  vietato il saccheggio e molto dubbia la misera paga! Intanto, se le cose andranno male come vanno del resto, in fede mia, con eserciti condotti da curati la ricompensa sar la morte sul campo o sulla forca, o sar mandato a far delle piantagioni come avvenne a quei poveri capi, condotti in Inghilterra dietro Dunbar. Non era ci che ebbi di mira quando presi servizio a Perth. Avevo pensato al saccheggio, al saccheggio pieno e sfrenato, secondo le leggi di guerra, ricompensa opportuna dopo una lunga marcia e dopo i pericoli corsi. In tal modo io conosco la guerra ed  per ci che ne ho seguta l'arte durante questi ultimi venti anni. Noi abbiamo invece trentamila uomini, che vanno in battaglia come se andassero alla processione del Corpus Domini. Nella Scozia non si stava tanto male forse perch il paese non permette ad alcuno di saccheggiare con profitto ma poich abbiamo oltrepassata la frontiera, si rischia di essere impiccati se si bacia una fanciulla.
 vero, disse ridendo Crispino, Carlo secondo ha uno stomaco molto tenero. Insiste nel dire che l'Inghilterra  il suo regno, dimenticando che ancora deve conquistarselo.
E non era forse anche il regno di suo padre? interruppe l'impetuoso Hogan. Ma i tempi sono sostanzialmente cambiati da che abbiamo seguito le sorti del Martire. In quei tempi si poteva procacciare da s, un cappone, un cavallo e anche una ragazza, senza che una parola sola fosse censurata. Ebbene, saranno due o tre giorni dacch Sua Maest fece impiccare un povero diavolo a Kandal per aver messo le mani addosso a una pollastra. Malore a loro, Cris, mi si stringe la gola al solo pensarci. Allora ho pensato di tornare nella mischia e l'affare di stasera mi pare risolutivo.
E che cosa pensate di fare?
La guerra  il mio mestiere, sia che io la faccia con Wilmot e Buckingham o con qualche altro gentiluomo. E poich pare che l'esercito del Re non sia vantaggioso per me, allora mi volter dalla parte del Parlamento. Se arriver a uscir vivo da Penrith, mi rader la barba e mi taglier i capelli; mi metter in testa un cappello a punta, indosser un abito nero e recher la mia spada a Cromwell con le mie condizioni scritte.
Sir Crispino cominci a meditare, non su ci che aveva detto l'altro, ma cercando di indovinarne il significato recondito.
Comprendo, Cris, contin Hogan, fissando l'altro bene in volto. Credo che siate della mia opinione.
Pu darsi, rispose meccanicamente Crispino.
Allora esclam Hogan sar necessario separarci.
Il suo accento era divenuto aspro, forse per l'ammirazione che quel rude soldato di ventura destava in chi praticava lo stesso mestiere. Ma Galliard gli rispose freddamente:
Voi dimenticate, Harry.
Non tanto! Certo voi obbietterete che dalla parte di Cromwell...
Basta! Ho ben riflettuto. La mia fortuna  stata fatta accanto al re. Il mio vantaggio sta soltanto nelle sue vittorie; non si tratta per dell'utile che pu derivare dal saccheggio, ma di quelle vaste terre che da circa venti anni sono in mani usurpatrici. Il beneficio al quale io anelo, Hogan,  di esser reintegrato nel castello di Marleigh, e per ottenerlo mi occorre la restaurazione di re Carlo. Se le ragioni del re, che Dio protegga, non prevarranno, allora sar un uomo morto. Non mi rimane alcuna speranza. Come vedete, mio buon amico concluse con un sorriso di rammarico, non c' da pensare che io venga con voi.
L'irlandese continu ad insistere, e peror invano durante mezz'ora. Ma comprendendo, alla fine l'inutilit dei suoi sforzi, sospir mentre il volto gli si rannuvolava. Crispino se ne avvide e gli si avvicin, mettendogli una mano sulla spalla.
Avevo contato sul vostro aiuto per far uscire gli Ashburn dal castello di Marleigh e per assistermi nel mio spaventoso lavoro quando il tempo sar maturo. Ma se ve ne andrete...
In verit posso ancora aiutarvi. Non si sa mai! A un tratto la voce di quel terribile trascinatore di picca divenne pi sommessa. Credete di correr pericolo qui?
Pericolo? Per me? domand Crispino.
Insomma, per avermi nascosto. Quel ragazzo di Montgomery vi sospetta.
Sospettarmi? Son forse un uomo di paglia per farmi rovesciare dall'alito del sospetto?
Il vostro luogotenente, Kenneth Stewart...
Il quale ha contribuito a salvarvi, e che sapr ancor tacere, per tema di vedersi un nodo scorsoio attorno al collo. Avanti, Harry, aggiunse bruscamente, la notte sta per finire e dobbiamo pensare alla vostra salvezza.
Hogan si alz in piedi sospirando.
Datemi un cavallo, disse, e l'alba di domani se Dio vorr, mi trover nel campo di Cromwell. Che il cielo ve ne rimuneri, Cris.
Dovremo cercare degli abiti diversi da quelli che indossate... un abito che s'intoni meglio con la parte di puritano che state per recitare.
E dove ne avete uno?
Il mio luogotenente ne ha uno della chiesa presbiterana scozzese.
Ma la mia statura  il doppio della sua!
Meglio un abito stretto sul dorso che una corda al collo, Harry. Aspettate.
Dopo aver presa una candela, egli lasci la stanza e torn, poco dopo, con l'abito che aveva indossato Kenneth quel giorno.
Toglietevi il vostro giustacuore, ordin e, nel parlare vuot le tasche dell'abito di Kenneth; un fazzoletto, e qualche foglio piegato che gett negligentemente sul letto. Poi aiut l'irlandese a cacciarsi nell'abito rubato.
Che Dio mi perdoni i miei peccati, mormor Hogan constatando che quell'abito gli stringeva troppo le spalle e gl'intorpidiva le gambe. Che Egli mi perdoni, mi faccia uscire sano e salvo da Penrith, mi conduca al campo di Cromwell e non prover pi la collera degli imbecilli che perdono la loro amante.
Ora potrete staccare questa penna dal vostro cappello, disse Crispino.
Hogan obbed con un sospiro.
 ben vero ci che si legge nella Scrittura: "un uomo recita varie parti nella sua vita". Chi avrebbe mai pensato che Harry Hogan avrebbe recitata la parte del puritano?
A meno che non aumentiate la conoscenza che avete della Scrittura, non la reciterete a lungo questa vostra parte, disse ridendo Crispino, e osservandolo bene. In ogni caso, mio caro, vi saprete sbrogliar bene. Il vestito che avete addosso  un po' stretto e corto; ma non sar mai tanto stretto e corto da preferirsi a un sudario; ecco l'alternativa, Harry(2).
Hogan rispose maledicendo al vestito e alla sua sfortuna, dopo di che si dichiar pronto ad andarsene. Crispino gli fece strada sino al piano sottostante e lo fece entrare in una baracca che serviva da scuderia.
Alla luce di una lanterna, gli sell uno dei due cavalli che erano alla greppia e lo condusse nel cortile. Apr, poi, una porta che dava sui campi e gli consigli di galoppare per mettere la maggiore distanza possibile tra lui e la citt di Penrith, prima che l'alba sorgesse.
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CAPITOLO 3. LA LETTERA.
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Crispino torn nella sua stanza in preda al pi grande scoraggiamento e sedette annoiato sul letto. Coi gomiti sui ginocchi e col mento appoggiato sulle palme delle mani egli guardava diritto dinanzi a s; l'abituale fulgore d'acciaio dei suoi occhi grigi era diminuito, e la sua bella fronte solcata da rughe profonde.
Si alz sospirando e prese le carte che aveva trovato nella tasca dell'abito di Kenneth. La sua attenzione fu attirata dalla firma che era in calce a uno di quei fogli aveva letto il nome di "Gregorio Ashburn".
Le sue guance impallidirono, mentre gli occhi si fermavano su quel nome, e la mano, che nessun pericolo faceva mai tremare, fu presa da un tremito insolito. Spieg febbrilmente il foglio, e con uno sguardo ridivenuto crudele, ne lesse il contenuto
"Mio caro Kenneth,
"Vi scrivo di nuovo nella speranza di riuscire a convincervi di lasciar la Scozia e di non esser pi attaccato a un re, la cui fortuna non prospera n pu prosperare. Cinzia, langue, e se resterete ancora lontano dal castello di Marleigh ella finir per credere che siete un amante trascurato. Io non ho pi argomenti per trarvi da Perth a Sheringham, ma credo che questo debba prevalere, qualora gli altri mi facessero difetto. Vi aspettiamo, dunque, e nell'attesa beviamo alla vostra salute. Cinzia si raccomanda al vostro ricordo, come fa pure mio fratello, e noi speriamo di accogliervi presto al castello di Marleigh. Credetemi, caro Kenneth, il vostro sempre affezionatissimo
"GREGORIO ASHBURN".
Crispino lesse due volte la lettera da cima a fondo. Poi, coi denti stretti e con gli occhi sbarrati, si sprofond in pensieri.
Che strana coincidenza! Quel giovane, che egli aveva incontrato a Perth, e che aveva arruolato nella sua compagnia, era un amico degli Ashburn, ed era l'amante di Cinzia. Chi era mai quella Cinzia?
Egli riflett a lungo sulle vie imperscrutabili del desstino; e pens che in quel momento il destino lavorava appunto in suo favore, rivelandosi, con segni palesi, proprio quando egli disprezzava la sua buona fortuna. Pens all'incontro col giovane nel cortile del castello di Perth, avvenuto quindici giorni prima. Il portamento e l'aspetto stesso del giovane avevano fatto impressione su Crispino. Lo aveva osservato e poi gli aveva chiesto che cosa fosse venuto a fare da quelle parti. Il giovane gli aveva risposto che si chiamava Kenneth Stewart di Balienochy, e che era venuto per offrire la sua spada in servizio del re. Egli si era allora interessato a favore del giovane e lo aveva fatto luogotenente nella propria compagnia. Crispino era in preda a una grande curiosit, nel domandarsi perch si era sentito subito attratto verso quel giovane, che non aveva mai veduto. Ma ora si dava una spiegazione: erano le vie del destino.
Quel giovane gli era stato mandato dal cielo, che si era finalmente mosso a compassione dei torti patiti, quel giovane rappresentava per lui la chiave che, all'occorrenza, gli avrebbe aperto le porte del castello di Marleigh.
Passeggiando in lungo e in largo per la stanza, pensava sempre alla stessa cosa. All'occorrenza, si sarebbe servito del giovane. Perch mai aver degli scrupoli? Non era stato forse spesso disprezzato da Kenneth?
Era gi l'alba, quando and a letto; ed il sole era gi alto quando riusc ad addormentarsi d'un sonno torbido promettendosi di modificare i suoi modi bruschi, e accattivarsi la confidenza del giovane, qualora avesse bisogno di lui.
Quando restitu le carte a Kenneth, spiegandogli il motivo per il quale aveva preso il suo vestito, si guard bene dal rivolgergli delle domande su Gregorio Ashburn. La docilit delle sue maniere stupirono Kenneth, che fu indotto a tacere sul fatto di aver procurato un rifugio a Hogan. In quella circostanza Crispino dimostr al giovane tutto il pericolo che avrebbe corso, qualora avesse parlato della faccenda, e questo, per la paura e per la persuasione comunicatagli da Crispino, decise di tacere.
N Kenneth ebbe ragioni di dolersene, perch, seguendo quella via, trov tutta la cortesia e la dolcezza possibile nel suo compagno. Questi parve da allora un uomo diverso. La sue fanfaronate e la sua tracotanza scomparvero; bevve meno, giuoc meno, bestemmi meno e fece meno rumore; per di pi, port in giro un aspetto compunto, che avrebbe toccato il cuore del pi arcigno dei puritani. Il suo carattere selvaggio era scomparso e il soprannome di "cavaliere della taverna" divenne presto una calunnia.
Kenneth si avvicin di pi a lui, credendolo un penitente, disposto a fare ammenda degli errori del passato. E le cose non fecero in tal modo che migliorare fino al ventitr agosto, data dell'entrata quasi trionfale in Worcester.
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CAPITOLO 4. ALL'INSEGNA DELLA "MITRA".
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Durante la settimana che segu l'entrata del re a Worcester, le relazioni di amicizia tra Kenneth e Crispino non fecero che divenire pi intime. Nondimeno, per una fatale contingenza, l'inimicizia che il giovane aveva, in quegli ultimi tempi, lasciata sopire, si riaccese con maggiore intensit.
C'era nella sala comune della taverna "Mitre Inn" un'allegra brigata di beoni. Erano giovani alfieri della Lesley's Scottish Horse, i quali si curavano ben poco della Lega Solenne del Patto Nazionale Scozzese, dei cavalieri, dalle spalle guarnite di nastri della compagnia di Lord Talbot; giovani scozzesi di Pitscottie, che per nulla praticavano i rigidi precetti ecclesiastici sulla sobriet, e che erano mescolati coi dissoluti ufficiali della brigata Dalzell, che servivano il re con grandi boccali di vino delle Canarie e innumerevoli bottiglie di birra di March.
Gli animi erano eccitati e le risate echeggiavano nella sala, alcune provocate da frizzi dei vicini ed altre a causa del vino bevuto.
Un gentiluomo, chiamato Faversham, era seduto ad una tavola, egli aveva cavalcato tutta la notte ed aveva preso parte a quella scorreria, che avrebbe dovuto avere per effetto la cattura di Cromwell a Spetchley, ma riuscita vana, per causa di un tradimento. Difatti, quando mai  avvenuto che uno Stuart non sia stato tradito o venduto? Egli infatti raccontava ai vicini le fasi e i dettagli di quel disastro.
 la vita che  strana, signori esclamava. Vi dico che, se non fosse stato per quel cane arrabbiato di sir Crispino Galliard, l'intero reggimento di Middleton sarebbe stato fatto a pezzi. Eravamo a Red Hill, presi in trappola come mai un pesce si sia trovato impigliato in una rete, mentre tutte le genti di Lilburne parevano uscire dal suolo per circondarci e per distruggerci. Avevamo di fronte un muso di acciaio, mentre tutte le voci ci gridavano di arrenderci. Avevo lo smarrimento nel cuore; potrei giurare che tutti erano scoraggiati come me, e potrei anche affermarvi senza tema di mentire, che sarebbe bastata la pi piccola spinta per farci gettare le armi, tanto eravamo disorientati da quell'imboscata. Improvvisamente, al disopra del rumore assordante dell'acciaio e dei gridi dei puritani, si lev una voce forte, risonante, con accento di sfida: Ol, cavalieri! Mi voltai e vidi, ritto sulle staffe quel pazzo di Galliard, che roteava la spada, incitando la sua compagnia con tutta la potenza della volont, del coraggio e della voce. La sola vista di lui fu per noi come un vino generoso. Caricateli, signori, seguitemi! rugg, e subito dopo con un uragano di bestemmie lanci la compagnia contro i soldati armati di picche. L'urto fu irresistibile, e al di sopra del suo fragore, si udiva la voce stentorea gridare: Avanti, cavalieri! Sciabolateli tutti, signori! E mentre la carica si effettuava con inaudita violenza, noi, come un fiume che straripa, facemmo breccia nelle file e riprendemmo il cammino verso Worcester.
Un vero muggito di voci si lev appena ebbe terminato di parlare Faversham, e a tutte le tavole si brind al "cavaliere della taverna".
Nondimeno, una mezza dozzina di teste sventate, che avevano bevuto pi del consueto, erano intente a tormentare un giovane dal volto pallido, vestito di colore oscuro, che pareva fuori di posto in quella selvaggia compagnia.
Lo scherzo era cominciato con un'allusione, da parte di un alfiere, della compagnia dei Dragoni di Massey, a nome Tyler, per una lettera di donna, che Kenneth aveva lasciata cadere, e che quegli gli aveva restituita. I motteggi si susseguivano incalzanti, finch non si trascese. Allora, livido di rabbia, e non potendo pi trattenersi, Kenneth si ribell, battendo un pugno su la tavola e gridando:
Dannazione! Un solo lazzo ancora, e colui che lo avr pronunziato avr a che fare con me!
Quell'improvvisa azione, il suo accento selvaggio e il suo gesto stesso, che mal si addicevano alla smilza statura e all'aspetto di chierico, fecero per un momento impressione; e nessuno fiat. Ma segu subito dopo un fragoroso scoppio di risate, e forte risuon la voce stridente di Tyler, che gli si avvicin con le lacrime agli occhi del gran ridere, dicendo:
Oib, buon mastro Stewart! Che direbbero i vostri reverendi superiori se vedessero il vostro atteggiamento bellicoso e udissero le parole profane che vengono fuori dalla vostra bocca?
E che direbbe il re di codesta accolta vigliacca di ubbriaconi? fu la risposta. Ripeto, accolta vigliacca di ubbriaconi, e gir lo sguardo intorno.
Le risate erano cessate appena l'insulto di Kenneth fu compreso. Vi fu allora un istante di tregua, come avviene nella natura, quando la calma precede il fragore del tuono, e quindi, come spinti dalla stessa idea, una mezza dozzina di uomini si lanci su di lui.
Forse quell'atto fu vile; ma erano tutti ubbriachi e poi, Kenneth, non contava tra i presenti alcun amico. Gli furono addosso in un momento, lo gettarono al suolo, mentre gli si apriva il giustacuore e Tyler gli strappava la lettera che aveva dato luogo a quella scena disgustosa.
Ma, prima che Tyler avesse potuto spiegare il foglio, si ud una voce aspra e imperativa
Fermi!
Tutti si volsero e si trovarono di fronte ad un uomo dall'alta statura, magro, che indossava Una giubba di pelle e aveva in testa un cappello a larghe falde, con una penna d'oca.
Il "cavaliere della taverna", grid una voce, mentre subito risuonava il grido: "Viva l'eroe di Hed Hill!", seguito da applausi. Ad onta del suo volto arcigno, e dei suoi modi violenti, non vi era nessuno nell'armata reale al quale egli non riuscisse simpatico.
A mano a mano che si faceva avanti, la freddezza del suo contegno e l'espressione severa del suo volto costrinsero tutti al silenzio.
Datemi quella lettera, intim bruscamente a Tyler.
Questi, sbalordito, esit un momento, mentre Crispino aspettava con la mano stesa. Invano Tyler guard intorno come per cercare aiuto o consiglio: nessuno si pronunzi, nemmeno con un cenno.
Non vedendosi sostenuto da nessuno, e lungi dal pensare a una qualsiasi lite con Galliard, Tyler gli porse di mala voglia la lettera. Con un gentile inchino e con una parola di ringraziamento, Crispino gir su i proprii tacchi e lasci subito la taverna, come vi era entrato.
Egli era stato attirato dal frastuono mentre passava per andare al palazzo episcopale, dove era di guardia parte della sua compagnia. Uscito dalla taverna, prosegu il suo cammino, portando seco la lettera della quale era tanto opportunamente venuto in possesso, e che sperava avrebbe fatta maggior luce sui rapporti tra Kenneth e gli Ashburn.
Ma, mentre stava per raggiungere il palazzo, ud un passo rapido che lo seguiva e si sent toccare il braccio. Si volt.
Siete voi, Kenneth, mormor, e avrebbe voluto continuare per la sua strada, ma Kenneth lo trattenne per la manica.
Sir Crispino, disse, sono venuto per ringraziarvi.
Non ho fatto nulla per meritare i vostri ringraziamenti. Buona sera. E fece per salire i gradini, quando Kenneth lo trattenne ancora.
Ma voi dimenticate la lettera, sir Crispino, disse stendendo la mano.
Galliard vide quel gesto, e gli attravers subito la mente un pensiero di rimprovero perch la parte che stava per recitare era quella di uno sgherro: ed esit un momento. Avrebbe dovuto render la lettera? avrebbe dovuto non approfittare dell'occasione favorevole? Ma pens agli Ashburn e ai gravi torti sofferti, e ogni impulso generoso scomparve. I suoi modi divennero pi freddi, mentre rispondeva:
Si  menato troppo scalpore su questa lettera perch io non debba meritare di esser messo a parte del suo contenuto. Voglio prima di tutto accertarmi di non aver incoraggiato inconsapevolmente qualche tradimento. Vi dar la lettera domani, mastro Stewart.
Un tradimento? ripet Kenneth. E, prima che egli potesse respingere la parola di sir Crispino, i suoi modi da conciliativi che erano, divennero risentiti, specialmente contro il destino, che lo faceva debitore di quell'uomo.
Vi assicuro sul mio onore, disse cercando di padroneggiarsi, che questa lettera  di una donna che desidero sia un giorno mia moglie. Dopo questa mia dichiarazione, signore, non insisterete nel volerla leggere.
Certo non insister.
Ma, signore...
Mastro Stewart, la mia decisione  quella che vi ho detta, e non siete certo voi che mi fareste cambiar idea. Di nuovo, buona notte.
Sir Crispino, esclam il giovane con voce tremante di passione. Fintanto che io vivr non leggerete codesta lettera!
Oib! Che parole! Che eroismo! E vorreste ora che io credessi ancora all'innocenza di questo foglio?
Esso  innocente quanto la mano che l'ha vergato, e se mi oppongo perch lo leggiate,  perch, s facendo, compio il mio dovere verso di lei. Credetemi, signore, aggiunse con accento sempre pi implorante, se vi giuro che nessuna donna potrebbe scrivere una lettera simile al suo innamorato. Ho creduto che voi lo aveste gi compreso quando strappaste la lettera a quegli ubbriachi della "Mitra". Ho pensato che aveste compiuto un atto generoso; invece...
Continuate pure, signore, disse freddamente Galliard. Invece...
Non c' invece che tenga, sir Crispino. Non vorrete ora deturpare una bella azione. Volete darmi la lettera o no?
Per quanto fosse insensibile, Crispino trasal. La buona educazione di una volta ahim tanto tristemente pervertita si ribellava in lui contro la menzogna profferita che quella innocente lettera di donna contenesse la prova di un tradimento. Gl'istinti di gentilezza e di generosit, sopiti da un pezzo, rivissero a quell'appello della propria coscienza. E ne fu conquistato.
Prendete la lettera, giovanotto, e non mi annoiate pi, borbott il cavaliere nel porgere la lettera a Kenneth; e, prima di aspettare con una qualsiasi risposta di gradimento, gli volse le spalle ed entr nel palazzo. Ma era troppo tardi per lasciar nell'altro una buona impressione, perch, Kenneth allontanandosi lanci una maledizione contro Galliard, che diceva tutto il suo incancellabile odio.
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CAPITOLO 5. DOPO IL CAMPO DI WORCESTER.
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Il giorno tre di settembre data propizia per Cromwell, per quanto disastrosa per Carlo Crispino era nel mezzo della sua compagnia, riunita alla "Mitre Inn". Come brindisi egli disse: "Alla dannazione di tutti i mozza-orecchie".
Signori, aggiunse,  il bel principio di una bella giornata. La serata che il buon Dio ci mander ci vedr tutti felici.
La fortuna non doveva arridergli al principio della giornata. Fino al pomeriggio fu trattenuto dentro le mura di Worcester, costretto a lottare con Montgomery al ponte di Powick o con Pittscottie a Bunn's Hill. Fu costretto a temporeggiare aspettando che gli avvisatori di Carlo dessero il segnale dell'attacco generale.
Ma, alla fine, accadde che Montgomery fu sconfitto a Pittscottie batt in ritirata, mentre Dalzell si arrendeva e Keith era preso. Poich il corpo principale dell'esercito reale era a Silbury Gate, Crispino si trov proprio nel centro, comandato dal re in persona. Durante la carica brillante che segu, non emerse nessuno, n alcuna voce si lev a incoraggiare gli uomini. Quel giorno, per la prima volta, il cavallo di Cromwell rincul dinanzi ai realisti, che in quella carica selvaggia e irresistibile, annientarono qualsiasi ostacolo finch non raggiunsero la batteria di Perry Wood, mandando all'inferno i puritani.
Vi fu un momento glorioso, durante il quale le sorti della giornata pesarono sulla bilancia e la decisione non ebbe luogo che sul tardi.
Crispino fu tra i primi a raggiungere i cannoni, e con un grido possente di "Urr, cavalieri!" abbatt due artiglieri che resistevano ancora. Quel grido trov un'eco dovunque, e una tumultuosa allegrezza aleggi su tutti, quando i realisti divennero padroni della situazione. Da ambo i lati della collina, il duca di Hamilton e il conte di Derby, sostenevano il re. Alla cavalleria scozzese di Lesley non rest che di seguire e completare la disfatta delle forze parlamentariste. Se si fossero mossi in quel momento supremo, chi sa quali sarebbero state le sorti del campo di Worcester! Ma essi non si mossero, e i realisti, che aspettavano in Perry Wood, maledissero Lesley come un vile traditore, che aveva venduto il suo re.
Essi compresero allora con amarezza che il loro grande sforzo sarebbe stato sterile ed altrettanto vana una carica brillante da parte loro. Non essendo sostenuti, la posizione diventava insostenibile.
Quando Cromwell ebbe raccolti i suoi cavalieri dispersi, il nemico fu costretto alla lotta ai piedi della collina e al riparo di Worcester. Sotto la pressione che facevan loro i puritani, giunsero alla fine a Sidbury Gate, ma solo per trovarvi un carro di munizioni rovesciato che ne ostruiva l'entrata. In quella posizione imbarazzante e senza cercar nemmeno di spostarlo, cercarono di far fronte per arginare l'attacco.
Carlo si lanci egli stesso alla carica, seguito dagli altri, tra i quali Crispino.
Nella High Street, Galliard si avvicin al re, il quale, montato un cavallo fresco, rivolgeva la parola a un reggimento di scozzesi a piedi. I soldati avevano deposto le armi ed erano in cupo atteggiamento di fronte a lui, rifiutando di obbedire agli ordini del sovrano, che cercava di raccoglierli per tentare ancora di rovesciare le sorti della giornata.
Crispino osserv la scena con disprezzo e costernazione. Il suo impeto, ridestato dall'inazione di Lesley, gli fece montare il sangue agli occhi. E ci che egli disse, di loro, del paese, del comitato ecclesiastico, fu di una veemenza tale che nemmeno i pi insensibili lo avrebbero sopportato.
Era ancora intento a gridar vituperi contro i soldati, quando il colonnello Pride, con un nucleo di cavalieri parlamentaristi, dopo aver vinta completamente la resistenza a Sidbury Gate, entr nella citt. A quella notizia Crispino fece un ultimo appello alla fanteria.
Avanti, bastardi di scozzesi! Preferite forse esser tagliati a pezzi sul posto, dove vi trovate? Su, cani, e poich non sapete perch vivete, sappiate almeno morire senza vergogna!
Ma il suo grido fu vano. I soldati restarono nel loro fosco atteggiamento coi fucili, buttati a terra. E mentre Crispino stava per muoversi per pensare alla propria sicurezza, il re fece ancora spiccare un salto al cavallo e cerc di far rivivere il coraggio, ormai spento in quei cuori duri. Se non volessero muoversi, che l'uccidessero pure sul posto, anzi che lasciarlo prendere prigioniero per poi farlo morire sul patibolo.
Mentre egli continuava a incitarli, Crispino, senza curarsi del rispetto che doveva al re, gli prese la briglia del cavallo.
Ma volete restar qui, Sire, finch non vi avranno preso?. Lasciateli pure e pensate alla vostra salvezza.
Carlo gett uno sguardo meravigliato sul volto risoluto e battagliero di quell'uomo e gli rivolse la parola con un sorriso al quale gli si erano schiuse le labbra.
Avete ragione, signore. Seguitemi. E, facendo fare un giro al cavallo, si cacci in una stradetta laterale, seguito da Galliard.
Il re, avendo intenzione di togliersi l'armatura e di cambiar abito, si avvi verso la sua residenza di New Street; ma quando furono presso la porta, Crispino che aveva volto uno sguardo all'indietro, si lasci sfuggire una bestemmia.
Affrettatevi, Sire, esclam, perch vedo giungere uomini del colonnello Pride.
Il re guard a sua volta e, alla vista dei parlamentaristi, mormor disperato: " la fine!". Ma Crispino aveva gi lasciata la sella.
Smontate, Sire, grid e lo trasse quasi per forza di sella.
Dove andare? domand Carlo, smarrito, guardando a destra e a sinistra. Dove andare?
Ma il pronto cervello di Crispino aveva gi elaborato un piano. Afferrando il braccio del re chi infatti in quel momento avrebbe pensato all'etichetta? spinse il sovrano sulla soglia e, seguendolo, richiuse la porta con forza. Quel rumore per fece comprendere ai puritani che erano stati scoperti.
Il re si volse a Crispino e nella penombra del corridoio, dove si fermarono, Galliard scoperse una ruga tra le sopracciglia reali.
Ed ora? domand Carlo con un certo accento di rimprovero nella voce.
E ora, andatevene, Sire, rispose il cavaliere. Andatevene prima che essi vengano.
Andarmene? Ma dove, signore? Dove e come?
Le sue ultime parole furono quasi soffocate dal clamore che veniva dal di fuori.
Dall'altra parte, Sire, rispose l'altro con impazienza. Andatevene per una porta o per una finestra come meglio potrete. Da quella parte vi  il mercato del grano; mi pare quella la via migliore per voi. Ma, affrettatevi, in nome di Dio, affrettatevi, prima che vi taglino la ritirata.
Un colpo violento fece tremare la porta.
Presto, Maest, implor ancora freneticamente Galliard.
Carlo si mosse per andarsene, poi si ferm. Ma voi, signore? Non venite con me?
Crispino pest i piedi e volse al re uno sguardo implorante. In quel momento non vi era pi tra quei due distinzione di classe.
Io debbo rimanere, rispose rapidamente. Questa porta decrepita non resister a qualche colpo di spalla. Dopo che l'avranno aperta, troveranno me, e per la vostra causa io sapr fare il mio dovere. Buon viaggio, Sire, e con voce sommessa. Dio conservi Vostra Maest e Le serbi dei giorni pi felici, E, piegando il ginocchio, avvicin le labbra alla mano del re.
Una salve di fucileria s'abbatt sui battenti della porta, mentre un colpo di moschetto ne faceva saltare uno dei pannelli. Carlo vide tutto ci, e dopo aver detta una parola, che non fu udita da Crispino, obbed al cavaliere e fugg.
Egli era appena scomparso dallo stretto passaggio, quando la porta, cedendo ai colpi ripetuti, si infranse e cadde con fragore. Sulle rovine di essa, comparve un giovane puritano, che grid:
Pel Dio vivente!
Ma prima che non avesse fatto tre passi, la punta della spada di Crispino lo trattenne.
Fermatevi. Non potete passare di qua.
Indietro, figlio di Moab! rispose il puritano. Non cercate di impedirmi di passare, altrimenti ve ne pentirete.
Tutta una folla era sulla soglia dietro di lui, gridandogli di sbarazzarsi dell'ostacolo che era tra loro e il giovane Carlo Stuart. Ma Crispino, per tutta risposta, proruppe in un riso sardonico, e punse con la spada la guancia dell'ufficiale.
Indietro, o vi passo da parte a parte, minacci ancora il puritano. Io cerco l'uomo funesto, lo Stuart.
Se con le vostre eretiche parole intendete alludere alla sacra maest del re, sappiate che egli si trova dove voi non sarete mai: sotto la protezione di Dio.
Cane presuntuoso, url il giovane, fatemi largo.
Le spade dei due s'incontrarono e i due uomini si gettarono l'uno sull'altro; poi la lama di Crispino si disimpegn e rapida come un lampo trafisse l'avversario alla gola.
L'avete voluto voi, pazzo! disse Crispino.
Il giovane si rovesci all'indietro, nelle braccia dei suoi commilitoni, e, nel cadere, la sua spada scivol a terra, e and a finire ai piedi di Crispino.
Il "Cavaliere" si chin, e quando si rialz aveva una spada in ognuna delle mani.
L'assalto sub un momento di interruzione; poi, con suo grande sgomento, Crispino vide la canna di un moschetto, puntata contro di lui da uno dei pi vicini assalitori. Egli strinse i denti, pensando a ci che stava per accadere e concentr i suoi sforzi nella speranza che il re fosse riuscito a salvarsi.
Pens anche che la sua fine era prossima, ma sarebbe stata una fine onorevole, dato che la sua ultima speranza di aiuto era perduta, distrutta dalla disfatta di quella fatale giornata.
Un grido risuon improvvisamente, emesso da una voce nella quale erano ira e dolore, e nello stesso momento la canna del moschetto si abbass.
Prendetelo vivo! grid la voce. Prendetelo vivo! Era il colonnello Pride in persona che, spintosi avanti, osservava il corpo insanguinato del giovane trafitto da Crispino. Prendetelo vivo! ruggiva il vecchio. Ma a un tratto la sua voce divent un vero grido di belva. Figlio mio!... Ragazzo mio!
Con un solo sguardo, Crispino si rese conto della situazione; ma il dolore del vecchio puritano lo lasci insensibile.
Volete prendermi vivo? esclam egli con un ghigno. Ma per la vita di Dio, quest'onore vi coster caro. Bene, signori! Chi di voi vuol essere il primo a morire sotto la spada di un gentiluomo? disse con ironia. Fatevi avanti, figli di cani!
La risposta che si ebbe rassomigli ad un muggito di tori inferociti, e due uomini si fecero avanti. Non potevano trovarsi in pi di due ad attaccarlo, data l'angustia del passaggio. Di nuovo le spade s'incrociarono, mentre Crispino, agile come una pantera, si abbass e colp entrambi con le spade che aveva nelle mani.
Disimpegnate le lame, si trov di fronte un altro assalitore, e con la spada che teneva nella mano destra lo colp al collo: ma un altro gli balz innanzi, e Crispino fece affidamento sulla propria corazza, che l'avrebbe protetto. Ed essa infatti lo serv bene, perch la lama scivol senza ferirlo, mentre l'assalitore per la furia dello slancio, and a cadergli davanti. Ma prima che quegli si fosse potuto riprendere, Crispino l'aveva passato da parte a parte.
Allora i soldati scoppiarono in un urlo di rabbia, e si spinsero avanti come un corpo solo. Ma il "Cavaliere della Taverna", fermo al suo posto, fece balenare pericolosamente le due spade dinanzi agli occhi dei primi due che allarmati, gridarono ai compagni di manovrare con le spade; ma troppo tardi. Crispino trasse profitto del vantaggio, e altri due corpi caddero a terra.
La lotta cess un istante; un coro di voci pregava il colonnello Pride di lasciar adoperare le pistole contro l'assassino: ma quel padre addolorato fu inflessibile. Egli voleva l'avversario vivo, per fargli provare cento morti in una.
E furono allora mandati avanti altri due per cercar di domare l'inafferrabile Galliard. Essi agirono con maggior avvedutezza. Quegli che era a sinistra par i colpi di Crispino, poi, allontanando la lama del cavaliere, lo afferr per il polso, gridando agli altri di aiutarlo. Ma, Crispino cacci indietro l'altro assalitore ferendolo ad un braccio, e rivolse tutta la sua attenzione all'avversario che lo aveva attaccato. Senza pensarci neppure un istante, ch se l'avesse fatto gli sarebbe riuscito fatale, gir il polso, e colp l'assalitore al volto con l'elsa della spada che aveva disimpegnata.
Come fulminato, l'uomo cadde nelle braccia di colui che gli era alle spalle.
Segu un'altra sosta. Poi, silenziosamente, uno dei puritani caric Crispino con la picca. Questi fece un rapido salto scart la punta e lasciando contemporaneamente cadere la spada che teneva nella sinistra afferr l'alabarda, traendola a s con tutta forza; e quando l'alabardiere gli fu vicino lo fece cadere sulla punta della sua spada.
Coperto di sangue del sangue degli altri Crispino era di fronte a tutti sudato, ma con su le labbra il suo riso beffardo e di sfida. Si rese conto, anche, che cominciava ad essere stanco. Allora si scosse e domand loro, con una risata sprezzante, se non facessero meglio a sparare addosso.
I puritani sostarono. La lotta ripigli qualche istante dopo, e altri cinque caddero e un sesto disarmato. Nell'atteggiamento del "Cavaliere della Taverna" e nel suo aspetto vi era qualche cosa che atterriva gli assalitori.
Nel volto annerito dalla polvere, gli occhi scintillavano di rabbia, mentre un ghigno satanico gl'increspava gli angoli della . Che specie di uomo, si domandavano tutti, era quello che osava ridere in simile momento. Essi furono allarmati dalla superstizione e pensarono che non era contro un uomo solo che combattevano, ma contro tutti i nemici.
Ebbene, signori? domand Crispino ironicamente. Quanto tempo dovr ancora aspettare pel vostro piacere?
Gli risposero con un ringhio, poi si trassero indietro, finch la voce del colonnello Pride non li incit all'azione. Gli furono allora tutti addosso d'impeto, e con tanta rapidit e violenza che egli fu costretto ad arretrare. Con astuzia rote la spada dinanzi a loro, ma senza sortirne effetto alcuno. Gli avversarii spiegavano una tattica nuova, e agivano con circospezione, difendendosi, avanzando sempre e costringendolo a cadere all'indietro.
Crispino indovin il loro piano. Perdeva terreno; la sua ritirata era lenta, ma era pur sempre una ritirata, mentre la difensiva degli altri non gli permetteva di agire.
Giunto che fu alla gradinata, comprese che, andando pi oltre, sarebbe irremissibilmente perduto. Ma, ad onta dei suoi sforzi era stato costretto a rincular sempre, finch si avvide che accanto a lui vi era spazio sufficiente perch un uomo potesse prenderlo di lato. Uno degli assalitori lo tent due volte, e due volte fu respinto dalla punta mortale di Galliard, ma al terzo tentativo, l'uomo riusc nel suo intento, seguto subito da un altro: in tal modo gli avversarii che Crispino aveva di fronte furono tre.
Conscio della prossima fine, si slanci selvaggiamente contro gli assalitori, ma senza uno scopo precisato. Intanto quegli che era giunto sulla gradinata gli afferr il braccio destro. Prima che Crispino potesse fare un movimento per disimpegnarsi, gli altri due, che gli erano di fronte, gli afferrarono l'altro braccio. Come un ossesso egli cerc di scuotersi, ma oramai era tenuto ben fermo. Per ben tre volte lo gettarono al suolo e tre volte egli si alz cercando di scuotersi, come un toro che cerca di liberarsi da una muta di cani. Ma lo costrinsero a terra di nuovo; altri sopravvennero e il "cavaliere della taverna" non pot pi levarsi in piedi.
Disarmate quel cane, grid Pride. Disarmatelo e legategli mani e piedi.
Non  necessario, signori, rispose egli anelante. Mi arrendo. Prendete la mia spada. Io cedo al vostro invito.
La lotta era stata combattuta e anche perduta, ma era stata una lotta degna di Omero, pensando con grande speranza che, grazie alla sua resistenza, il re era riuscito a mettersi in salvo.
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CAPITOLO 6. COMPAGNI DI SVENTURA.
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I puritani trascinarono sir Crispino attraverso le strade di Worcester, e per quanto egli fosse forte e coraggioso come nessun altro, gli orrori ai quali sarebbe andato incontro gli fecero provare varie volte dei brividi.
La piazza era divenuta un macello e il sangue scorreva a rivoli. La disfatta dei realisti era stata completa, e i fanatici di Cromwell percorrevano la citt, emulando in crudelt e carneficine. Le case venivano violate e saccheggiate, gli occupanti resistenti o no, armati o inermi; uomini, donne, bambini, erano spietatamente passati a fil di spada. Tutta Worcester era piena del clamore di quel terribile massacro. Il rumore delle catapulte che sfondavano le porte, si univa al cozzar delle spade, al crepito dei moschetti e delle pistole, al tintinnar delle armature e al passo degli uomini e dei cavalli in quella torbida ora, piena di canti e di bestemmie, di gemiti, di lamenti, di preghiere, di maledizioni.
Crispino vide e ud tutto ci, e dimentic, in tanta miseria, la sua triste situazione e non si cur nemmeno della punta dell'alabarda che un puritano gli teneva appuntata alle spalle per farlo camminare.
Si fermarono in un quartiere sconosciuto per lui, dinanzi ad una casa abbastanza grande. Le porte erano larghe e dalla soglia si vedevano andare innanzi e indietro frotte di ufficiali e di soldati.
Crispino e i suoi guardiani sostarono per poco nel vasto cortile, finch non venne spinto rudemente in una delle stanze a pianterreno. Si trov allora dinanzi a un uomo di media statura dal volto colorito e dal gran naso, in perfetto assetto di guerra. Lev lo sguardo vedendo entrar gente e guard con occhio malevolo il prigioniero, che gli ricambi freddamente lo sguardo.
Chi conducete qui? domand in fine, poich lo sguardo gettato sul prigioniero non gli aveva detto nulla.
Uno il cui delitto  troppo nefando perch egli possa meritare la morte del soldato, signore, rispose Pride.
Voi mentite, dannato ribelle! esclam Crispino. Se volete accusare, dite almeno la verit. Dite dunque a mastro Cromwell egli aveva indovinato l'identit dell'uomo che, senza aiuto da parte di alcuno, ho fatto il mio possibile contro di voi e contro una folla dei vostri bastardi, e che non fui preso che dopo averne stesi sette al suolo. Diteglielo, mastro cantore di salmi, e fate che egli possa giudicare se voi mentiate o no. Ditegli anche che voi, il quale...
Basta! esclam Cromwell pestando il piede. Basta, altrimenti vi far imbavagliare. Ora, colonnello ditemi quale  la vostra accusa.
Con grande prolissit e condendo il suo dire di proverbi, Pride rifer che quel perfido era stato il sostegno del giovane Carlo Stuart, proteggendone la fuga, altrimenti il re sarebbe caduto in loro potere. Lo accus poi dell'assassinio del suo figliuolo e di quattro altri valorosi, e sollecit da Cromwell a trattarlo come si meritava.
La risposta del generale fu piuttosto puritanesca.
 il secondo che  stato condotto dinanzi a me, da dieci minuti a questa parte, e che  accusato dello stesso delitto. L'altro  un giovane matto, che ha dato il cavallo a Carlo Stuart alla porta di San Martino.
Allora, il re  riuscito a fuggire, esclam Crispino. Che Dio sia lodato!
Cromwell lo guard un istante distratto, poi disse:
Farete meglio, signore, a rivolgervi a Dio nel vostro interesse personale. Quanto alla giovane e falsa divinit del vostro padrone, non godete ancora per la sua fuga. La stessa grazia del Signore, che ci ha oggi data la vittoria, far s che quel ribaldo cada nelle mie mani. Voi pagherete con la vita la vostra parte di responsabilit nell'aver ritardata la sua cattura. Sarete impiccato all'alba, assieme all'altro malfattore che gli ha prestato aiuto alla porta di San Martino.
Sar impiccato in buona compagnia, disse allegramente Crispino, e ve ne ringrazio, signore.
Passerete la notte con quell'altro pazzo, continu Cromwell, senza rilevare l'interruzione, e spero che la passerete meditando sulla vostra fine. Conducetelo via.
Ma, mio padrone, esclam Pride facendosi avanti.
Che volete?
Crispino non ud la risposta, ma le parole mormorate dal vecchio erano energiche e supplichevoli. Cromwell scroll il capo.
Non posso sanzionare ci che mi domandate. Siate contento che egli muoia. Mi condolgo per la perdita che avete subta, ma sono queste le sorti della guerra. Vi conforti il pensiero che vostro figlio  morto per la buona causa. Ricordatevi, colonnello Pride, che Abramo non esit ad offrire suo figlio a Dio. Potete andare.
Il volto del colonnello Pride assunse un aspetto strano, mentre i suoi occhi vendicativi fissarono il viso immobile del "Cavaliere della Taverna". Poi, stringendosi nelle spalle con forzata rassegnazione, si allontan, mentre Crispino veniva condotto via.
I soldati fecero ancora sostare un momento il cavaliere nel vestibolo, finch non giunse un ufficiale il quale gli ordin di seguirlo nel corpo di guardia, ove gli fu tolta la corazza. Poi gli fecero salire tre piani, e lo spinsero per un corridoio fino a una porta, dinanzi alla quale era un soldato di guardia, che, ad una parola dell'ufficiale, si trasse da parte e l'ufficiale rudemente ingiunse a Crispino di entrare nella stanza.
Sir Crispino obbed in silenzio, attravers la soglia e si trov in una stanza bassa e buia, mentre udiva dietro di lui battere la porta massiccia, che era subito stata chiusa a chiave. Il suo forte cuore ebbe un balzo quando comprese che quella porta chiusa lo separava per sempre dal mondo.
Qualche cosa si mosse in uno degli angoli oscuri della stanza, e trasal nel rendersi conto che non era solo, e si ricord che Cromwell gli aveva annunziato che avrebbe avuto un compagno nelle sue ultime ore.
Chi siete? disse una voce debole, ma eloquente nella sua miseria.
Mastro Stewart! esclam Crispino, riconoscendo il suo compagno. Allora siete voi che avete dato il vostro cavallo al re alla porta di San Martino! Che il cielo ve ne remuneri! Per le piaghe del Signore, aggiunse poi, non avrei mai creduto d'incontrarvi presso la tomba.
Piacesse al cielo che non m'aveste incontrato! rispose l'altro con voce dolente. E che cosa fate qui?
Col vostro permesso e col vostro aiuto, cercher di esser felice come potrebbe esserlo un uomo, le cui ceneri stanno per essere disperse dal vento. Il generale capo che il diavolo possa far bene arrostire nel momento opportuno, far di me, un pendolo all'alba, e mi ha accordata questa notte per prepararmici.
Il giovane si fece avanti nella luce e guard sir Crispino con afflizione.
Allora siamo compagni di sventura.
Siamo stati forse compagni in qualche altra cosa? Venite, signore, e cercate di essere di miglior umore. Poich questa sar l'ultima notte che passeremo su la terra, cerchiamo di passarla il pi allegramente possibile.
Allegramente?
Certo che sar un po' difficile, disse ridendo sir Crispino. Siamo entro mani cristiane e non ci sar negato un giaco nero per assaporare il nostro ultimo scherzo e per proteggerci dall'aria della notte, che deve esser fredda in questa stamberga. Ma questi mozza-orecchie... si ferm ad osservare la brocca che era sulla tavola. Dell'acqua! Oh che gente volgare questi venditori di salmi!
Cielo misericordioso! Ma non pensate affatto alla vostra fine?
S, che ci penso, e ci penso moltissimo, giovanotto. E vorrei prepararmi alla danza di domani nel modo pi gioviale e pi elegante di quello che il vecchio Nol mi somministrer... Che sia maledetto!
Kenneth arretr inorridito. Il disprezzo che nutriva per Crispino era aumentato a quei lazzi tanto inopportuni in un simile momento. Accortosi di quel movimento, Crispino rise sgangheratamente e si avvicin alla finestra. Era costituita da una piccola apertura, nella quale due sbarre di ferro incrociate rendevano impossibile ogni tentativo di fuga. Nondimeno, guardando al di fuori, si rese conto che la vera barriera era l'altezza alla quale si trovavano. Da quella parte la casa sporgeva sul fiume. Sotto uno stretto passaggio, a circa quindici metri dalla finestra, e protetto da un'inferriata. Ed era tanto stretto che, se un uomo fosse saltato dalla finestra sarebbe andato a finire nel fiume. Crispino volt la testa con un sospiro. Si era avvicinato alla finestra con una leggera speranza, se ne allontanava in preda alla disperazione.
Ebbene, disse, saremo allora impiccati, e cos avremo finito.
Kenneth era tornato a sedere nell'angolo, avvolto nel mantello e in atto di meditazione, col volto solcato dal dolore. Quando Crispino lo guard, il suo cuore si addolc e si avvicin al giovane, come gli si era avvicinato quando l'aveva incontrato nel cortile del castello di Perth.
Gli tornarono in mente i dettagli di quell'incontro; pens alla simpatia che il giovane gli aveva ispirata, e come Kenneth aveva avuto l'aria di dividerla, finch il giovane non si avvide della furfanteria del suo compagno. Pens all'abisso che si era aperto tra loro due. Il giovane era retto e timorato di Dio, veritiero e sensato, pieno di alti ideali, ai quali cercava di conformare la sua vita. Egli aveva rimproverato a Crispino le sue dissolutezze, e questi, trattandolo da bambino, aveva ricambiato il disgusto dell'altro con l'ironia e aveva provato un piacere diabolico nel far aumentare quel disgusto a ogni pi sospinto.
Quella notte, mentre Crispino osservava il giovane e pensava che all'alba sarebbe morto in sua compagnia, si rese conto che l'aveva trattato male, che il suo contegno verso di lui era stato riprovevole, invece di esser quello di un gentiluomo, come pretendeva di essere.
Kenneth, disse alla fine, e la sua voce aveva un accento tanto dolce che il suo compagno lo guard sorpreso. Ho sentito dire che spesso gli uomini che si trovano sulla soglia dell'eternit cercano di riparare i torti fatti durante la vita.
Kenneth ebbe un fremito. Le parole di Crispino gli ricordarono la sua prossima fine. Il "Cavaliere" tacque un istante come se aspettasse una parola d'incoraggiamento, e continu:
Non sono uno di quei peccatori che si pentono, Kenneth. Ho vissuto la mia vita. E che vita! Come ho vissuto dovr ora morire, senza cedere e senza cambiare. Si pu osar presumere che poche ore di preghiera arrivino a cancellare ci che si  fatto durante anni e anni di spensierata dissolutezza? Sarebbe una teoria di un vile, che, dopo esser vissuto senza aver avuto la forza di obbedire ai dettami della propria coscienza, manca, nel momento della morte, di quel coraggio che ebbe per compiere le proprie azioni. Ebbene, io non sono un traditore di me stesso. Se la mia vita  stata depravata, se le mie tentazioni sono state gravi, tutto  nelle mani di Dio. Ma, durante la mia esistenza, io ho peccato contro alcuni uomini. Ne ho rovinata la vita e li ho tratti alla rovina con me. Essi non sono qui perch io possa fare ammenda. Ma voi siete qui e posso riparare chiedendovi perdono. Quando vi conobbi a Perth, pensai che sarei divenuto vostro amico; un tal pensiero non mi era venuto in mente per nessuno, da vent'anni a questa parte. So di aver mancato. E come avrei potuto fare altrimenti? La colomba non pu far nido col corvo.
Basta, signore! esclam Kenneth veramente commosso e sempre pi sorpreso di tanta umilt in un uomo che non aveva conosciuto solo che arroganza e dileggio.
Io vi prego di non dirmi pi nulla. I torti che dite di avermi fatto, ve li perdono, come vorrei esser perdonato io con la stessa larghezza. Non  forse scritto che si debba fare cos? e gli tese la mano.
Debbo dirvi qualche cosa di pi, Kenneth, rspose l'altro, non curandosi della mano che gli era stata stesa. Io provo ancora quel sentimento che provai per voi, quando v'incontrai a Perth. Esso deriva forse dalla differenza che esiste tra noi; forse io vedo in voi il riflesso di quello che ero io una volta, onesto e veritiero. Ma ci non conta. Sta per sorgere il sole, e nessuno di noi due lo vedr pi. Ci non ha importanza per me. Sono stanco. La speranza  morta; e se questa  finita, che importanza ha il fatto che muoia anche il corpo? Ebbene, in queste ultime ore che trascorreremo insieme, io voglio avere la vostra stima. Vorrei che dimenticaste la mia ruvidezza e i torti che io possa avervi fatto, e specialmente la faccenda miserabile della lettera della vostra fidanzata. Vorrei che voi pensaste che se io sono un vile, tale mi ha fatto il mondo che  vile. E quando domani andremo a morire insieme, vorrei che non aveste vergogna di morire accanto a me.
Il giovane ebbe un nuovo brivido.
Volete che vi racconti la mia storia, Kenneth? Ho un gran desiderio di lasciar questa povera mia vita. Il racconto che vi far ci far occupare il tempo che ci resta ancora, e, dopo che mi avrete udito, mi giudicherete. Che ne dite?
Ad onta della penosa condizione nella quale lo aveva ridotto il pensiero del domani, pure quel nuovo accento di Galliard fece tanta impressione su Kenneth, che preg il cavaliere di parlare. E il cavaliere della taverna si accinse a raccontare la sua storia.
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CAPITOLO 7. LA STORIA DEL CAVALIERE DELLA TAVERNA.
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Sir Crispino lasci la finestra, alla quale si era avvicinato e and a gettarsi sul rozzo giaciglio. La sola sedia che era in quella squallida stanza l'aveva Kenneth. Galliard trasse un sospiro di fisico benessere.
Per San Giorgio, non avrei mai creduto che fossi tanto stanco, mormor, e rimase qualche momento in silenzio, con le sopracciglia aggrottate come se stesse raccogliendo i pensieri. Alla fine cominci a parlare con accento calmo e tranquillo, che indicava forse una sofferenza interna maggiore di quella che avrebbe potuto palesare con un tono concitato.
Molto tempo fa, saranno circa venti anni, cominci ero un giovane onorato; il mondo era per me un giardino di rose, fragrante di speranze. Erano queste le mie illusioni, Kenneth. Illusioni di giovent; e sono giovani di per s stesse, perch quando cessano le illusioni non si  pi giovani, qualunque sia il numero degli anni che si hanno. Conservate le vostre illusioni, Kenneth, tenetele nascoste come un tesoro, gelosamente, il pi a lungo che potrete.
Potrei giurare, signore, disse con amarezza il giovane, che conserver le mie illusioni durante tutta la mia vita. Voi dimenticate, sir Crispino...
L'avevo dimenticato. In questo momento pensavo a venti anni fa e la giornata di domani non era, allora, tanto vicina, disse sottovoce, ridendo come se quella mancanza di memoria lo divertisse. Quindi ripigli:
Ero l'unico figlio del gentiluomo pi nobile che sia mai vissuto; erede di un nome antico e onorato, di un castello e di terre immense, mai da nessuno possedute in Inghilterra.
"Mente chi dice che dall'alba si pu pronosticar la giornata. Nessuna vita ebbe un'alba pi splendida della mia; nessun giorno invece  stato tanto orribile, n pi fosca una sera. Ma andiamo avanti.
"I nostri possedimenti confinavano a nord con quelli di una famiglia con la quale eravamo in lotta da oltre duecento anni. Erano dei rigidi puritani, orgogliosi nella loro empia integrit. Ci trattavano da dissoluti perch godevamo della vita che il Signore ci ha data, e seppi che la nostra inimicizia cominci appunto di l.
"Quando avevo l'et vostra, Kenneth, e gi infeudati con quell'altra famiglia, parte del castello era occupata da due giovani damerini, che cercavano espedienti per tener alta la pia reputazione della loro casa. Vi abitavano con la madre, donna troppo debole per frenarli, e forse ella stessa non aveva delle idee molto puritane. Essi scartarono il nero saio che gli antenati avevano indossato per diverse generazioni e vestirono l'abito elegante dei cavalieri. Si lasciarono crescere i capelli, ornarono di piume i loro cappelli e di gioielli le loro orecchie; bevvero senza misura, divennero baldanzosi, e si abbandonarono alla bestemmia; cosa facile in chi, da giovane,  stato costretto a pregare contro voglia.
"Essi mi evitavano come un appestato, e quando per caso c'incontravano, il saluto che ci scambiavamo era simile a quello che si scambiano due uomini che stanno per incrociar le spade. Io li disprezzavo per la loro apostasia, pi di quanto non avesse mio padre disprezzato il padre loro pel suo bigottismo; e loro, indovinando il mio pensiero, o conoscendolo per istinto, ebber per me un rancore pi profondo di quello che i loro antenati avevano avuto pei miei. Ma ci che accese ancor pi l'inimicizia, fu il fatto che in tutta la contrada noi eravamo ritenuti migliori di loro. Se n'offesero e la vendetta non tard a venire.
"Avevano una cugina, una ragazza dolce e gentile per quanto essi ruvidi e malvagi, che io conobbi per averla incontrata nei prati vicini. Era di primavera Dio mio, mi par ieri e dimenticammo le tradizioni che avevano i nomi che portavamo. La prima volta ci eravamo incontrati per caso, poi ci vedemmo di accordo prima una, poi due volte, poi spesso. Com'era dolce! Come mi pareva bello il mondo! Era meraviglioso davvero vivere ed essere giovani! Ci amammo. E come non sarebbe avvenuto? A che valevano le tradizioni e l'odio che aveva durante degli anni diviso le nostre due famiglie? Ci non aveva nessun peso sui nostri sentimenti.
"Mio padre mi maledisse perch mi trovava un reprobo figliuolo, che non ascoltava le voci del sangue. Ma allorch gli svelai in ginocchio e con tutto il fervore di un giovane che ama, quanto fosse intenso il mio amore per la ragazza, si calm. Pens forse agli anni della sua giovent e mi disse di alzarmi. Mio padre fu il primo, dopo tante generazioni a varcar la soglia di quella casa, per chiedere la mano della ragazza.
"Era giunto il momento della vendetta. La lezione umiliante, per cui tutti credevano che noi fossimo a loro superiori, fece s che rispondessero con un rifiuto alla domanda. Io ignoro, Kenneth, che risposta desse a sua volta mio padre, so ch'era livido in volto, quando lo incontrai, al ritorno, sui gradini del castello. Mi narr con parole concitate l'insulto che aveva ricevuto e mi mostr poi, in silenzio, una lama di Toledo, che aveva portato di Spagna due anni prima, facendomene dono. Ma io avevo compreso. Sfoderai lentamente la spada e lessi le parole spagnuole impresse sull'acciaio e che, attraverso le mie lacrime di rabbia e di vergogna, mi parvero roventi. "Non mi adoperare senza motivo, non mi ringuainare senza onore". Il motivo c'era, e giurai che vi sarebbe stato anche l'onore; dopo quel giuramento, cinsi la spada e mi avviai al mio primo combattimento.
Sir Crispino tacque e gli sfugg un sospiro, seguito da un'amara risata.
Qualche anno fa, perdetti quella spada, riprese come meditando. La spada e io siamo stati amici intimi nella vita, ma fu mia compagna una spada grossolana, la quale non recava alcuna iscrizione che potesse pungere la coscienza di un uomo e farne un vile.
Rise ancora, e torn meditabondo, finche non fu scosso dalla voce di Kenneth.
E la vostra storia, signore?
Quando guard il giovane in viso, l'ombra crepuscolare del mattino gl'imped di vederne l'espressione; ma l'accento della voce di Kenneth era grave e Crispino riusc a vedere che egli aveva il volto proteso e gli occhi scintillanti e febbrili.
Essa v'interessa dunque? Andai rapidamente nel vestibolo e con parole veementi domandai a quei cani soddisfazione dell'offesa, e del disonore che avevano gettato sulla mia famiglia. Lo credereste, Kenneth, che me la negarono? Si celarono dietro un pretesto ridicolo. Non volevano combattere con un ragazzo, e mi consigliarono di lasciar crescere la mia barba, e che allora soltanto mi avrebbero dato soddisfazione.
"In tal modo me ne tornai con una rabbia cento volte pi amara di quella che avevo quando vi era andato. Mio padre mi raccomand di ricordarmene nel momento in cui sarei giunto all'et, che avrei potuto costringerli a misurarsi con me, e io glielo giurai. Egli mi ordin pure di bandire dalla mia mente qualsiasi idea di matrimonio con la cugina, e quantunque io non avessi risposto nulla, pure giurai in cuor mio di obbedirgli. Ma ero giovane, e contavo appena venti anni. Se passava una settimana senza che io vedessi quella donna mi pareva di diventar matto. Alla fine andai da lei, pallido e disfatto dalle lacrime, mi gettai ai suoi piedi e, in un parossismo di passione e di sconforto la supplicai di ascoltarmi e di aspettarmi; ella, povera fanciulla, per sua rovina, giur che l'avrebbe fatto. Kenneth, voi che amate, potete comprendere da quale ansia fui preso. Come avrei potuto aspettare?
"A circa cinquanta miglia dal castello vi era una piccola fattoria, situata proprio nel cuore della campagna, eredit di una sorella di mia madre. La supplicai di rifugiarvisi con me. Io avrei trovato un sacerdote che ci unisse in matrimonio, e l avremmo potuto vivere felici, soli e innamorati. Gliene feci un quadro pittoresco, ed ella si lasci allettare da quella prospettiva. Tre giorni dopo, avevamo effettuato il nostro piano.
Ci sposammo in un villaggio che era tributario del castello, e subito dopo partimmo per la piccola dimora. Nella solitudine, con due domestici, un uomo e una donna sui quali potevo contare, vivemmo e ci amammo, e fummo per poco tempo felici. I cugini di lei ignoravano l'esistenza di quella mia fattoria, e per quanto avessero cercato nei dintorni, ogni loro sforzo fu vano. Come seppi dopo, mio padre ne era a conoscenza, ma ritenendo che ci che era stato fatto non poteva esser distrutto, conserv il silenzio. Nella primavera successiva nacque anche un bambino, e quella casetta fu riempita di felicit.
"Circa un mese dopo la nascita del nostro piccino, la sventura ci colp. Io ero assente, dedito al momentaneo svago della caccia; il mio domestico partito per una citt vicina non sarebbe tornato che l'indomani. Ho poi maledetta spesso quella folla che commisi, di recarmi col fucile pei boschi, lasciando mia moglie sotto la proiezione di una debole donna.
"Feci ritorno pi presto di quando avessi pensato, ispirato forse da qualche angelo protettore che mi spinse a tornare indietro. Ma giunsi sempre troppo tardi. Trovai alla mia porta due cavalli da sella, che pascolavano legati a una fune, e provai un terribile presentimento nel lanciarmi attraverso la soglia. Vi trovai, Dio, che orrore!... mia moglie in una pozza di sangue e col fianco squarciato da una ferita prodottale da una spada. Rimasi un istante attonito dinanzi a quell'orrore, poi un rumore mi scosse e vidi gli assassini, uno dei quali aveva una spada nuda in mano.
"In quell'ora, Kenneth, la mia natura cambi interamente e da quell'uomo buono che ero, divenni quel tristo e quel violento che avete conosciuto. Appena vidi il cugino, il mio sangue parve sommoversi nelle mie vene; i denti mi si strinsero, mentre le mani correvano istintivamente al fucile da caccia e lo afferravano con la ferocia della belva che sta per slanciarsi contro chi ha cercato di assalirla.
"Rimasi un istante chino, con gli occhi fissi su di loro, come affascinando i loro sguardi impauriti. Emettendo poi un vero ruggito, spiccai un salto, e la bacchetta dello schioppo salt al di sopra della mia testa. Pel Dio vivente, Kenneth, li avrei mandati all'inferno, prima che avessero potuto levare soltanto una mano o gettare un grido. Ma, nel salto che feci, il piede scivol sul sangue della mia amata, e caddi vicinissimo a lei. Lo schioppo mi cadde di mano e and a battere contro la parete.
"Non sapevo pi ci che facevo, ma quando mi trovai accanto a lei, pensai di non alzarmi pi e che fossi ormai vissuto abbastanza. Pensai anche, che quei vigliacchi, avendomi veduto cadere e, avrebbero approfittato dell'opportunit per gettarsi su di me e finirmi l dove ero caduto. In quel momento di frenesia, lo desiderai e non feci nulla per sollevarmi, n per difendermi. Cinsi invece col braccio la mia povera morta e avvicinai al suo freddo volto il mio che era del pari freddo.
Mentre ero cos per terra, i vili mi assalirono. Una lama mi attravers il petto, entrando dalla spalla. Allora tutto mi si confuse d'intorno: mi sembr che la stanza oscillasse e le pareti danzassero; udii poi un rumore confuso nelle orecchie, e il grido penetrante di un bambino. Al richiamo di quella voce, cercai invano di sollevarmi, mentre uno degli assassini, gridava: "Affrettati a far tacere il bastardo!" Ma in quel momento stesso dovetti perdere i sensi.
Kenneth fremeva.
Ma  orribile, Dio mio! Ma vi sarete vendicato, sir Crispino, aggiunse il giovane, vi sarete vendicato?
Quando li ripresi continu Crispino senza badare all'interruzione di Kenneth, la casetta era in fiamme; vi aveva appiccato il fuoco per distruggere le prove del delitto. Non so ci che feci. Ho sempre cercato di ricordarmene, ma invano. Non so per qual miracolo, mi trovai il domani nel giardino, steso per terra, a una dozzina di passi dalle rovine annerite della casetta, tra la vita e la morte.
"Dio volle che non morissi, ma occorse un anno prima che tornassi quello che ero prima; ma era ben diverso dell'uomo giocondo e vigoroso, che ero prima. Bench contassi ventun anno, avevo gi i capelli grigi come ora, e rughe profonde mi solcavano il volto. Dovetti la vita al mio fedele domestico, e mi domando ancora oggi che cosa abbia io fatto per dimostrargli la mia gratitudine.
"Appena fui in forze, tornai segretamente a casa, sperando che mi avrebbero creduto morto. Mio padre era invecchiato, e mi ricevette con affetto grande. Seppi da lui che i nostri nemici erano andati in Francia, credendo forse che sarebbe stato meglio assentarsi per un certo tempo, e che si trovavano a Parigi. Pensai di raggiungerli. Invano mio padre cerc distogliermi da quella idea, consigliandomi di riferire la cosa al re e di domandar giustizia. Avrei fatto meglio a seguire i suoi consigli, ma ardevo dal desiderio di vendicarmi con le mie stesse mani, e in preda a tale desiderio partii per la Francia.
"Due sere dopo il mio arrivo a Parigi, per mia mala sorte mi trovai in un tafferuglio per via, ed ebbi la sfortuna di ammazzare un uomo, che fu il primo di coloro che ho mandato all'altro mondo. Quella faccenda avrebbe dovuto costarmi la vita, ma per un altro di quei miracoli che me l'hanno sempre salvata, fui mandato alle galere sul Mediterraneo.
"Durante dodici lunghissimi anni fui attaccato a un ramo e aspettai. Se fossi vissuto, sarei tornato in Inghilterra, e giunto che vi fossi, guai a coloro che mi avevano infranta l'esistenza; e a questa speranza dedicai anima e corpo. Sopravvissi e tornai. Era scoppiata la guerra civile e mi schierai dalla parte del re. Avrei voluto vendicarmi, ma la mia vendetta poteva anche attendere.
"Intanto la situazione si era aggravata nei miei confronti. Il mio castello era in mano dei miei nemici. Alla morte di mio padre, avvenuta qualche mese dopo la mia partenza per la Francia, gli assassini avevano trovato il pretesto che, in seguito al mio matrimonio con la loro cugina e in seguito alla morte di lei e alla mia, alla quale si credeva, non essendovi altri parenti prossimi, essi ne fossero divenuti gli eredi legittimi. Il Parlamento accolse la loro istanza e vennero investiti del possesso dei miei beni. Quando io giunsi, essi erano assenti, avendo seguito le sorti del Parlamento, che li aveva serviti tanto bene. Cos decisi di attendere ancora per vendicarmi, finch non fosse terminata la guerra e non fosse stato distrutto il Parlamento.
"Ah, Kenneth, siete stato duro con me, pei miei vizii, per l'abuso del bere, e per tutto il resto. Ma potrete ancora essere tale, ora che sapete quanto ho sofferto e qual peso di miseria io porti con me? Io, la cui vita era stata infranta senza scampo, non son vissuto che per il giorno in cui avrei potuto tagliare la gola a coloro che mi avevano rovinato. Credete, ora, che sia tanto imperdonabile il fatto di voler naufragare l'affanno nel vino?  forse strano che io fossi conosciuto come il pi selvaggio cavaliere che cavalcasse accanto al re?
Certo avete subto delle prove terribili, disse il giovane con accento di compianto. Le orecchie del cavaliere della taverna furono colpite dal suono di quella voce, e si volse verso il giovane, ma il buio gli imped di vederne il volto.
Il mio racconto  terminato, Kenneth. Il resto potrete indovinarlo. Il re ne ebbe la peggio e io fui costretto a fuggire dall'Inghilterra con coloro i quali riuscirono a sottrarsi ai carnefici che fecero un martire di Carlo. Fui in Francia al servizio del Gran Cond, e mi trovai in molte grandi battaglie. Venne poi il Concilio di Breda e Carlo Secondo fu invitato a cingere la corona di Scozia. Ne seguii le sorti, come avevo seguite quelle dei padre, pensando che in tal modo avrei seguita la mia stessa sorte, perch se egli avesse vinto, io avrei potuto compiere la mia vendetta, tanto aspettata. Oggi si  spezzata l'ultima mia speranza; domani, tutto sar terminato. E come vorrei in questo momento stringer le mie dita intorno al collo di quei due assassini, prima che il boia non le serri intorno al mio!
Il silenzio cadde tra quei due uomini che respiravano affannosamente nell'ombra che li circondava.
Ora conoscete la mia storia, Kenneth, disse alla fine Crispino.
Ho udito sir Crispino, e Dio solo sa come io vi compianga.
E fu tutto ci che disse. Galliard trov che non fosse abbastanza. Egli aveva lacerato il suo spirito rievocando quei tristi ricordi per udire una parola di maggior conforto. Egli aveva creduto che il giovane gli avrebbe chiesto perdono pel modo col quale lo aveva trattato. Era strana in lui l'emozione per la simpatia che il giovane avrebbe potuto manifestargli. L'uomo che durante venti anni non aveva amato n era stato amato, in quell'estrema contingenza sentiva il bisogno dell'affetto di quel ragazzo.
E aspett nell'oscurit che venisse un'altra parola di conforto. E fu tanto urgente il bisogno di udirla, che fin per provocarla.
Comprendete ora, Kenneth, come io sia caduto tanto in basso? Comprendete, ora, la mia dissolutezza, che mi fece acquistare il soprannome di "cavaliere della taverna", dopo che il re mi confer l'onore del cavalierato e dopo le mia gesta di Fifeshire? Voi dovete comprenderlo, Kenneth, insist commosso, e, sapendo ora tutto, dovrete giudicarmi con maggior indulgenza di prima.
Non son io che debbo giudicarvi, sir Crispino. Vi compiango con tutto il mio cuore, si affrett a rispondere il giovane.
Il "Cavaliere" era sempre scontento.
Voi potete giudicare come ogni uomo pu giudicare il suo simile. Voi credete di non poter giudicare. Ma se ne aveste il potere, che cosa mi direste?
Il giovane esit prima di rispondere. I precetti del bigottismo presbiteriano erano ben radicati in lui, e, quantunque, come egli aveva detto, compiangesse Galliard, pure non ammetteva che le ardue prove della vita potessero far soccombere degli esseri umani e non ammetteva che il vizio potesse trovare una scusante nella sventura. Esit un momento e poi cerc di incoraggiare il suo compagno di prigionia con una menzogna. Ricordandosi che avrebbe dovuto morire l'indomani, e che non era il caso, in quel momento, di compromettere la salute dell'anima con una menzogna, anche per uno scopo di bont, rispose lentamente:
Poich me lo domandate, se dovessi giudicarvi io, signore, sarei indulgente per le vostre sventure. Per sir Crispino, la vostra sregolatezza e il turbine della vostra vita debbono avere un certo peso su di voi. Se quel ragazzo, quel bigotto innocente, fosse stato con s stesso tanto franco quanto lo era stato con Crispino, avrebbe riconosciuto che pensava alle offese subte da Crispino.
Non avete delle ragioni sufficienti, aggiunse a un tratto, per insozzare il vostro spirito e rischiare la dannazione eterna, sol perch la malvagit altrui  venuta a turbare la vostra vita.
Crispino trasse un profondo sospiro, come un'anima in pena, e rimase in silenzio: ma subito dopo proruppe in una risata di amarezza.
Che risposta da bravo, mio reverendo signore, esclam con mordace disprezzo. Mi fa soltanto meraviglia che abbiate lasciato il pulpito per la spada; che abbiate gettato il saio per la corazza. Voglio dirvi un versetto, buono per voi che ci guazzate dentro, mio caro Jack Presbiterio(3): "Giudicate il vostro vicino, come vorreste esser giudicato voi stesso; siate indulgente, come se voi stesso aveste bisogno d'indulgenza". Ruminate su ci finch non giunge il boia. Buona notte. E rannicchiatosi sul letto, Crispino cerc conforto nel sonno: sentiva le membra pesanti e il cuore affranto.
Voi mi fraintendete, sir Crispino, esclam il giovane, punto di vergogna pel rimprovero mossogli da Galliard e anche forse un po' impaurito dal fatto che egli potrebbe trovare in seguito poca indulgenza per le sue colpe, come ne aveva avuto poca per un povero peccatore, suo compagno.
Non ho parlato come se dovessi giudicarvi io, ma come insegna la chiesa.
Se la chiesa non insegna meglio di cos, sono lieto di non appartenervi, borbott Crispino.
Per conto mio, continu il giovane, senza rilevare l'irriverente interruzione, come gi vi ho detto, vi compiango con tutto il cuore. Anzi vi dico di pi. Il vostro racconto mi ha tanto afflitto e sdegnato, che se per avventura riacquistassimo la libert, mi unirei a voi per aiutarvi a trarre vendetta da quei miserabili.
Siete per caso un casuistico? esclam sir Crispino, giudicando l'accento pi che le stesse parole. Ma, dove sono le vostre dottrine? "La vendetta  mia, dice Dio". Bah!
E dopo aver pronunciato queste parole, piene di ira e di amarezza, sir Crispino si adagi per dormire.
Era proprio maledetto; e doveva morir solo, come solo era vissuto.
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CAPITOLO 8. LA SBARRA CONTORTA.
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La natura prese il sopravvento e Crispino, ad onta dello stato in cui si trovava, fin per addormentarsi. Kenneth, rannicchiato sulla sedia, ascoltava sorpreso il respiro regolare del suo compagno. Egli non possedeva i nervi di Galliard n la sua indifferenza di fronte alla morte: non poteva quindi seguire l'esempio del suo compagno, n comprendeva come si potesse dormire sulla soglia dell'eternit.
Durante pochi minuti, la sua meraviglia rasent quasi l'ammirazione; poi il sentimento religioso lo scosse e la sua virt gli fece provare un senso di disgusto per l'apatia dell'altro. Nella disposizione di spirito di Kenneth, vi era molto dell'atteggiamento del fariseo di fronte al pubblicano.
Quel respiro regolare di sir Crispino fin per irritarlo. Vi era un tale contrasto tra il modo di pensare di Crispino e il suo proprio! Mentre sir Crispino gli aveva raccontata la sua storia, l'interessamento preso ad esso aveva allontanata la paura, che il pensiero del domani destava in lui. Ora che Crispino taceva e dormiva, quello spettro si affacciava ancora alla sua mente, e il giovane sentiva tutto l'orrore della sua posizione.
I pensieri si seguivano l'uno dopo l'altro, mentre era rannicchiato su la sedia, col capo chino e le mani strette tra i ginocchi. Pensava ai giorni tranquilli trascorsi nella Scozia, e a Cinzia, la donna amata. Giungerebbe a lei la notizia della sua morte? Lo piangerebbe? Come se ci avesse importanza! Qualunque fosse il corso dei suoi pensieri, si trovava di fronte a una sola prospettiva, il domani. Rabbrividendo, strinse ancor pi le mani, mentre il sudore gli imperlava la fronte.
Cadde, alla fine, in ginocchio, non tanto per rivolgere una preghiera al creatore, quanto per elevargli una lamentevole protesta. Si giudic vile e doppiamente vile di fronte al tranquillo respiro del suo compagno, di quel peccatore che egli disprezzava e disse a s stesso che un gentiluomo non doveva pensare alla morte con paura.
Ma sar coraggioso domani: morr da bravo, mormor, e non comprese che era la vanit che gli inspirava quel pensiero, e la sola vanit lo avrebbe sostenuto in presenza di altre persone, per quanto il suo spirito fosse affranto.
Intanto Crispino dormiva. Quando si svegli, la luce di una lanterna gli colpiva il viso, e un'alta figura nera, indossante un saio con in testa un cappello calcato sugli occhi, impediva di vedere il viso.
Ancora mezzo addormentato, e con gli occhi accecati come quelli di un gufo, si alz a sedere sul pagliericcio.
Ho sempre preso del vino bruciato che mi ristorava abbastanza, ma...
Tacque ad un tratto, oramai sveglio, e ricordandosi della sua condizione e pensando che fosse giunto il momento fatale, trasse un profondo sospiro e con una voce che cerc di rendere indifferente il meglio che pot domand:
Che ore sono?
 mezzanotte passata, sciagurato, rispose l'ombra nera con voce cavernosa. Affrettati ad entrare nell'ultimo giorno della tua vita, il sole del quale non potrai vedere. Non ti restano che cinque ore di vita.
Ed  per dirmi questo che mi avete svegliato? domand Galliard con un accento tale che fece arretrar l'altro di un passo, come se avesse preveduto di esser colpito.
Andate via: non si sveglia cos un gentiluomo.
Sono venuto per esortarti al pentimento, rispose l'altro con la stessa voce profonda.
Non m'importunate, rispose Crispino con uno sbadiglio. Ho voglia di dormire.
Tra poche ore dormirai abbastanza profondamente. Pensa all'anima tua, miserabile peccatore.
Signore, esclam il cavaliere della taverna. Io non ho molta pazienza. Ma sappiate che il vostro modo di andare in paradiso  diverso dal mio. Del resto, se il paradiso  popolato da gente come voi, sono lieto di non metterci piede. Andatevene quindi, prima che non diventi scortese.
Il ministro esit un momento; poi, dopo aver messa la lanterna sulla tavola, lev le mani e gli occhi verso il soffitto basso della stanza, e disse:
Ti supplico o Signore, di voler commuovere il cuore di questo incorreggibile peccatore, di questo spergiuro e bestemmiatore, il cui...
Ma non pot continuare. Crispino si era alzato con atteggiamento minaccioso e con gli occhi fiammeggianti.
Fuori di qua, tuon, indicandogli la porta. Fuori! Andatevene! Non voglio rendermi colpevole, alla fine della mia vita, di aver colpito un uomo in gonnella. Andatevene fin tanto che io possa ancora contenermi! Andatevene e portate le vostre preghiere all'inferno con voi!
Il ministro rincul temendo un'esplosione: parve esitare un momento, poi si volse a Kenneth, che taceva nell'angolo. Ma le dottrine presbiteriane avevano infuso nel giovane un odio settario contro i papalini, e fece eco alle parole di Galliard, ma con modi pi cortesi.
Vi prego di andarvene, disse. Ma se volete compiere un atto di carit, lasciateci la lanterna. Ci troveremo tra non molto nel buio pi fitto.
Il ministro guard il giovane e, vinto dall'umilt delle sue parole, depose la lanterna sulla tavola. Poi, andando verso l'uscio, si ferm per rivolgersi ancora a Crispino.
Me ne vado perch avete opposta la violenza all'opera mia. Ma pregher lo stesso per voi, e torner per vedere, se per avventura, si sar raddolcito il vostro cuore dinanzi all'imminenza della vostra fine.
Signore, rispose Crispino tediato non insistete!...
Ho fatto il mio dovere, esclam trepidando l'altro affrettandosi ad uscire; ma sulla soglia ristette ancora.
Vi lascio la lanterna. Che essa possa illuminare la vostra mente ottenebrata. Torner all'alba. e varc la soglia.
Crispino sbadigli rumorosamente, quando il prete se ne fu andato, e si stir le membra. Poi, indicando il pagliericcio, disse a Kenneth:
Giovanotto, ora  il vostro turno.
Grazie, ma non mi  possibile dormire, esclam il giovane. Non lo posso.
Come volete voi. E stringendosi nelle spalle, Crispino sedette sulla sponda del letto.
Che bei confortatori sono questi mozza orecchie, brontol. Non pensano che all'anima, e per il corpo non hanno alcun pensiero. Sono qui da dieci ore senza toccar cibo, e senza bere un sorso. Non perch io abbia voglia di mangiar molto, ma ho la gola arida come uno dei loro sermoni, e sarei contento di dare cinque o sei ore di vita, per un bicchiere di vino. Che gente ignobile! Soltanto perch un uomo deve morire all'alba, non deve cenare la vigilia. Ah! Un celebre bugiardo disse che quando si dorme si pranza; se dormir, allora potr forse dimenticare la sete che ho. Si stese ancora sul letto e si riaddorment.
Fu Kenneth che lo svegli: egli apr gli occhi e vide il giovane che tremava come se avesse la febbre. Il volto di Kenneth era livido.
Che diavolo  accaduto? Che avete?
Non ci sarebbe qualche mezzo per salvarci, sir Crispino? Non potete proprio far nulla? mormor il giovane con un lamento.
Galliard si lev come spinto da una molla.
Povero ragazzo! Il pensiero della corda vi fa dunque tanta paura?
Kenneth chin silenziosamente il capo.
Ammetto che  una brutta morte. Ma, Kenneth, nel mio stivale vi  un piccolo pugnale. Se preferite il freddo dell'acciaio, fate pure.  l'ultimo servigio che posso rendervi, e credo di essere amabile come una donnina. Qui, un po' al di sopra del cuore e non vedrete pi nulla prima di andare in paradiso.
E rivoltando la pelle del suo stivale destro, vi infil la mano dentro, mentre Kenneth arretrava con un grido.
No, no! Questo no! Ma voi non comprendete che  la morte che io voglio evitare? A che mi servirebbe morire nell'uno o nell'altro modo? Non v' modo di uscire di qui? Nessuna via, sir Crispino? domand giungendo le mani.
L'avvicinarsi della morte vi rende sciocco, mio caro. disse l'altro, disgustato da quella manifestazione di paura. Mi domandate se vi sia una via? La finestra  a circa venticinque metri al disopra del fiume; poi vi  la porta, ma  chiusa a chiave, e vi  per giunta una sentinella.
Avrei dovuto prevedere che vi sareste burlato di me. Che cosa rappresenta la vita per voi, dato che essa non vi offre nulla? Ma pensate che io ho appena diciotto anni, aggiunse affannosamente, e la vita era piena di promesse per me. O Dio mio, abbiate piet!
 vero,  vero, ragazzo mio, rispose il "Cavaliere" con voce sommessa. Avevo dimenticato che per voi la morte non rappresenta questa liberazione che invece  per me. Ma poi, poi, non lascio anch'io qualche cosa d'incompiuto... la mia vendetta? E, per l'anima mia, non v' uno scopo maggiore per attaccarsi alla vita. Ah, sospir egli penosamente, se potessi trovare una via.
Pensateci, pensateci, sir Crispino! esclam febbrilmente il giovane.
E come? Ecco la finestra. Ma quand'anche si potessero smuovere le sbarre, il che mi pare impossibile, ci sarebbe da fare un salto di venticinque metri nel fiume. L'ho misurato con gli occhi, quando siamo entrati qui. E poi, non abbiamo una corda. Il vostro mantello, tagliato a strisce non arriverebbe a dieci metri. Osereste saltare gli altri quindici?
Il giovane trem a quell'idea, mentre Crispino sorrideva leggermente.
Ecco. Si potrebbe correre l'alea, ragazzo mio. Se riusciremo, sar la vita, altrimenti la morte sar pi rapida di quella della corda. Ma osserviamo un poco le sbarre, aggiunse saltando in piedi e prendendo la lanterna.
Il cavaliere si ferm accanto alla finestra e diresse la luce della lanterna alla base delle sbarre.
Sono molto arrugginite, Kenneth, mormor. se potessimo rimuovere questa sbarra, si potrebbe fuggire, aggiunse toccando il braccio inferiore della croce. Chi sa?
Poi torn verso la tavola e vi depose sopra la lanterna. Kenneth spiava tremando i movimento dell'altro, senza parlare.
Bisogna rischiare tutto per tutto, aggiunse Galliard. Rischio la vita, che ha poco valore, in cambio della libert. Se vincer, vincer tutto, se perder, non perder nulla. Ho sfidato tante volte il destino, ma la parte contraria non  stata mai tanto generosa per me. Non v' che per questo mezzo, Kenneth, tentiamolo pure e cerchiamo di smuovere la sbarra.
E pensate di fare il salto? domand con ansia il giovane.
Direttamente nel fiume. Non v' altra via.
Dio mio, non oso.  spaventevole!
La bocca del giovane era arida; gli bruciavano gli occhi nelle orbite, e tremava per un freddo convulso.
Tenter, mormor con un singhiozzo. A un tratto egli afferr il braccio di Galliard, e indic la finestra.
Che avete ora? domand Crispino con stizza.
 l'alba, sir Crispino. L'alba!
Crispino guard. Come una ferita nell'oscurit del cielo, vide una striscia grigia.
Presto, sir Crispino; non c' tempo da perdere. Il ministro ha detto che sarebbe tornato sul far del giorno.
Che venga pure, rispose il cavaliere con accento sinistro, mentre ritornava alla finestra.
Strinse la sbarra con le mani magre e nervose, appoggiando il ginocchio alla parete sottostante, tir a s con tutta la forza che aveva, quella forza terribile acquistata durante il tempo in cui aveva remato sulle galee, e che la sua dissolutezza non aveva per nulla attenuata. I suoi muscoli parevano spezzarsi, il sudore gl'imperlava la fronte, mentre il respiro diventava affannoso.
Cede! disse alla fine. Cede! e sost.
Bisogna che respiri un pochino. Con un altro sforzo come questo, la sbarra ceder. Sarebbe questa la prima volta che l'acqua mi sarebbe amica;  stata la pioggia ad arruginire le sbarre, aggiunse con una risata.
La sentinella passeggiava tal di fuori; il suo passo s avvicin, poi si allontan, poi torn. Quando Crispino ud che si era allontanato, riprese il tentativo di prima, Questa volta la cosa riusc pi facile, la sbarra cedeva gradatamente.
Il passo della sentinella si avvicin ancora, ma Crispino non se ne accorse, n se ne avvide Kenneth, che aspettava con ansia il risultato dello sforzo che faceva il suo compagno.
Con un rumore che echeggi da per tutto, come un colpo di pistola, la sbarra si spezz. Entrambi trattennero il respiro, e rimasero un momento con le orecchie tese. Intanto la sentinella si era fermata alla porta.
Galliard era un uomo dalla rapida azione, celere nel pensare e nel mettere in esecuzione il suo pensiero. Spingere Kenneth in un angolo, spegnere la luce, e gettarsi sul letto, fu l'affare di un momento.
La chiave stridette nella serratura, e Crispino rispose a quel rumore con un sonoro russare. La porta si apr e comparve sulla soglia il soldato puritano con la lanterna in mano, la cui luce era riflessa dalla corazza lucente. Osserv Crispino, che era sul letto e aveva gli occhi chiusi e la bocca aperta, e ne ascolt il rassicurante russare. Vide anche Kenneth, seduto pacificamente per terra, appoggiato al muro in un angolo, e rest un momento interdetto.
Non avete udito qualche cosa? domand.
S, rispose Kenneth con voce strozzata, ho udito uno sparo dal di fuori.
Ma il gesto che accompagn quelle parole fu fatale! Aveva istintivamente indicata col dito la finestra, e il soldato vide quindi la sbarra contorta e gli sfugg una breve esclamazione per la sorpresa.
Se egli avesse potuto indovinare l'accaduto, avrebbe riflettuto due volte prima di avvicinarsi a un uomo che disponeva di una simile mano di ferro. Ma egli non aveva il discernimento esatto delle cose, e non fu che sorpreso. Entr invece nella stanza e si avvicin alla finestra per osservar da vicino la sbarra rotta.
Kenneth lo segu con uno sguardo pieno di terrore e di sconforto; l'ultima loro speranza svaniva. Ma vide a un tratto che Crispino, con rapido salto, si era lanciato sulla sentinella.
La lanterna cadde di mano al soldato e and a rotolare ai piedi di Kenneth. Un grido del puritano fu subito soffocato dalle dita di Crispino, che gli avevano stretta la gola. Era un uomo robusto e, nella lotta, trasse seco Crispino qua e l per la stanza. Andarono entrambi a urtare contro la tavola, che si sarebbe rovesciata rumorosamente se Kenneth non l'avesse cautamente avvicinata al muro.
Intanto i due uomini erano caduti sul letto. Crispino aveva preveduta l'intenzione del soldato, che era quella di buttarsi a terra, in modo che il rumore dell'armatura avrebbe attirata l'attenzione dei suoi compagni e per evitar ci, lo aveva costretto a cadere sul letto. Gli appoggi sopra il ginocchio e gli strinse la gola, premendo con l'indice sulla strozza.
L'uscio, Kenneth, ordin egli con un susurro. Chiudete l'uscio!
Gli sforzi che faceva il soldato per liberarsi erano vani. Gi le forze gli venivano meno; il volto era divenuto paonazzo, le vene della fronte s'erano tese, da scoppiare, gli occhi gli uscivano dalle orbite come quelli dell'aragosta, mentre la bocca gli si contraeva in una orribile smorfia, mentre i tacchi battevano il letto, lottando ancora. Conficc le unghie nelle mani che lo strozzavano, da farne sprizzare il sangue, ma Galliard non lasciava presa, e guardava con un ghigno diabolico la vittima palpitante.
Viene qualcuno, mormor affannosamente Kenneth. Viene qualcuno, sir Crispino! ripet egli agitando freneticamente le mani.
Galliard ascolt. Si udivano dei passi. Anche il soldato li ud, e raddoppi i suoi sforzi.
Che fate l impalato come uno sciocco? disse stizzito il cavaliere. Spegnete la luce... no, potremmo averne bisogno! Nascondetela con il mantello. Presto, fate presto!
I passi si avvicinavano sempre pi. Il giovane aveva eseguito l'ordine e ora erano al buio.
Mettetevi dietro la porta, susurr Crispino. Piombate addosso a chi entrer, e cercate che non gli sfugga alcun grido. Per quanto amate la vita, prendetelo per la gola, e non ve lo lasciate sfuggire.
I passi si fermarono. Kenneth strisci silenziosamente dietro l'uscio. Gli sforzi che faceva il soldato cessarono a un tratto, e Crispino rallent la stretta. Poi traendo fuori dal fodero la daga, cominci a tagliare le cinghie della corazza. Mentre era intento a quella bisogna, la porta si apr.
Alla luce della lampada del corridoio, videro sulla soglia, una sagoma scura di uomo con un largo cappello in testa; subito dopo udirono la voce cavernosa del puritano che li salutava.
La vostra ora  giunta, annunzi egli.
Davvero? domand Galliard dal letto, e nel dir quella parola, egli cacci la mano sotto la corazza del soldato per tastarne il cuore. Esso batteva debolmente.
Verranno a prendervi tra un'ora, rispose il ministro, mentre Crispino era sorpreso dell'inazione di Kenneth. Pntiti, miserabile peccatore, mentre...
S'interruppe ad un tratto, come scosso da una strana sensazione, dalla quale era stato invaso l nel buio, e dall'assenza della sentinella, che, fino a quel momento, non aveva notata.
Ma che cosa... ma in quel momento Galliard ud una specie di rantolo, seguito dal rumore di una caduta, e i due uomini, in lotta, caddero a terra.
Bravo, giovanotto! esclam con un certo giubilo. Tenetelo stretto, Kenneth, ancora un secondo!
Salt sul letto e, guidato dalla tenue luce che penetrava attraverso la porta, and rapidamente a chiuderla. Strisci poi lungo la parete fino al posto, dove era la lanterna sulla quale Kenneth aveva gettato il mantello, e quando vi giunse, i due uomini avvinghiati gli caddero quasi addosso.
Tenetelo bene, esclam incoraggiando Kenneth. Tenetelo ancora un momento e poi verr subito ad aiutarvi!
Sollev, quindi, il mantello che copriva la lanterna. poi la prese e la depose sulla tavola.
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CAPITOLO 9. IL PATTO.
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Alla luce giallognola della lanterna, Crispino osserv due corpi avvinti e delle gambe che si agitavano sul pavimento. Kenneth, che si trovava al di sopra, premeva sulla gola del sacerdote. I volti di entrambi erano stravolti, ma mentre il respiro di Kenneth era ansante, quello dell'altro non si udiva affatto.
Crispino torn verso il letto e prese la spada del soldato svenuto. Sost un momento, chinato sul volto dell'uomo, il cui respiro era debole, e comprese che tra pochi secondi avrebbe ripreso i sensi. Sorrise allora con una specie di ghigno nel vedere come aveva saputo lavorare, soffocando il soldato, senza ucciderlo.
Con la spada in mano, Crispino and verso Kenneth e il sacerdote. Gli sforzi che faceva il puritano erano divenuti spasmodici; il suo volto era spettrale come lo era stato quello del soldato pochi momenti prima.
Lasciatelo, Kenneth, disse rapidamente Crispino.
Ma se lotta ancora.
Lasciatelo, vi dico, ripet Galliard, e afferrando il polso del giovane lo costrinse a lasciar presa.
Ma egli grider, esclam preoccupato Kenneth.
No, rispose ridendo Crispino. In ogni caso non per ora. Osservatelo!
Il prete aveva la bocca aperta e palpitava come un pesce fuori acqua. Bench la gola non subisse pi alcuna pressione, si vedeva che respirava a stento. Poi il respiro parve un singhiozzo, mentre l'aria pareva gorgogliargli in gola.
Un secondo ancora e sarebbe svenuto, disse Crispino. Vedete che sta per rinvenire.
Il sangue si allontanava dalle vene gonfie delle tempie, mentre le guance cominciavano a impallidire. Intanto Galliard gli aveva appuntata la spada al collo.
Un solo rumore o movimento che farete, disse freddamente, e v'inchioder al suolo come una farfalla. Obbeditemi e non v'incoglier alcun male.
Obbedir, rispose l'altro, con un sospiro. Ve lo giuro. Ma, siate generoso, mio buon signore, togliete quella spada dalla mia gola. La vostra mano potrebbe tradirvi, supplic ancora in preda al terrore.
Dove era pi l'accento di prima? Dove erano quella grottesca maest del suo dire, e quei gesti espressivi, che avevano prima accompagnato le sue parole?
La vostra mano potrebbe tradirvi... supplic egli ancora.
Essa potrebbe... anzi lo far davvero, se parlerete ancora. Ma se sarete discreto e obbediente non avrete nulla da temere dalla mia mano. e, tenendo sempre gli occhi su di lui, il cavaliere si volse a Kenneth: Occupatevi ora dell'altro che sta per rinvenire. Legatelo con le lenzuola e imbavagliatelo con la sua cravatta. Fatelo per bene, Kenneth, e lasciategli libere le narici per modo che possa respirare.
Kenneth esegu gli ordini di Galliard con tutta esattezza, mentre Crispino non lasci di vista il ministro, che era per terra. Quando Kenneth gli annunzi che tutto era stato eseguito, egli disse al puritano di alzarsi in piedi.
Attento per, aggiunse, altrimenti gusterete le gioie di quel paradiso, del quale tanto predicate. Alzatevi, reverendo!
In preda a una paura che gl'impediva di discutere, l'uomo si alz rapidamente.
Restate qui, signore. Cos, ordin il cavaliere, tenendo sempre la punta della spada a pochi centimetri dal petto dell'altro. Prendete il fazzoletto, Kenneth e legategli i polsi dietro la schiena.
Appena Kenneth ebbe fatto ci, Crispino ordin al giovane di sciogliere la cintura del sacerdote; poi gli ordin di farlo sedere sulla sola sedia che era nella stanza e di legarvelo con la stessa cintura. Quando il puritano fu solidamente legato, Crispino abbass la spada e sedette sulla sponda della tavola, accanto a lui.
Ora, conversiamo un poco, signor sacerdote, disse. Al primo grido che emetterete, vi mander in quel mondo futuro, nel quale avete la missione di guidare lo spirito degli altri. Forse sar per voi un mondo migliore per predicarvi, ma io sono convinto che, nel vostro stesso interesse, mi obbedirete. Sul vostro onore, sul vostro buon senso e su quell'orrore naturale che un sacerdote deve avere per la menzogna, io voglio che rispondiate con verit alle domande che vi rivolger. Se dovessi accorgermi che m'ingannate, signore, le vostre menzogne vi costeranno care. E roteando eloquentemente la spada, gl'indic ci che avrebbe fatto. Ora, ascoltatemi. Tra quanto tempo i vostri amici potranno scoprire questo scompiglio?
Quando verranno qui per prendervi, rispose umilmente il sacerdote.
E tra quanto tempo verranno?
Tra un'ora circa, rispose il puritano, guardando verso la finestra. Galliard ne segu lo sguardo e vide che la luce aumentava sempre pi.
S, disse, tra un'ora ci sar abbastanza luce per poterci impiccare. Non potrebbe accadere che qualcuno venisse prima?
Non credo. In tutta la casa non vi sono che sei o sette soldati nel corpo di guardia sottostante.
E dov' il generale?
 fuori di qua, ma non so dove sia. Egli dovr per venire al sorger del sole.
E la sentinella che era alla porta non dovr esser cambiata per ora?
Non potrei affermarlo, ma non credo. Il cambio della guardia ha avuto luogo proprio prima che io venissi qui.
E gli uomini che si trovano nel corpo di guardia, rispondetemi la verit, che specie di guardia fanno?
Ahim, signore, essi hanno bevuto tanto stanotte, da far vergogna a un cavaliere dissoluto. Li ho anche rimproverati.
Quando Kenneth aveva rimossa la cintura del sacerdote, una piccola bibbia, simile a quella che gli ecclesiastici sogliono portare con loro, era caduta per terra, e Kenneth l'aveva messa sulla tavola. Galliard la prese e, mettendola sotto gli occhi del puritano, lo fiss attentamente in volto.
Volete giurare su questo libro che ci che avete detto non  altro che la verit?
Senza esitare un momento, il sacerdote fece il giuramento.
Bene, signore, disse il cavaliere, ma, per quanto ci mi faccia pena, sono costretto ad assicurarmi del vostro silenzio.
E, dopo aver deposta la spada sulla tavola, and dietro le spalle del puritano, e prendendogli la cravatta, lo imbavagli accuratamente.
E ora, Kenneth, disse rivolgendosi al giovane. Ma tacque improvvisamente, come colpito da un subitano pensiero. Kenneth, continu egli con tono diverso, mi pare che poco fa, abbiate detto, che se aveste riacquistata la libert, vi sareste unito a me per punire quei malfattori che rovinarono la mia vita.
S, sir Crispino,
Il "Cavaliere" tacque di nuovo. Egli pens che era vile far ci che stava per fare, e quando si rese conto di quanto lo fosse, il suo primo impulso fu quello di fermarsi, e di abbandonare il piano che gli era venuto in mente in quell'istante stesso e di contare invece sulle proprie forze e sulle proprie mani. Ma, ripensandoci, e considerando il valido appoggio che avrebbe potuto dargli il giovane, che era anche fidanzato di Cinzia Ashburn, vide che quella faccenda non era da trattare cos alla leggera, n da essere scartata. E ponder attentamente. Da una parte era certo che, se fossero riusciti a fuggire, Kenneth andrebbe a rifugiarsi presso i suoi amici, gli Ashburn, che erano gli usurpatori del castello di Marleigh. Che di pi naturale allora se non il prender seco l'amico, che lo aveva aiutato nella fuga e che correva lo stesso suo pericolo di esser ricatturato? E se egli potesse esser ammesso per un motivo tanto plausibile nel castello di Marleigh, come sarebbe stata facile allora la sua vendetta? Egli comincerebbe a entrar nelle buone grazie di tutti, e poi...
Si parl allora innanzi ai suoi occhi la prospettiva, di un'immensa vendetta, di una vendetta degna di lui e pari al torto che gli era stato fatto.
D'altra parte il tradimento che faceva parte di quel suo progetto gli pesava enormemente sullo spirito. Decise di vincolare il giovane mediante una promessa, all'adempimento della quale avrebbe poi data la forma che avrebbe voluto; una promessa che il giovane avrebbe fatta rapidamente, che non avrebbe poi tenuta quando avesse compreso che genere di adempimento si sarebbe preteso da lui. Si trattava di costringerlo a tradire i suoi amici, i parenti della sua futura moglie. In ogni caso il progetto di Kenneth di sposare Cinzia starebbe paralizzato dall'azione nella quale Galliard avrebbe cacciato il giovane inconsapevole.
Nella mente di Galliard la bilancia inclinava or da una parte or dall'altra. Contro gli scrupoli che gli venivano in mente si lev allora il trattamento che quella notte stessa gli aveva fatto il giovane; la rigidezza del giudizio che Kenneth aveva dato; l'irrevocabile disprezzo che quel ragazzo non gli aveva mai celato. Tutto ci non fece che aumentare il suo rancore e gl'indur il cuore, divenuto sordo alla voce dell'onore. Ma chi era quel giovane per lui, da fargli tralasciare di compiere i suoi disegni? Perch meriterebbe quel giovane della considerazione da parte sua? Che cosa gli doveva egli mai? Nulla! Eppure, prima di decidere, avrebbe riflettuto ancora.
Era una caratteristica dell'uomo, che Kenneth riteneva destituito di qualsiasi principio d'onore, di soffermarsi in mezzo al pericolo, quando ogni secondo che passava non faceva che allontanare le probabilit di salvezza. Eppure sir Crispino nello sfogo della sua passione era impulsivo e deliberato.
Kenneth, terrorizzato dalla paura, guardava con ansia il suo compagno, stringendosi il volto con le mani, mentre l'altro con la fronte corrugata dai pensieri, fissava gli occhi grigi al suolo. Non ne pot pi alla fine, e ruppe quell'immobilit che gli pareva incomprensibile.
Sir Crispino, mormor toccandogli la manica; sir Crispino!
Il "Cavaliere" gli lanci uno sguardo quasi irritato. Ma subito il fuoco dei suoi occhi si spense, e, dopo aver sospirato, parl. Aveva veduto il volto del giovane. La paura e l'impazienza che vi erano impresse lo disgustarono e lo misero contro il giovane.
Stavo pensando al da farsi, disse.
Eppure non v' che una sola via, esclam il giovane.
Invece ve ne sono due, e desidero agire con circospezione.
Se ritarderete ancora la vostra decisione, non ve ne rester nessuna.
Rendendosi conto della paura dalla quale era invaso il giovane, Galliard decise di terrorizzarlo sempre pi fino a renderlo come cera malleabile nelle sue mani.
 la vostra supina inesperienza che vi fa parlare, disse con un pietoso sorriso. Se foste vissuto quanto me e sofferto ci che ho sofferto io; se aveste adoperate le vostre forze per la salvezza della vostra vita, come ho fatto io, avreste certamente appreso che la fretta riesce fatale ad ogni impresa. La mala riuscita vuol dire la perdita di qualche cosa; questa notte vi sarebbe la perdita della nostra vita, e sarebbe un vero peccato lasciare senza effetto un simile lavoro, e mostr con un gesto i due captivi.
Signore, esclam Kenneth, se non venite con me, me n'andr da solo!
E dove? domand Crispino in tono asciutto.
Fuori di qua.
Galliard s'inchin negligentemente.
Allora buon viaggio. Non vi trattengo. Non avete che l'imbarazzo della scelta tra la finestra e la porta.
Dopo di che Crispino volt le spalle al suo compagno e si avvicin al letto sul quale era il soldato, che lo guardava con rabbia muta. Egli si chin e dopo avergli sfibbiato il cinturino della spada al quale era ancora sospesa la guaina, se l'allacci alla vita. Senza levar gli occhi e voltando sempre le spalle a Kenneth, il quale si trovava tra lui e la porta, si avvicin alla tavola, prese la spada e la mise nel fodero. Appena Kenneth ud il rumore dell'elsa contro il fodero, esclam:
Venite, sir Crispino! Siete pronto?
Galliard si volt rapidamente, e disse ironicamente: Come! Non ve ne siete ancora andato?
Non oso, confess il giovane. Non oso andarmene solo.
Galliard rise debolmente; poi divenne subito grave.
Prima di andarcene, mastro Kenneth, vorrei ricordarvi la vostra promessa, che se aveste ricuperata la libert, mi avreste aiutato nella mia vendetta.
Ve l'ho gi promesso una volta.
E siete sempre dello stesso parere?
S, che lo sono. Qualunque cosa, sir Crispino, purch veniate!
Non abbiate tanta fretta, Kenneth. La promessa che io vi ho chiesta non pu esser fatta tanto facilmente. Se riusciremo a fuggire, io potr dire di avervi salvata la vita, tra ci che ho fatto e ci che dovr ancor fare. Non  vero forse?
Ve l'ho gi detto.
Aspetto dunque, come ricompensa, che voi mi aiutiate in tutto ci che dovr compiere, perch la speranza di questo compimento  il solo scopo della mia fuga.
Ve l'ho gi promesso! esclam il giovane.
Non promettete con tanta leggerezza, disse gravemente Crispino. Ne avreste in seguito molto dolore, e rischiereste anche la vita.
Ho promesso.
Galliard fece un cenno col capo; poi prese la bibbia che era sulla tavola.
Con la mano su questo libro, sul vostro onore, sulla vostra fede, su ogni speranza di salvazione, giurate che, se io riuscir a condurvi vivo fuori di qua, vi dedicherete ai miei fini di vendetta, fino a che io non l'abbia compita o che non sia morto; giurate che metterete da parte ogni idea personale e ogni interesse privato, per mettervi a mia disposizione, quando ne avessi bisogno. Giuratemelo, e io vi dar in cambio anche la vita per potervi salvare stanotte, e se io morissi voi sareste esonerato da qualsiasi giuramento.
Il giovane esit un momento. Crispino era cos solenne, era tanto solenne anche il giuramento che gli chiedeva, che ebbe una certa titubanza. Il suo carattere timido e circospetto gli fece comprendere che forse egli dovrebbe riflettere prima di legarsi tanto irrevocabilmente. Crispino si accorse della titubanza del giovane e e cerc di prenderlo dal lato della paura.
Decidetevi, perch fa giorno e non abbiamo pi tempo, disse brutalmente.
Lo giuro! rispose Kenneth, vinto dalla paura. Giuro sul mio onore, sulla mia fede e sulla mia salute eterna darvi il mio aiuto, quando e come me lo chiederete e finch la vostra vendetta non sia compiuta.
Crispino prese la bibbia dalle mani del giovane e la rimise sulla tavola. Egli aveva le labbra contratte ed evit lo sguardo dell'altro.
Prendete allora il cappello e il mantello del sacerdote e andiamo, disse Crispino, indossando il mantello del soldato e prendendone il cappello.
Apr la porta e spi nel corridoio. Poi ascolt un momento. Tutto era tranquillo. Torn ancora indietro. Nella stanza la luce tagliente del giorno rendeva ancora pi gialla quella della lanterna.
Addio, signor sacerdote, disse. Perdonatemi l'imbarazzo, nel quale sono stato costretto a mettervi, e pregate pel successo della nostra fuga. Raccomandatemi a Oliviero dal naso rosso. Addio, signore! Venite, Kenneth.
Riapr la porta e lasci passare il giovane, poi la richiuse senza far rumore e gir la chiave nella serratura.
Venite! disse, e si avvi verso le scale, mentre Kenneth lo seguiva camminando sulla punta dei piedi e col cuore che gli batteva fortemente.
...
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CAPITOLO 10. LA FUGA.
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...
Avanzando cautamente e con le orecchie tese per udire anche il minimo rumore, i due uomini scesero al primo piano della casa. Non udirono nulla che potesse allarmarli, mentre scendevano, n quando si fermarono, per cercare di individuare le voci che provenivano dal corpo di guardia sottostante. Quel rumore di voci giungeva molto attenuato e Crispino si chin sulla ringhiera per guardare nel vestibolo che era di sotto. Lo scialbo chiarore dell'alba era la sola luce che penetrava in quell'oscurit.
Il destino ci protegge, Kenneth, mormor egli. Quegli sciocchi tengono chiusa la porta. Avanti.
Ma Kenneth appoggi la mano sul braccio di Galliard.
Che cosa avverrebbe se la porta si aprisse nel momento del nostro passaggio?
Qualcuno morrebbe certamente, rispose Crispino sottovoce. Ma pregate Iddio, che ci non avvenga. Del resto dobbiamo correr l'alea.
E non vi sarebbe altra via?
Ebbene, s, rispose ironicamente Galliard. Quella di restar qui finch non saremo presi. Ma non ho quest'intenzione. Venite!... e tir a s il giovane.
Aveva appena messo il piede sul primo gradino, che la tranquillit della casa fu interrotta da un forte colpo battuto alla porta che dava sulla via. Immediatamente, e come se ci fosse stato atteso, udirono al piano di sotto un rumore di piedi e il tonfo di una sedia rovesciata; poi un'ondata di luce gialla invase il vestibolo, proveniente dal corpo di guardia, la cui porta s'era aperta.
Indietro! mormor Galliard. Indietro!
Erano giunti appena in tempo. Spiando dall'alto della ringhiera, videro uscire due soldati, i quali attraversarono il vestibolo, e andarono verso la porta. Si ud lo stridere di un chiavistello. Segu il rumore di una catena, poi il chiudersi di una porta, mentre risuonavano i passi e il tintinnar degli speroni di colui che era entrato.
 tutto in ordine? disse una voce che sir Crispino riconobbe per quella del colonnello Pride, seguita da una risposta affermativa da parte di uno dei soldati.
E il sacerdote ha visitato quei ribaldi?
Mastro Toneleigh  ancora in loro compagnia.
Crispino vide nel vestibolo il colonnello Pride e tre altri uomini, che erano entrati con lui; ma non pot osservarli bene, perch il colonnello aveva fretta.
Venite, signori, ud che diceva il colonnello, accompagnatemi nella loro cella. Vorrei vederli, e in ogni caso, vorrei vederne uno, prima che muoia. Essi dovranno essere impiccati dove i Moabiti impiccarono ieri Gives. Se potessi fare ci che vorrei... ma... avanti, giovanotto.
Dio mio! mormor con ansia Kenneth, mentre il soldato cominciava a salir le scale. Crispino proffer in pectore una formidabile bestemmia: gli parve per un momento che non restasse loro altro da fare che aspettare di essere ricatturati, che quelli erano in cinque e che egli solo, poich il suo compagno era inerme.
Ma con la solita rapidit di pensiero, calcol anche le probabilit favorevoli. Consider la situazione disperata nella quale si trovavano e si guard intorno. Era nella penombra, ma i suoi occhi vedevano, resi pi acuti dall'imminenza del pericolo, da una parte i suoi occhi e dall'altra il suo istinto gli fecero comprendere che a circa sei passi dietro di lui avrebbe dovuto trovarsi un uscio, e se fosse piaciuto al cielo, che esso non fosse chiuso, avrebbero potuto in tal modo trovare un rifugio. Gli attravers anche la mente il pensiero che quella stanza potesse essere occupata. Ma bisognava pur correre quel rischio, che era il minore tra i due, e non aveva altra scelta. Aveva pensato a tutto ci prima che il soldato mettesse il piede sul terzo gradino e il colonnello cominciasse a salire. Kenneth, immobilizzato dalla paura, era come affascinato dalla paura, era come affascinato dal pericolo.
Il giovane ud allora la voce di Galliard che gli mormorava all'orecchio:
Seguitemi e camminate senza far rumore se tenete alla vita.
Facendo soltanto tre lunghi passi, leggeri come quelli di un gatto, Crispino si avvicin alla porta che, pi che veduta, aveva indovinata. Egli stese la mano fino a raggiungere il saliscendi, lo tir dolcemente, e la porta si apr. Kenneth gli era accanto, e si volse a guardare indietro.
La parete opposta fu illuminata dalla luce della lanterna del soldato. Un momento ancora e questi avrebbe raggiunto l'angolo delle scale e li avrebbe scoperti. Ma in un istante Crispino aveva spinto il suo compagno oltre la porta, che chiuse con la stessa cautela con la quale l'aveva aperta. La stanza era disabitata e quasi priva di mobili, e Crispino cacci un respiro di soddisfazione.
Entrambi restarono in ascolto e udirono il rumore dei passi per le scale e quello delle spade che battevano gradini e contro la ringhiera. Una striscia di luce si mostr fotto la porta che li nascondeva. Essa divenne pi accentuata, poi cess e ricomparve pi tenue, come se colui che recava la lanterna avesse svoltato e avesse cominciato a salire per raggiungere il secondo piano. Un istante dopo la luce era dileguata, nascosta da coloro che seguivano il soldato che portava la lanterna.
La finestra, sir Crispino, esclam Kenneth con un sussurro, la finestra!
No, rispose Crispino con calma. C' troppa altezza e nella via non ci troveremmo meglio di qui. Aspettiamo.
Quando i passi si udirono al piano di sopra; apr la porta lentamente, e ascolt ancora. Tra poco avrebbe udito i passi giungere all'ultimo piano e subito dopo tutto sarebbe scoperto.
Bene! Fu tutto ci che Crispino trov a dire e, snudando la spada, si avvi speditamente, ma con circospezione verso le scale. Nel passare, guard al di sopra della ringhiera. L'uscio del corpo di guardia era socchiuso, e giunse al suo orecchio il mormoro di una conversazione sommessa. Egli non si ferm. N si sarebbe fermato qualora la porta fosse stata spalancata. Non v'era un istante da perdere; la pi breve esitazione non avrebbe fatto che aumentare il pericolo. Allora, con la maggiore cautela, e tenendosi alla ringhiera, cominci la discesa. Kenneth lo seguiva macchinalmente, col volto livido e con la gola stretta, tanto che gli pareva di soffocare.
Giunsero cos all'angolo e, dopo averlo svoltato, intrapresero la parte pi pericolosa del viaggio. Non v'erano che una dozzina di gradini da scendere, alla fine dei quali era la porta del corpo di guardia. Attraverso lo spiraglio la luce andava a battere sul gradino pi basso. A un certo momento, sotto il peso dei passi, uno dei gradini scricchiol, e quel leggero rumore parve loro come un colpo di pistola. Un affannoso sospiro di Kenneth parve anche molto rumoroso a Crispino, il quale fu per imprecare contro il giovane, ma, pensando poi quanto il tempo fosse prezioso, continu a scendere.
Si trovavano entrambi a tre gradini dal suolo, e potevano quasi percepire ci che si diceva nella stanza, quando Crispino si ferm e, volgendo il capo per attirare l'attenzione di Kenneth, addit una porta, che era appena visibile nel vestibolo. Era quella che dava accesso nella stanza dove egli era stato condotto alla presenza di Cromwell. L'ubicazione di quella porta gli era gi venuta prima in mente ed aveva appunto pensato di dirigersi da quella parte.
Il giovane segu l'indicazione del dito e con un cenno del capo mostr che aveva compreso. Galliard discese un altro gradino; poi dal corpo di guardia si ud un rumoroso sbadiglio, che mand il giovane a rifugiarsi contro la parete. A quel rumore ne segu un altro come di qualcuno che si levava in piedi; una sedia strisci sul pavimento e poi si ud un movimento di passi nella stanza. Se Kenneth fosse stato solo, certamente il terrore l'avrebbe inchiodato al muro.
Ma il calmo e imperturbabile Crispino procedeva nel suo cammino, come se nulla fosse avvenuto. Egli pens che quand'anche colui che si era levato in piedi, fosse venuto sulla soglia, non vi era per lui nulla da guadagnare col fermarsi. La solo probabilit favorevole sarebbe stata quella di passare prima che la porta si fosse aperta.
Chi camminava con lui attraverso il pericolo non poteva che aver fiducia nel suo atteggiamento. E cos avvenne anche di Kenneth. Quella figura alta e rigida che lo precedeva lo allenava irresistibilmente ad onta del terrore dal quale era invaso. Giunsero finalmente alla fine della scalinata, e oltrepassarono senza inciampo la porta del corpo di guardia. Allora, leggermente, ma con gran pena, allo scopo di evitare il rumore dei passi sul pavimento, oltrepassarono quella porta, il che voleva dire la salvezza per Sir Crispino. Lentamente poi, e a passo a passo, mossero entrambi, mentre Crispino si voltava indietro a ogni movimento delle gambe, pronto a slanciarsi qualora fosse scoperto. Ma ci non avvenne. Nel massimo silenzio e tranquillamente, raggiunsero entrambi l'uscio con gioia immensa di Crispino. Egli l'apr con la maggior calma, poi con la pi tranquilla cortesia fece cenno al suo compagno di entrare per primo, mentre spiava e ascoltava.
Kenneth era appena entrato nella stanza, quando si udirono delle voci dall'alto della casa, segno che la fuga era stata scoperta. Rispose a quei gridi un rumore affrettato nel corpo di guardia, e Crispino ebbe appena il tempo di cacciarsi nella stanza dietro il suo compagno e di chiudere l'uscio, prima che i soldati uscissero sul vestibolo e si slanciassero per la gradinata.
In quella stanza che ormai li nascondeva, Crispino schiocc la lingua per la soddisfazione, poi tast la porta con la mano finch trov il chiavistello, che fece manovrare in silenzio, e lo chiuse.
Che faccenda complicata, mormor egli. Che banditi! continu. Strillate pure da rendervi rauchi, corvi che siete. Volete proprio impiccarvi allo stesso posto dove avete impiccato Gives, non  vero?
Kenneth lo tir pel farsetto. E ora? gli domand.
Ora ce n'andremo per la finestra, se non vi dispiace, disse Crispino.
Attraversarono entrambi la stanza e qualche momento dopo erano sullo stretto sentiero accanto al parapetto che dava sul fiume, e che Crispino aveva gi osservato dall'alto della cella poche ore prima. Egli aveva anche veduto un piccolo battello, ormeggiato a piedi di una gradinata che immetteva nel fiume, e vi si diresse seguito da Kenneth. Il sentiero era in discesa, per modo che quando ebbero raggiunto quel posto, l'acqua non era che a un paio di metri da loro. Fortunatamente la barca era ancora l.
A bordo, Kenneth, ordin Crispino. Io prender i remi, e ci andremo a nascondere dietro il banco, qualora prendesse vaghezza a quei dannati di guardare dalla finestra della cella. Ho una fame da lupo, Kenneth, e una sete che non posso descrivervi. Spero che il cielo ci aiuter a trovar qualche cosa da mangiare e da bere.  un vero miracolo che io abbia avuto la forza di fare ci che ho fatto. Lo stomaco vuoto  un cattivo compagno nelle imprese disperate. Ehi! Coraggio, ragazzo, che non abbiate a venir meno!
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CAPITOLO 11. GLI ASHBURN.
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Gregorio Ashburn spinse la sedia indietro e trov il pretesto di levarsi dalla tavola, alla quale aveva pranzato in compagnia del fratello.
Egli era di alta statura, robusto, dall'aspetto florido per quanto grossolano, aveva i capelli rossi. Nel colore dei capelli era il solo punto di somiglianza tra i due fratelli. Quanto al resto, Giuseppe era pallido, sparuto, aveva labbra sottili e un'espressione di scaltrezza, resa diabolica dai suoi occhi senza colore definito.
Gregorio non era stato brutto nella sua giovent; ma la dissolutezza e la pigrizia lo avevano reso grossolano e obeso. Giuseppe, dal suo canto, non era stato mai favorito da madre natura.
 una settimana da che ebbe luogo la battaglia di Worcester, brontol Gregorio guardando indolentemente di lato verso la finestra, e non abbiamo sentito pi nulla di quel giovane.
Giuseppe scroll le sue strette spalle e sogghign, come aveva l'abitudine di fare ogni volta che parlava, e che le sue parole comportassero un sogghigno.
Ti d forse noia questa mancanza di notizie? domand egli osservando il fratello attraverso la tavola.
Gregorio si alz in piedi senza ricambiar quello sguardo.
A dir la verit,  una faccenda che mi annoia, mormor egli.
Del resto  cosa naturale, disse Giuseppe, che la gente possa morire durante una battaglia.
Gregorio si avvicin alla finestra e gett lo sguardo sugli alberi del parco, che l'autunno cominciava gi a spogliare.
Se egli fosse tra i caduti, se fosse morto, la faccenda volgerebbe ormai alla fine.
S, e terminerebbe bene.
Ma tu dimentichi Cinzia, gli rimprover Gregorio.
Dimenticarla io? No, mio caro. Ascolta. E lev l'indice mostrando il soffitto.
All'orecchio dei due uomini, che erano in quella sontuosa stanza del castello di Marleigh, giungeva il suono, attenuato dalla distanza, del canto allegro di una voce femminile.
Giuseppe rise con un certo disprezzo.
 questo il canto di una donna, il cui innamorato non torna dalla guerra? domand egli.
Pensa per, Giuseppe, che la ragazza non sospetta che egli abbia potuto soccombere.
Per le piaghe del Signore,  possibile che tua figlia non sia in ansia pel suo innamorato? Da una settimana dalla battaglia, non abbiamo pi avuto alcuna notizia di lui. Potrei giudicare che questo canto prova il contrario.
Cinzia  giovane;  quasi una bambina. Ella non ragiona come noi due, n d importanza all'assenza di lui.
Io ne deduco che egli sia morto, e che sia ormai la fine di tutto.
E se non fosse morto?
Allora, mio caro, morrebbe qui.
Queste considerazioni non sono degne di te, Giuseppe. E se fosse prigioniero?
In tal caso il lavoro alle piantagioni farebbe ci che non ha fatto la battaglia. Morto o prigioniero per me  lo stesso.
Egli sollev il bicchiere all'altezza della luce, chiuse un occhio, per meglio ammirare con l'altro il ricco colore del vino. Lo fece non perch fosse curioso di osservare quel colore, ma egli era scaltro nei suoi gesti, e non voleva attirar l'attenzione sui suoi pensieri.
Hai torto, Giuseppe, disse Gregorio, volgendo le spalle alla finestra e mettendosi di fronte al fratello. Non  lo stesso. Che diresti se un bel giorno tornasse?
Oh, se... se...se...! esclam Giuseppe irritato. Che causistico saresti se non fossi un furfante, Gregorio! Sei pieno di "se" come un uovo a pranzo. Ebbene, se anche tornasse un giorno? Io non faccio che ritorcerti la domanda. Ebbene, se tornasse?
Lo sa Dio soltanto.
E allora, che faccia Lui, rispose l'altro con vivacit, e Giuseppe vuot il bicchiere.
No, fratello, il rischio sarebbe grande. Io debbo e voglio sapere se Kenneth  morto o no. Se invece fosse prigioniero, dovremmo cercare di ottenere la sua libert.
La punzione l'attende, proruppe Giuseppe. Perch tanto rumore? Perch avere sguinzagliato questo disgraziato cucciolo dalle paludi scozzesi?
Gregorio sospir con rassegnata pazienza.
Per varie ragioni, rispose egli lentamente. Se vuoi che te le enumeri, compiango le tue forze. Tu, Giuseppe, hai potere su Cromwell, pi di quanto ne abbia io, e se vorrai, potrai essermi utile.
Aspetto che tu mi dica in qual modo.
Va da Cromwell, a Windsor, o dovunque egli si trovi, e cerca di sapere da lui se Kenneth  prigioniero. Qualora non lo fosse, la sua morte sarebbe certa.
Giuseppe fece un gesto d'impazienza.
Non puoi lasciare che il destino si compia da solo?
Credi forse che io non abbia coscienza, Giuseppe? esclam energicamente l'altro.
Tu sei come una donnicciuola.
No, Giuseppe, io sono vecchio. Sono nell'autunno della vita, e voglio vederli sposati prima di morire.
E che siano dannati, aggiunse Giuseppe; tu mi annoi davvero.
Segu un silenzio, durante il quale i due fratelli si guardarono, e lo sguardo di Gregorio era tanto duro che dinanzi ad esso gli occhi beffardi di Giuseppe furono costretti ad abbassarsi.
Giuseppe, dovresti andare dal Generale.
Bene, disse con noncuranza Giuseppe, mettiamo che io ci vada. E se Kenneth  prigioniero, che fare?
Chiederai a Cromwell la sua libert, ed egli non te la rifiuter.
Credi? Ma io non sono in intimit con lui.
Potresti sempre tentarlo, e in ogni caso potremmo sempre avere una certa conoscenza di ci che  avvenuto di quel giovane.
Questa certezza non mi pare necessaria. Nondimeno, Gregorio, rifletti; c' stato un cambiamento di tempo, e il vento ridesta i reumatismi nelle mie ossa. Non son pi un giovanotto, Gregorio, e il viaggiare in questa stagione non  indicato per un uomo di cinquant'anni.
Gregorio si avvicin alla tavola, e appoggiandovi la mano sopra:
Vi andrai? domand, fissando bene in volto il fratello.
Giuseppe si mise a meditare. Egli conosceva Gregorio come un uomo ostinato e pens che se avesse rifiutato sarebbe stato continuamente fatto segno a recriminazioni sulla sorte del giovane e a rimproveri sul proprio egoismo. D'altra parte quel viaggio lo seccava. Egli non era uomo da sacrificare le proprie comodit a un semplice capriccio, a un'ombra della quale dava peso il suo rifiuto.
Dato che questa faccenda ti sta tanto a cuore, disse egli alla fine, non potresti andarla a perorare tu stesso col massimo fervore e con speranza di successo?
Tu sai che Cromwell ascolterebbe te meglio che me, non fosse per altro che tu sai infiorar bene i tuoi discorsi, aggiunse con un sorriso ironico. Vuoi andarci, Giuseppe?
Del resto ora non sappiamo dove egli si trovi. Dovrei forse errare per delle settimane sul suolo inglese.
Vuoi andarci? ripet Gregorio.
Oh, basta! esclam Giuseppe levandosi improvvisamente in piedi. Vi andr altrimenti non sarai tranquillo. Partir quindi domani.
Te ne son grato, Giuseppe. Ma ti sarei pi riconoscente se tu partissi oggi stesso.
Non mi opprimere.
Invece, non opprimere me, rispose Gregorio. Devi farlo, Giuseppe.
Questi riparl del vento; insist anche che il cielo era pieno di nuvole pregne di pioggia. Che importanza pu avere un giorno? piagnucol egli.
Ma Gregorio insist tanto che l'altro si decise e cominci a prepararsi.
Giuseppe lasci allora il fratello e, maledicendo in cuor suo mastro Stewart pel cumulo di noie che si accumulavano su lui, and a prepararsi pel viaggio.
Gregorio s'indugi nella sala da pranzo, restando seduto e con lo sguardo fisso, al posto che aveva occupato durante il pranzo. Di quando in quando e con un risolino di giubilo si versava un bicchiere di moscato e lo tracannava. Mentre deponeva il bicchiere, comparve sulla soglia una bellissima ragazza, la quale non aveva pi di venti anni. Gregorio guard quel volto fresco e ovale, la cui fronte aveva un'aureola di lussureggiante capigliatura bruna, e pens che era orgoglioso di sua figlia. La fiss ancor meglio e trov che aveva ragione il fratello; ella non aveva l'aria di una ragazza il cui innamorato non  tornato dalla guerra. Le labbra erano sorridenti e gli occhi, azzurri come il cielo, le brillavano di gioia.
Perch avete l'aria cos triste? esclam ella mentre mio zio sta per andare in viaggio?
Gregorio volle allora mettere a prova i pensieri della figliuola.
Kenneth, disse egli con intenzione, mentre la osservava attentamente.
La gioia disparve dagli occhi della ragazza, i quali. assunsero un'espressione, che ne aument il fascino. Gregorio per cercava una qualche traccia di paura, o di preoccupazione, ma ne fu disilluso.
Che si sa di lui, pap? domand lei avvicinandosi al padre.
Nulla, ed  questa la mia preoccupazione. Sarebbe ora di saper qualche cosa, e poich non abbiamo notizie, tuo zio si accinge ad andarle a cercare.
Credete che abbia potuto accadergli qualche cosa dl male?
Gregorio tacque un momento come per pesare la sua risposta.
Speriamo di no, mia cara, disse egli. Egli potrebbe essere prigioniero. Le ultime notizie che avemmo di lui datano da Worcester, ed  gi una settimana da che ebbe luogo la battaglia. Se egli fosse prigioniero, tuo zio avrebbe abbastanza influenza per farlo liberare.
Cinzia sospir e si avvicin alla finestra.
Povero Kenneth, mormor ella dolcemente, potrebbe anche essere ferito.
Lo sapremo presto, rispose egli. Invece di imbattersi in un dolore, non trovava che una semplice preoccupazione. Non si era ancora attenuato il suo disappunto, che la ragazza cominci a parlare delle condizioni degli alberi nel parco sottostante. Gregorio ebbe la voglia di redarguirla per quella mancanza d'interessamento per la sorte del fidanzato, ma pass oltre. In ogni caso, se Kenneth viveva ancora, egli finirebbe per sposar la ragazza. Ella aveva sempre dimostrato al giovane una simpatia; era stata gentile con lui; certo ella lo sarebbe ancora al ritorno di Giuseppe; a meno che il giovane non si trovasse tra i morti di Worcester, nel qual caso forse egli, Gregorio, vedrebbe come il destino di Kenneth non produrrebbe alcun dolore nella ragazza.
Il cielo  fosco, pap, disse Cinzia dalla finestra, e quel povero zio ne prender dell'acqua durante il viaggio.
Mi fa piacere che qualcuno abbia piet di quel povero zio, brontol Giuseppe, che entrava in quel momento, di questo zio che tuo padre spinge fuori di casa per correr dietro al tuo turbolento fidanzato.
Cinzia gli sorrise.
 un eroismo da parte vostra, zio.
Far del mio meglio per rintracciarlo, perch questi begli occhi non abbiano a perdere la loro bellezza.
Lo sguardo di Gregorio disapprov quello scherzo di Giuseppe, il quale si avvicin al fratello.
Non  vero che ella soffre? mormor, mentre Gregorio non gli rispose nemmeno.
Un'ora dopo, mentre Giuseppe montava in sella, e guardava la ragazza che accarezzava il collo del cavallo:
Vedrai che sar come ti ho detto, disse.
Spero che tornerai in compagnia del giovane, rispose secco Gregorio, sar meglio.
Giuseppe scroll sdegnosamente le spalle. Poi, dopo aver preso commiato dal fratello e dalla nipote, spron il cavallo, seguito da due domestici e prese la via del sud.
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CAPITOLO 12. LA CASA CHE APPARTENEVA A ROLANDO MARLEIGH.
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L'indomani verso mezzogiorno, Gregorio Ashburn prendeva aria sulla sontuosa terrazza del castello di Marleigh, quando uno scalpitar di cavalli che si avvicinavano velocemente sul viale dest la sua attenzione. Cess di passeggiare e si volse per vedere chi giungesse. Pens prima al fratello poi a Kenneth. Attraverso gli alberi, quasi denudati, egli scorse due persone che cavalcavano l'una accanto all'altra; dal fatto che i personaggi erano due ne dedusse che non era certo Giuseppe che tornava.
Mentre egli cos aspettava, fu raggiunto da Cinzia, che gli venne accanto e gli ripet la domanda che egli si era gi rivolta. Ma il padre non pot far altro che rispondere ch'egli sperava nel ritorno di Kenneth.
Quando i due cavalieri non furono pi celati dallo schermo degli alberi e si trovarono sotto la terrazza, essi apparvero tutti infangati e dissimili l'uno dall'altro agli sguardi di Ashburn e della figliola. Colui il quale cavalcava un po' avanti pareva dall'abito un perfetto puritano. L'altro indossava un mantello rosso il cui lembo era sollevato di dietro da una spada di lunghezza prodigiosa e aveva in testa un cappello non ornato da penna alcuna. Aveva egli in tal modo l'aria di uno scapestrato, che lo rendeva in tutto dissimile dal pio compagno di viaggio che gli era accanto. Nel momento in cui smontava da cavallo, si pot osservare che il cavaliere era molto pi male in arnese al disotto dell'audace mantello rosso che indossava. Egli vestiva un giustacuore di pelle in uno stato tale che qualsiasi domestico avrebbe scartato; aveva un paio di brache grigie, usate fino alla corda e un paio di stivali di cuoio logorati e ornati da un paio di speroni arrugginiti.
Gregorio sost un momento sulla terrazza per chiamare il domestico perch andasse incontro ai nuovi arrivati e poi discese i gradini per salutare Kenneth con grande effusione. Dietro di lui, si fece avanti Cinzia, lentamente, come se avesse il doppio della propria et, e salut con molta calma Kenneth, al quale rivolse qualche cortese espressione, congratulandosi di vederlo salvo e promettendogli di baciargli la mano.
Nel fondo era Sir Crispino, col volto pallido e sofferente e con gli occhi che fiammeggiavano, da che il suo sguardo fosco si era di nuovo posato, dopo tanti anni sulle pietre di quella casa... Di quel castello nel quale si era presentato col cappello in mano per chiedere asilo.
Gregorio parlava tenendo la mano sulla spalla di Kenneth.
Eravamo molto preoccupati per te, ragazzo mio, disse egli. Avevamo anche pensato al peggio, e proprio ieri Giuseppe  partito in cerca di tue notizie, recandosi da Cromwell. Dove sei andato a cacciarti?
Lo saprete subito, Signore; ma si tratta di una lunga vicenda.
Sarai certamente stanco e avrai bisogno di riposo. Cinzia se ne occuper. Ma chi  questo spauracchio che  in tua compagnia? Chi  questo straccione? esclam egli indicando Galliard. Egli aveva prima creduto che fosse un domestico, ma il rossore che copriva il volto di Crispino lo convinse del proprio errore.
Vorrei che sapeste, Signore... cominci Crispino con calore, quando Kenneth lo interruppe.
 proprio a questo signore che io devo la mia presenza qui. Egli mi fu compagno di prigione, e fu per la sua intelligenza e per la sua forza straordinaria che riuscii a salvarmi. Tra poco ne sentirete il racconto e sono certo che vi divertirete. Questo gentiluomo  Sir Crispino Galliard, capitano dei cavalieri, col quale ho servito recentemente nella brigata di Middletan.
Crispino si inchin leggermente, rendendosi conto dello sguardo scrutatore che Gregorio aveva fissato su di lui. Egli per fu preso da un subitaneo timore che, forse, dopo tutto, gli anni trascorsi, non avessero prodotto un gran cambiamento in lui.
Sir Crispino Galliard, diceva Ashburn, come se cercasse nella sua memoria. Galliard, Galliard... Non certamente colui che era chiamato "Dissoluto Galliard" e che ci arrec tanto fastidio durante gli ultimi tempi del re?
Crispino sospir ancora. La curiosit di Ashburn, era cos spiegata.
Sono proprio io, signore, rispose egli con un sorriso e con un altro inchino. Servitor vostro, signore, e anche vostro signora.
Cinzia guard con interesse quell'uomo dall'aspetto soldatesco. Ella pure e chi non ne aveva sentito parlare? aveva udito raccontare le gesta incredibili di quell'uomo. Ma nessuna delle sue azioni, che ella aveva sentito raccontare poteva rivaleggiare con quella della fuga di Worcester; e, quando la sera stessa Kenneth ne fece il racconto a cena, gli occhi grigi della ragazza nel posarsi su Crispino erano pieni di ammirazione.
Come la maggior parte delle donne, ella era romantica. Amava i poeti e i loro canti di gesta importanti e, in quel momento ella aveva dinanzi, per quanto ne aveva sentito parlare, uno di quei veri eroi, che nei romanzi sogliono descriversi.
Ella non aveva ancora apprezzato molto Kenneth; e accanto a quel diavolo incarnato della guerra, dagli occhi fiammeggianti, il giovane, ad onta della sua bellezza e del suo bel portamento, pareva dileguare, diventando insignificante. E quando egli le raccont, che, giunto nel battello, era svenuto; la ragazza proruppe in una risata di disprezzo.
Dinanzi a quella espressione cos tanto male appropriata, il padre le lanci uno sguardo significativo. Kenneth interruppe ad un tratto il racconto e la guard con aria di rimprovero, arrossendo prima e poi impallidendo, a mano a mano che la collera sostituiva quel senso di fastidio che aveva poc'anzi provato. Galliard ne prov un certo gusto, perch quella risata corrispondeva ai suoi stessi sentimenti; vuot lentamente il bicchiere e non fece attenzione al silenzio penoso che incombeva tutti.
A voler dire il vero, era nel suo spirito una certa emozione, la quale gli impediva qualsiasi manifestazione esteriore.
Dopo diciotto anni, egli si trovava di nuovo nella sua avita dimora di Marleigh. Ma in che modo vi era tornato? Sotto un falso nome e per chiedere rifugio presso gli usurpatori del proprio tetto. Ma egli era venuto da vendicatore, era l per far giustizia; la fiamma di un odio invincibile gli bruciava il petto, e chiedeva non meno della vita di coloro che avevano distrutta la sua vita stessa. Egli era costretto a sedere da mendicante al desco ove avrebbe dovuto sedere da padrone, e dover per giunta calmare il suo stato di eccitazione, senza che trasparisse il vulcano che gli ardeva in petto, sforzandosi di fare buon viso al volto sorridente di Gregorio Ashburn. Ma il momento non era ancora giunto. Occorreva aspettare il ritorno di Giuseppe, e vendicarsi nello stesso tempo di entrambi i fratelli.
Aveva atteso pazientemente durante diciotto anni, nella fiducia che prima di morire, Dio misericordioso gli avrebbe accordato ci che egli sperava e per cui viveva; ma ora che era alla vigilia dell'avvenimento che aveva atteso con tanta rassegnazione, si sentiva invaso da una certa impazienza.
E bevve molto quella sera, e a mano a mano che beveva si sentiva pi calmo, perch mai nel vino aveva degli eccessi per amici o per nemici. Poco dopo Cinzia si allontan, seguita da Kenneth, Crispino rest al suo posto, bevendo alla salute del suo ospite, ma in cuor suo alla di lui perdizione, finch Gregorio, che non aveva mai trovato chi lo sorpassasse dinanzi a una bottiglia, cominci a sentirsi intorpidito e preso da una certa sonnolenza, socchiudendo gli occhi alla luce delle candele.
Rimasero entrambi seduti a tavola, fino a mezzanotte, parlando del pi e del meno, ognuno di loro comprendendo ben poco di ci che l'altro diceva. Quando l'ultimo rintocco delle ore si ud nel vestibolo, Gregorio accenn di voler andare a letto.
E dove dormir stanotte? domand Crispino.
Nell'ala nord, rispose Gregorio con una specie di singulto.
No, signore, io protesto, esclam Galliard sorgendo in piedi. Io dormir nella stanza del re e non altrove.
Nella stanza del re? replic Gregorio, mentre il volto mostrava il turbamento del suo cervello. A che volete alludere con la stanza del re?
A quella che si trova sulla facciata orientale che sporge sul mare, e che  quella che mi piace di pi.
Che ne sapete se, come credo, non l'avete mai veduta?
Non l'ho veduta? cominci Sir Crispino, con una voce terribile nella sua calma minacciosa. Ma subito si contenne come se volesse scacciare i fumi del vino: nei tempi passati, quando erano qui padroni i Marleigh, mormor egli, io fui spesso tra questi muri. Rolando Marleigh era mio amico; mi si dava sempre la stanza del re, ed  l che vorrei far riposare le mie ossa stanotte.
Voi eravate amico di Rolando Marleigh? disse con ansia Gregorio, il cui volto era divenuto livido. Il suono di quel nome lo aveva turbato, come se lo spettro di Rolando Marleigh gli fosse comparso dinanzi. Gli si piegarono le ginocchia e cadde sulla sedia dalla quale si era levato.
S, che era mio amico! conferm Crispino, egli spos una vostra sorella, non  forse vero? E non essendovi altre persone della famiglia il castello Marleigh pass nelle vostre mani.
Egli spos nostra cugina, corresse Gregorio. Che famiglia sfortunata!
Sfortunata davvero, rispose Galliard con voce roca. Povero Rolando! ebbene, in considerazione dei tempi passati, io dormir nella stanza del re, Mastro Ashburn.
Potrete dormire dove vorrete signore, concluse Gregorio, e si levarono in piedi. E ci farete l'onore di soggiornare al castello di Marleigh, sir Crispino? domand alla fine Gregorio prima di separarsi dal suo ospite.
No, signore, probabilmente me ne andr domani, rispose Crispino, senza pensare a ci che diceva.
Spero di no, disse sollevato Gregorio. Un amico di Rolando Marleigh  sempre il benvenuto nel castello che un giorno appartenne a lui.
La casa che appartenne a Rolando Marleigh, mormor Crispino. Ah! La vita ha la stessa precariet della caduta di un dado; essa non  che effimera. Stanotte, voi dite che questa casa appartenne a Rolando Marleigh; ora taluno potrebbe anche dire la casa dove vissero e morirono gli Ashburn. Buona notte, mastro Ashburn.
Il "Cavaliere" se ne and barcollando e inciampando per le scale, in cima alle quali era un domestico in attesa con il candeliere in mano, per accompagnarlo alla stanza che egli aveva domandata. Gregorio lo segu con lo sguardo smarrito. Le parole rapidamente pronunziate da Galliard gli risuonavano come una profezia nelle orecchie.
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CAPITOLO 13. LA METAMORFOSI DI KENNETH.
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L'indomani per sir Crispino non accenn affatto a mettere ad esecuzione ci che aveva detto la sera precedente, circa la sua partenza dal castello Marleigh. Non ne parl, nemmeno, ed ebbe l'aria di chi stesse per farvi un soggiorno indefinito. Gregorio non fece alcun commento. Ci che il "Cavaliere" aveva fatto per Kenneth rendeva Gregorio quasi debitore di Galliard, e poich il cavaliere era un fuggiasco perseguitato dalla giustizia del Parlamento, sarebbe stato poco opportuno da parte di Gregorio affrettarne la partenza. Del resto Gregorio ricordava ben poco di ci che era stato detto la vigilia attraverso i fumi del vino, e gli era restato vagamente in mente che Crispino aveva conosciuto un tempo Rolando Marleigh.
Kenneth era a sua volta contento che i giorni passavano e Galliard non gli chiedeva quell'aiuto che gli aveva fatto giurare di prestargli in qualsiasi momento. Si meravigli anche che Galliard pareva quasi averlo dimenticato. Egli per altro ci pensava poco, preoccupato piuttosto dalla crescente freddezza di Cinzia, che prestava poca attenzione alle parole che le diceva il giovane, e se per caso gli rispondeva, era per interromperlo e per dirgli che egli era l'uomo dalle molte parole e dalle scarse azioni. La ragazza criticava tutto ci che il giovane faceva e glielo diceva con franchezza. E la prima freccia di cui ella si serv per ferirlo fu l'abito fosco ed ecclesiastico del giovane. Lo chiam corvo e chierico ipocrita, e gli elarg altre contumelie del genere. Egli l'ascolt stupito.
E siete voi, Cinzia, figlia di una casa timorata di Dio, che vi burlate del simbolo della fede? esclam egli in preda alla sorpresa.
Una fede, disse ella ridendo, la quale non ha che dei simboli esteriori e che  senza consistenza... dei testi, dei gemiti, dei suoni nasali...
Cinzia! esclam egli inorridito.
Andatevene pure per la vostra strada, signore, disse ella met scherzando e met seriamente. Che bisogno ha una vera fede dei simboli esterni? Essa esiste tra Dio e voi, e il Signore guarda il vostro cuore e non il vostro abito. Perch mai voi, per rendervi meglio accetto a lui, non cercate di rendervi invisibile agli altri uomini?
Le guance di Kenneth erano rosse per la collera. Dalla terrazza sulla quale si trovavano, egli gett lo sguardo verso il viale del parco. In quel momento con andatura leggermente spavalda, si avvicinava negligentemente Sir Crispino Galliard. Egli indossava un giustacuore orlato di ricami d'argento, e aveva in testa un cappello grigio, dal quale pendeva una piuma rossa che egli aveva tratta fuori dal guardaroba di Gregorio Ashburn. La vista di Crispino gli sugger una risposta immediata, e mostrandolo a Cinzia, disse:
Mi preferireste forse vestito come lui?
E perch no? rispose lei. Avreste almeno l'aria di un uomo.
Se il concetto che avete dell'uomo,  quello di uno scapestrato, di un ubriacone, o di uno spavaldo, non contate su me.
E che cosa contate di essere?
Un gentiluomo, signora, le rispose pomposamente.
Mi pare, rispose lei con calma, che non sia la vostra via. Un gentiluomo non deve calunniare un altro dietro le spalle specialmente quando gli  debitore della vita. Kenneth, ho vergogna io per voi.
Ma io non lo calunnio, disse egli con alterigia. Voi sapete benissimo la sbornia che prese tre sere fa per celebrare il suo arrivo al castello di Marleigh. N io dimentico ci che gli devo e il pagamento dovr farglielo in una forma che voi non sospettate nemmeno. Se ho parlato cos di lui, l'ho fatto perch provocato da voi. Credete forse che io possa sopportare il paragone con un uomo simile? Non sapete che nome gli davano i realisti? Ebbene lo chiamavano il "Cavaliere della Taverna"...
La ragazza lo guard con tranquillo disprezzo.
E come chiamavano voi? Forse il cavaliere del pulpito? O forse il cavaliere della piuma bianca? Mi annoiate proprio, signor Stewart. Io concepisco l'uomo che abbia i difetti e le debolezze dell'uomo, ma che abbia nello stesso tempo quelle doti di onest, di cavalleria e di coraggio; assieme a delle gesta compiute; che insomma non abbia dell'uomo soltanto il vestito.
Il bel volto del giovane era scarlatto per l'ira.
Poich  cos, signora, disse egli con la gola arida, vi lascio in compagnia di quel fanfarone del cavaliere.
E senza nemmeno un inchino, gir sui tacchi e la lasci. Era la volta di lei ora di andare in collera, e fu buon per lui di non indugiare. Ella si vergogn sotto la sferzata dell'insulto del giovane, rendendosi conto di avere esagerato sui meriti di Galliard. I suoi sentimenti verso quel cavaliere scapestrato erano ispirati piuttosto alla piet e non ad altro. Lo considerava un coraggioso, non fosse che per la fuga di Worcester, ad onta dell'aria spavalda che aveva e deplorava che un uomo che aveva simili doti di nobilt, potesse essere caduto tanto in basso. Qualora ella fosse entrata in una certa intimit con lui, avrebbe certo cercato di domandarglielo.
Questa idea si fece tanto strada nella sua mente che, senza aspettare che una certa intimit fosse nata tra di loro, ella cerc di avviare la conversazione su quel sentiero, abbordando quel delicato argomento. Ma egli non fece che parlare di cose banali, dopo che la ragazza gli si fu avvicinata, trincerandosi dietro una fredda riserva, che l'altra non riusc a superare. Egli aveva il suo piano prestabilito. Cinzia rappresentava per lui la breccia per la quale egli avrebbe scaraventata la sua vendetta. Ma egli la vedeva tanto pura, tanto dolce e fresca, che era stupito che ella potesse essere la figliuola di Gregorio Ashburn. Si sent commuovere al pensiero delle sofferenze di un'innocente, e avvenne in lui una specie di reazione, pensando che non poteva sostenere la parte di Giuda.
Fin dai primi giorni della sua permanenza al castello, egli aveva atteso con impazienza il ritorno di Giuseppe Ashburn. Ora invece sperava ogni giorno che Giuseppe non tornasse ancora.
Gregorio ricevette intanto un messaggio da Windsor nel quale il fratello gli diceva che non avendo trovato al castello il generale capo, era andato a Londra per potergli parlare. E Gregorio, avendo omesso di informare il fratello che il perduto Kenneth era gi tornato, fu costretto a rassegnarsi ad aver pazienza finch non fosse tornato il fratello, recando delle notizie di Cromwell.
Passavano cos i giorni, e trascorse una settimana nella massima tranquillit nel castello di Marleigh senza che nessuno pensasse al vulcano che vi covava sotto. Ogni sera Crispino e Gregorio s'indugiavano a tavola bevendo smisuratamente, anche dopo che Cinzia e Kenneth si erano ritirati. Essi bevevano l'uno per vizio, l'altro come aveva sempre fatto per cercare l'oblio.
Crispino beveva pi che mai, temendo che le considerazioni fatte su Cinzia non finissero per disarmarlo. Se la ragazza lo avesse disprezzato o evitato ed egli se ne meravigliava, dato ci che ella sapeva di lui l'opinione che si era fatta di lei si sarebbe molto attenuata. Ella invece ne cercava la compagnia, e gli manifestava una cortesia tale che lo spingeva alla disperazione ed anche al punto di odiarla.
Kenneth, non conoscendo nulla dei proponimenti femminili che ella metteva in pratica, e non osservando che le apparenze, ingrandite dalla gelosia, non fece che fraintendere sempre, al punto da stizzirsi contro di lei, contro Galliard e contro lo stesso Gregorio.
Durante delle ore intere, egli si abbandonava alla tristezza, e cos non faceva che alimentare la gelosia, come se in tal modo, stupidamente inefficace, le cose potessero cambiarsi. Se Cinzia rivolgeva la parola a Crispino, se questi le rispondeva, egli stringeva i denti di nascosto; e se per avventura li vedeva insieme, il che avveniva raramente, egli si contorceva dalla collera.
Il suo carattere si era trasformato e sentiva talvolta un istinto omicida. Se egli fosse stato uno spadaccino provetto e avesse potuto mettersi in competizione col cavaliere della taverna, il sangue sarebbe stato certamente versato tra loro due.
Pareva che la sua insensata gelosia e il suo cattivo umore, che erano latenti in lui, e che venivano allora alla superficie, non facessero che distruggere le sue virt, se pur potevano chiamarsi tali quelle qualit bigottesche che aveva ereditate dai suoi parenti.
Egli abbandon, non tutti in una volta, ma a poco a poco quei simboli esteriori, e quel triste abito che era solito indossare. Cambi prima il cappello, sostituendolo con un altro cappello piumato di foggia diversa; poi abbandon quel collaretto, che gli conferiva un aspetto di santit; fu poi la volta del vestito che fu poi sostituito con un altro ricamato in argento. In tal modo si effettu a poco a poco la metamorfosi, tanto che una settimana dopo egli aveva l'aspetto di un brillante cavaliere. In pochi giorni il rigido puritano si era trasformato in un frivolo giovanotto. Procedeva in un'atmosfera di muschio che emanava dalla sua stessa persona; i suoi capelli chiari, che una settimana prima cadevano diritti e trascurati erano ora spartiti nel mezzo, arricciati, e trattenuti da un nodo di seta azzurra al di sopra dell'orecchio destro. Galliard osserv stupito quel cambiamento, ma, conoscendo di quali follie fosse capace la giovent, ne diede tutta la colpa a Cinzia, e ne rise ironicamente, mentre il giovane arrossiva e aggrottava le sopracciglia. Gregorio ne rise a sua volta, attribuendo quel cambiamento alla stessa ragione. E ne rise anche Cinzia, mentre il "Cavaliere della Taverna" rifletteva.
Dopo aver indossato l'abito del cortigiano, Kenneth ne pratic anche le maniere; egli divenne anche libero nel parlare e, mentre una settimana prima si inspirava alla Scrittura, ora ripeteva le espressioni poco parlamentari di Galliard.
Ed era quello il corteggiatore che piaceva a Cinzia. In fondo egli era convinto che i suoi nastri e le sue frusaglie non potevano che renderlo ridicolo agli occhi della ragazza. Ma ebbe per ad accorgersi che, ad onta della sua trasformazione, non fece alcun progresso agli occhi di lei.
Che cosa vogliono dire tutti questi vecchi ciarpami? gli domand ella un giorno. Sarebbero anche per avventura dei simboli esteriori?
Credeteli pure tali, signora, rispose egli in modo asciutto. Non vi piacevo quando ero...
E ora mi piacete ancor meno di allora, l'interruppe la ragazza.
Cinzia voi vi burlate di me, le grid Kenneth con stizza.
Che Dio me ne guardi! Non faccio che osservare il cambiamento, rispose lei con leggerezza. Questo vestito profumato non  che una mascherata, come lo era quell'altro severo che indossavate prima. Allora simulavate la santit, ora simulate, Dio sa, che cosa. Per tanto allora quanto adesso, io non ravviso che una simulazione, una pretesa di voler parere quello che non siete.
Egli si allontan con un gesto di dispetto e and in cerca di Gregorio, al quale fece il racconto delle sue sventure, la cui sorgente era da ricercarsi nel mal garbo di Cinzia. Ne risult una tempestosa intervista tra Cinzia e suo padre, durante la quale la ragazza dichiar che non avrebbe mai sposato quel fatuo. Gregorio si strinse nelle spalle, rise ironicamente, e rispose che la follia  retaggio dei giovani e che nella follia appunto si trova la via della saggezza.
Ma la sua follia oltrepassa i limiti, rispose ella con energia. Mastro Stewart pu tornare tra le lande scozzesi; al castello di Marleigh egli non fa che perdere del tempo.
Cinzia! esclam egli.
Perch andate in collera, pap, ella supplic. Non vorrete certo maritarmi contro la mia inclinazione? Non vorrete che io sposi un uomo che disprezzo?
Ma con qual diritto lo disprezzi? Domand egli con uno sguardo truce.
Col diritto che mi d la libert che ho di pensare; la sola libert che una donna conosca. Quanto al resto essa non  che un mobile; non  tenuta in maggior considerazione di un bue o di un asino, come dicono le Scritture, un oggetto da scambiare, da vendere da comprare, secondo l'arbitrio degli altri.
Fanciulla mia che ne sai di ci? esclam egli. Il tuo cervello lavora troppo, mia cara. E con la premessa che una maggior calma nello spirito della fanciulla sarebbe stato pi propizio per riprendere il discorso, la lasci.
Ella and in cerca della solitudine sotto gli alberi, disadorni del parco, ma vi trov invece Crispino, che era seduto su di un tronco caduto al suolo.
Lo spi attraverso gli alberi, mentre il frusco della sua veste annunciava a lui l'avvicinarsi della fanciulla. Il cavaliere si lev in piedi, e, dopo essersi tolto il cappello, fece atto di allontanarsi.
Sir Crispino, domand lei, trattenendolo. Egli si volt.
Servitor vostro, signora Cinzia.
Vi faccio forse paura, sir Crispino?
La bellezza, signora, ispira coraggio piuttosto che paura, rispose egli con un sorriso.
Ci  un'evasione, signore, e non una risposta.
Interpretata esattamente, signora Cinzia, essa  anche una risposta.
Allora non vi faccio paura?
Non  mia abitudine.
E perch m'avete sempre evitato durante questi tre giorni?
Contro la sua stessa volont Crispino sent affrettarglisi il respiro, e prov un certo piacere nell'udire che la sua assenza era stata notata.
Perch, se non l'avessi fatto, sareste stata voi ad evitarmi, rispose egli lentamente. Io sono un uomo orgoglioso, signora Cinzia.
Anche Satana era orgoglioso, e fu appunto il suo orgoglio che lo trasse alla perdizione.
E avverr lo stesso di me; rispose egli prontamente, dato che esso mi allontana da voi.
No signore, disse ella ridendo, voi vi allontanate da me perch lo volete voi.
Non  perch io lo voglia, no, continu egli. Ma ad un tratto si ferm e si domand che cosa stesse per dire. Allora con una risatina e con un'aria da cortigiano, continu. Tra due mali, signora, bisogna scegliere il minore.
Signora! ripet ella, senza curarsi di tutto ci che egli le aveva detto. Che brutta parola! Un momento fa mi avete chiamato Cinzia...
Mi ero preso quella libert, forte dei miei capelli grigi, e della quale mi avreste fatto un rimprovero.
Non avete abbastanza capelli grigi da giustificare ci che dite, Sir Crispino, rispose ella maliziosamente, e se io pensassi che la vostra non  una libert?
Mentre la ragazza gli rivolgeva uno sguardo gentile, si sent tremare; poi, con un sorriso di prammatica s'inchin.
Vi ringrazio dell'onore che mi fate.
Ella lo guard un momento con curiosit, poi si allontan passandogli dietro le spalle mentre egli osservava le graziose fattezze, e pensando che stesse per andarsene fu contento. Ma ella non fece che pochi passi.
Sir Crispino, disse lei, guardandolo al di sopra delle spalle, vado a passeggiare sulla scogliera.
L'invito a farle compagnia non poteva essere pi esplicito; ma egli non se ne diede per inteso. Un triste sorriso illumin il suo ruvido volto.
Dovrei cercare Kenneth? disse egli.
Ella corrug le socracciglia.
Ma io non desidero la sua presenza, protest lei. Me ne andr sola.
Ebbene signora non chiamer nessuno.
Ella si domand come un uomo potesse essere tanto sciocco.
Dalla scogliera si gode una bella vista, disse la ragazza.
L'ho sempre pensato anch'io, rispose lui.
Cinzia pens di dargli del pazzo, ma si trattenne. Si sent spinta ad andarsene senza di lui, ma ne desiderava la compagnia e poi Cinzia era una donna che non aveva l'abitudine di veder frustrati i propri desideri.
Non volete dunque venire con me? gli domand nettamente alla fine.
Ebbene, s, se volete, rispose egli senza entusiasmo.
Allora, rimanete pure, signore.
Il tono offeso della voce di lei gli fece comprendere la propria sgarbatezza, tanto che rimase un istante contrito di fronte a lei.
Col vostro permesso, vi accompagner, signora. Sono davvero sciocco, e poi oggi non so che cosa abbia. Temo che la mia compagnia vi possa essere molesta. Ma se volete sopportarmi, cercher di fare del mio meglio.
No, rispose lei freddamente, io non sono solita di cercare la compagnia degli sciocchi. E se ne and.
Egli rest impalato al posto dove ella l'aveva lasciato, e in cuor suo ringrazi poco galantemente il cielo; poi rise tra s con una risata piena di amarezza.
Per san Giorgio mormor. Ho ci che mi spetta.
Crispino sedette di nuovo su quel tronco caduto e cominci a riflettere che, essendo venuto al castello di Marleigh con dei propositi determinati, stava per diventare lo zimbello di una donna. Gli balen anche in mente l'idea di fuggire, dimenticando i torti che aveva sofferto e dimenticando la vendetta che aveva giurata. Ma la sua riflessione si tradusse in una bestemmia.
Dio del cielo, che io sia uno sbarbatello? si domand. Sono forse tornato all'et di diciassette anni, per modo che guardando negli occhi una donna, io finisca per dimenticare tutto ci che  lo scopo della mia esistenza? E poi, in uno scoppio di passione: Se soltanto il cielo mi avesse lasciato cadere sul campo di Worcester!
Il "Cavaliere" si lev bruscamente in piedi e cominci a camminare senza scopo, quando, giunto sul sentiero, si trov di fronte a Cinzia, che gli rise in volto.
Indolente personaggio; sapevo che, volente o nolente, mi avreste seguita! esclam ella. A quelle parole egli non pot che sorridere e risponderle che la sua congettura era esatta.
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CAPITOLO 14. IL CUORE DI CINZIA ASHBURN.
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Quei due personaggi stranamente assortiti camminavano l'uno accanto all'altro; la donna, la cui anima era pura come la brezza che veniva dal mare, e l'uomo, la cui vita era stata, diversi anni prima, scossa dalla sventura; la ragazza sulla soglia della pubert, e che fino a quel momento era stata quasi una bambina; l'altro di media et, e inspirato al solo sentimento della vendetta, e sprezzante della vita.
Sir Crispino, disse ella timidamente, non  vero che siete infelice?
Sorpreso dal tono di quelle parole, Galliard volt la testa per osservare meglio la fanciulla.
Infelice io? rispose ridendo. E potrei esserlo, Cinzia, mentre mi onorate della vostra compagnia?
Allora siete felice? ribatt la donzella.
Ma che cosa  la felicit? domand egli con la stessa voce con la quale Pilato avrebbe chiesto quale fosse la felicit.
E prima che ella potesse rispondergli, si affrett ad aggiungere: Durante questi ultimi anni non sono stato molto felice.
Non parlo del momento attuale, disse lei con tono di rimprovero, ma della vostra vita.
Signora Cinzia, rispose il "Cavaliere" come se non avesse udita la domanda, vorrei parlarvi di Kenneth.
Vorrei invece parlarvi di voi, interruppe Cinzia. Non  bello disobbedire ad una donna. Del resto Stewart mi interessa ben poco.
Codesto scarso interesse per un futuro marito  poco bene augurante per l'avvenire.
Avevo creduto che poteste comprendermi. Sir Crispino, sappiate che Kenneth non sar mai mio marito.
Cinzia! esclam egli.
Potrei mai amare un essere tanto insulso? domand lei. Vi pare che sia egli un uomo che si possa amare, Sir Crispino?
Se aveste la pratica che ho io della vita, sareste sorpresa nell'osservare quali uomini le donne possano amare e anche sposare. Ebbene, Cinzia, quali difetti trovate in lui?
Tutti i difetti.
Egli rise incredulo.
 colpa vostra, Cinzia. Se la condotta di Kenneth pu sembrarvi stravagante, siete voi che meritate biasimo. Siete severa con lui, e allora egli, per cercare di piacervi, si abbandona a qualche esagerazione.
 stato forse mio padre che vi ha pregato di parlarmene?
E da quando godrei tanta fiducia da parte di vostro padre? No, no, Cinzia. Sto perorando presso di voi la causa di quel giovane perch... ebbene non so io stesso perch.
 male perorare per qualcuno senza saperne la ragione. Lasciamo stare Kenneth. Mi hanno invece detto, Sir Crispino, disse lei rivolgendogli uno sguardo che avrebbe fatto fremere una statua, che nell'esercito del re eravate conosciuto sotto il nome del cavaliere della taverna?
Ed  vero. Ebbene?
Mi pare che arrossiate nel pensarci!
Io?
Il "Cavaliere" la guard e, dopo averne incontrato lo sguardo grave, scoppi in una sonora risata.
Oh, Cinzia! Mi fate morire dal ridere! disse egli. Immaginarvi un Crispino Galliard che arrossisce come una scolaretta al suo primo amore. Sarebbe lo stesso che pensare a Lucifero che recita una litania.
Gli occhi di Cinzia divennero severi.
Siete sempre lo stesso. Deridete qualsiasi cosa. Mi fate pensare che, appunto per questo, vi troviate in simili condizioni.
Egli rise ancora, ma d'amarezza.
V'ingannate, mia cara fanciulla. Non sono stato sempre cos. Una volta... E tacque. Lasciate stare il mio passato, Cinzia. Esso  morto, e non  bello parlare dei morti.
Ma che cosa  mai nel vostro passato? Insist ella. Che cosa ha potuto alterare un carattere che aveva e che ha tuttora dei nobili proponimenti? Che cosa vi ha fatto scendere dal vostro piedestallo? Perch...
Basta, basta, fanciulla, supplic egli.
No, parlatemene. Sediamo qui. e prendendolo per la manica, ella si sedette su d'un monticciolo e gli fece posto accanto a lei sull'erba. Egli obbed con un sospiro.
Erano circondati da un profondo silenzio, interrotto di quando in quando dal canto di un pescatore che rammendava la rete sulla spiaggia sottostante e dal lieve rumore delle onde. I suoi occhi carnali osservavano l'immensit del mare del cielo, mentre gli occhi della mente contemplavano il vuoto dei suoi trentotto anni.
Si sent tentato di parlare. Il tono di cordialit, che era nella voce della fanciulla, l'incoraggiava, e quella cordialit era per lui simile alla bevanda per l'assetato. Prov il desiderio di rivelarle che egli era in quello stato per colpa degli altri, ma si trattenne pensando che i colpevoli della sua sventura erano i parenti della ragazza. Torn a ridere crollando la testa.
Non ho nulla da dirvi ragazza mia. Parliamo piuttosto di Kenneth.
Mi dispiace parlarne.
Lo dovete invece, volente o nolente? E avete torto di non seguire il mio consiglio.
Torto, perch?
Perch siete ingiusta verso quel povero giovane. Non vi rendete conto che la sua sola aspirazione  quella di piacervi?
E codesta aspirazione lo spinge a curiose manifestazioni.
Egli forse sbaglia nella scelta dei mezzi. Non brama che di guadagnarsi la vostra stima, e poi  il sentimento che deve contare, non il modo con cui esso si manifesta. Perch siete cos poco gentile con lui?
Ma non  vero. Non sarebbe forse peggio incoraggiare i suoi modi con una mal compresa indulgenza? Egli mi fa perdere la pazienza.
Io vi mostrer invece che siete stata voi a renderlo quale voi dite.
Ma, sir Crispino, diventate noioso!
Noioso, perch parlo di un dovere!
Ma, che cosa dite? Un dovere! disse lei arrossendo di collera.
Mi spiegher meglio, continu egli senza occuparsi dell'interruzione. Egli  il vostro fidanzato.  un giovane onesto e onorato. Voi invece lo scombussolate, facendo valere le prerogative del vostro sesso, che fanno dell'uomo uno schiavo. Dinanzi al vostro atteggiamento egli commette delle follie, e diventa geloso.
Geloso? esclam Cinzia.
S, ed  geloso anche di me, esclam egli con una risata. Pensateci geloso di me! Geloso di colui che  soprannominato il cavaliere della taverna!
Ella prov, a quelle parole, uno stupore che le tolse il respiro.
Basta una sola parola perch si riveli a un tratto un sentimento nascosto del quale non si sospettava nemmeno l'esistenza. Ma quel sentimento era poi mostruoso a tal punto? E le venne subito in mente che il sospetto di Kenneth non era poi senza fondamento.
Quell'uomo che parlava di s stesso con tanto disprezzo, aveva preso il sopravvento su Kenneth. E nel paragonar l'uno all'altro, ella aveva finito per disprezzare Kenneth! La debolezza, la pusillanimit di quest'ultimo facevano un contrasto enorme con l'energia e l'alto spirito di Sir Crispino.
Le pareva di ammirare una maschia bellezza nel volto di quel soldato di ventura, e ne dimenticava l'et. Fin dal giorno in cui egli era giunto al castello di Marleigh, le era sembrato uno di quegli eroi da romanzi che aveva letto di nascosto. Il mistero che velava la vita del cavaliere, la sua malinconia, le sue sventure e le gesta che ella aveva sentito raccontare di lui, tutto era servito ad eccitare il suo spirito.
E in quel momento le parole di sir Crispino avevano avvalorato il sentimento che era nato in lei da un pezzo.
Ella sentiva d'amarlo. Quell'uomo aveva parlato della sua vita triste; aveva detto che era un soldato di ventura, ed ella lo amava di un amore che pu anche spingere una donna al sacrificio per un uomo: di un amore che non fa altro se non dare, senza chieder nulla in cambio. E di quell'amore non soltanto sir Crispino non si accorgeva, ma rideva di disprezzo nel pensare che un giovane potesse essere geloso di lui.
Avrete certamente notata quell'insana gelosia, disse egli. E voi, invece di calmarla, non fate che renderla pi acuta. E potrei giurare che siete venuta a passeggio con me appunto a tale scopo. Abbiate piet di quel povero giovane e non spingetelo a commettere altre follie!...
Ma  stato forse per colpa di una donna, che avete tanto sofferto? domand lei senza curarsi delle parole del "Cavaliere".
No. Ma che ha ci a vedere con Kenneth?
Nulla. Ve l'ho domandato per curiosit. Non pensavo a Kenneth.
Egli la guard stupito. Le aveva dunque parlato del giovane con tanto fervore senza che ella vi pensasse nemmeno?
Pensate a lui, Cinzia! implor egli. Riflettete su ci che vi ho detto. Siate pi indulgente e finirete per apprezzarlo. Trattatelo bene!
Vorrei, sir Crispino, che lo udiste parlar di voi! disse ella dopo un momento di silenzio. E dire che gli avete salvata la vita!
Quelle parole richiamarono sir Crispino alla realt. Egli si ricord del prezzo che aveva chiesto al giovane pel servigio che gli aveva reso, e pens che era fiato perduto perorarne la causa. Si lev bruscamente in piedi. Il sole era al tramonto.
Venite, signora Cinzia, disse. Si fa tardi.
Ella obbed macchinalmente. Rifecero il cammino in silenzio, interrotto soltanto da qualche parola di poca importanza.
Parve poi al cavaliere che la causa non fosse del tutto perduta, perch una vaga malinconia era in volto alla fanciulla.
Difatti l'indomani, quando il padre torn sull'argomento, ella si mostr pi docile e ascolt benevolmente ci che disse a favore del giovane. Sir Crispino per non comprese il vero sentimento della ragazza.
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CAPITOLO 15. IL RITORNO DI GIUSEPPE.
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Durante i giorni seguenti Kenneth cerc di fare del suo meglio per cattivarsi l'animo della fanciulla; commise per l'errore di criticare sir Crispino.
Gli occhi di Cinzia fiammeggiarono.
L'amore e la gelosia avevano turbato il cervello del giovane, che insist, senza misurare la portata delle proprie parole. Ella proruppe alla fine e l'invettiva le venne sulle labbra.
Non vi ho gi detto, Kenneth, che non  bello per un gentiluomo criticare chi gli ha salvato la vita? Dovreste vergognarvene!
Egli protest e si senti preso ad una rabbia tale, che per poco non vers delle lacrime.
Quanto al debito che ha, esclam Kenneth, battendo la mano sulla grande tavola di quercia, esso sar da me pagato;  un debito che il gentiluomo, da voi difeso, mi fece contrarre dopo promesse di pagamento a rischio della mia stessa vita.
Voi non rischiate che una cosa di cui siete debitore verso di lui, rispose lei con un disprezzo che gli fece venire le lacrime agli occhi, che se egli non ebbe la forza di trattenerle seppe per nasconderle agli occhi di lei. Ma ditemi, signore, aggiunse lei, spinta dalla curiosit, quale fu la natura del patto che ebbe luogo tra voi due?
Egli non rispose, fece qualche passo nella sala tenendo le mani dietro la schiena, fissando lo sguardo sul pavimento pulito, illuminato dal sole che penetrava dalla finestra. Cinzia si sedette nell'ampia poltrona di pelle, che era accanto alla tavola, e attese.
Kenneth era in preda a una lotta interna, non sapendo se doveva o no mantenere il segreto. Alla fine pensando che non aveva alcun obbligo di discrezione, le raccont brevemente ci che Sir Crispino gli aveva raccontato quella notte a Worcester, e le parl anche del torto subito al cavaliere, torto che non poteva rimanere impunito. Egli non aggiunse n tolse alla narrazione che ne fece.
Cinzia l'ascolt con le labbra dischiuse e con gli occhi sbarrati, sembrandogli quello un racconto da romanzo piuttosto che una verit.
Egli aveva cos parlato ed era quasi caduto su d'una sedia, mentre Cinzia era rimasta al suo posto, immobile e senza profferir parola. Ella parl finalmente con tono di disprezzo.
E osate parlar male di quell'uomo, conoscendo tutto ci? esclam ella. Che cosa avreste fatto voi nei panni di quello sventurato? E voi, chi siete? Voi, che conoscete la vita di quell'uomo, vi ergete a giudice delle sue azioni e osate anche condannarlo? Rispondete, sciocco che siete!
Kenneth non os rispondere come aveva risposto quella notte al "Cavaliere della Taverna". Tacque forse per paura di lei, forse perch non ebbe il coraggio di paragonarsi a quell'uomo. Era appena riuscito a cercare una risposta, quando ud per le scale il passo di Gregorio Ashburn, il quale entr e si avvicin loro.
La venuta di Gregorio non gli fece cambiare atteggiamento, perch questi non pronunci parola alcuna entrando nella sala.
Si avvicin alla tavola, vi appoggi sopra una mano e parve sul punto di parlare, quando il rumore di una vettura e lo schioccare di una frusta lo distolsero, tanto che trasse un profondo sospiro.
Sar Giuseppe! esclam in tono di sollievo, che fu anche notato da Cinzia. Si avvi quindi verso l'uscio per andare incontro al fratello, che giungeva tanto opportunamente, e giunse sulla terrazza nel momento in cui la vettura si fermava e Giuseppe Ashburn in persona ne discendeva.
Mi ha fatto fare un viaggio inutile, Gregorio, disse egli, salutando il fratello. Il tuo inviato mi raggiunse a Londra, quando ero gi stato a Whitehall. Ma che  avvenuto? esclam, dopo aver osservato l'estremo pallore del fratello.
Debbo parlarti, rispose con voce tremante.
Non si tratta di Cinzia per avventura?
Giuseppe si affrett ad entrare per abbracciar la nipote e per congratularsi con Kenneth perch questi aveva fatto la pace con Cinzia.
Ho udito a Londra parlare di un forsennato, certo Galliard, che avrebbe conciato molto male anche un sacerdote e un soldato e che si sarebbe poi involato dalla prigione poco prima dell'ora in cui avrebbe dovuto essere impiccato.
Kenneth arross. L'ironia delle parole di Giuseppe l'aveva colpito come uno staffile; egli aveva vergogna che si raccontasse dinanzi a Cinzia che un uomo aveva fatto per lui ci che egli non avrebbe mai osato fare.
Un sorriso diabolico era sulle labbra di Giuseppe mentre fissava gli occhi sul giovane. La sua lingua di vipera stava per continuare, quando Gregorio lo prese pel braccio e lo trascin nella stanza vicina. Con aria misteriosa, Gregorio chiuse l'uscio e si rivolse al fratello.
Aspetta Giuseppe! esclam egli. Non  giunto ancora il momento di disarmare. Non lasciare la spada, essa ti sar pi necessaria che in qualsiasi altra occasione.
Poi tacque, trasse un profondo sospiro e mormor al fratello. Rolando Marleigh  qui. E cadde esausto su di una sedia. Giuseppe non trasal, n disse nulla. Un leggero battito delle palpebre fu il solo segno di una certa commozione, che avevano destato in lui le parole del fratello. La mano che teneva appoggiata sull'elsa della spada, ricadde penzoloni, poi egli lev le braccia e scosse il fratello prendendolo per le spalle.
Sei pazzo Gregorio, disse. Avrai bevuto un po' troppo durante la mia assenza.
S, ho bevuto, mormor Gregorio, e me ne ha dato lui l'esempio, essendo mio commensale.
Il vino ti ha turbato lo spirito, rispose sprezzante Giuseppe, e avrai creduto di vedere un fantasma alla tua tavola. Su, rianimati.
Il pazzo sei tu, disse Gregorio sorgendo in piedi e mettendosi di fronte al fratello. Non era un fantasma che mi era accanto, ma Rolando Marleigh in carne e ossa, stranamente cambiato dal tempo. Tanto era cambiato, che non l'avevo riconosciuto.
Il tono di Gregorio era tanto serio che lo stesso Giuseppe si sent a disagio. Afferr il polso del fratello e lo costrinse a sedersi.
Ma cosa dici, per Dio? domand stringendo i denti. Allora parla!
Gregorio gli raccont come Kenneth fosse giunto a Sheringham o al castello di Marleigh, in compagnia di certo Crispino Galliard, quello stesso individuo che era conosciuto da tutti per le sue strane gesta e che era soprannominato il "Cavaliere della Taverna".
E questo Galliard sarebbe dunque Rolando Marleigh? domand Giuseppe con voce calma.
Non v' dubbio.
E hai potuto vivergli accanto durante dei giorni senza averlo riconosciuto? Ma dove avevi gli occhi?
Sar stato forse cieco. Ma egli  molto cambiato. Sfido te, Giuseppe, ad averlo riconosciuto.
Giuseppe sogghign mentre il lampo dello sguardo mostrava tutto il disprezzo che aveva per le parole del fratello.
Non parlare cos, Gregorio. Nessuno meglio di me potrebbe ricordarsi di lui, disse Giuseppe con una risata sgradevole. E il giovane, Gregorio, sospetta forse qualche cosa?
Nulla. Ed  questa l'astuzia diabolica di quel maledetto. Egli conosceva i rapporti tra Kenneth e noi e colse l'occasione a Worcester di strappare al giovane un giuramento di venirgli in aiuto in qualsiasi momento e senza dirgli il nome delle persone contro le quali avrebbe preteso di essere appoggiato. Il ragazzo aspetta da un momento all'altro l'ordine di mantenere il giuramento fatto, e forse gi pensa che la tragedia debba aver luogo qui.
Ecco il risultato del tuo progetto di matrimonio per Cinzia, mormor Giuseppe con acredine, e rise ancora col suo riso sinistro. E dire, Gregorio, continu, che egli avrebbe dormito durante quindici notti sotto questo tetto e tu non avresti fatto con maggior efficacia ci che fu fatto troppo affrettatamente diciotto anni fa.
Egli pronunci quelle parole con la stessa freddezza con la quale avrebbe parlato delle cose pi indifferenti. Gregorio rabbrivid e lev gli occhi sul fratello.
Saresti ora tanto codardo, quanto sei stato cieco? esclam Giuseppe.  un bene che io sia ritornato. Tacque un momento poi continu con voce calma e sinistra: Domani stesso cercher di trarlo in un tranello. E poi ci sarai anche tu. E sorrise cupamente.
E non vi sarebbe altra soluzione? domand terrorizzato Gregorio.
Ve n'era una, rispose Giuseppe. Il Parlamento. Ho trovato a Whitehall un certo colonnello Pride, un puritano, il quale darebbe la mano destra per vedere impiccato Galliard, che pare, gli abbia ucciso il figliuolo a Worcester. Se l'avessi saputo... se tu me l'avessi comunicato, avrei cercato di aiutare il colonnello Pride a vendicarsi.
Forse... cominci Gregorio, ma tacque a un tratto. L'uscio si era aperto e sulla soglia era Sir Crispino Galliard, in atteggiamento di deferenza e col cappello in mano.
Ma chi siete mai? domand bruscamente Giuseppe.
Il "Cavaliere della Taverna" si fece avanti.
Sono Sir Crispino Galliard agli ordini vostri, disse il cavaliere facendo un inchino. Avevo udito parlare del ritorno del castellano di Marleigh e che avrei potuto trovarlo qui. Mi sono quindi affrettato a venirvi a ringraziare per la generosa ospitalit che il vostro tetto mi ha dato durante quindici giorni.
Egli misurava Giuseppe con lo sguardo; quest'era stupito. Pochissime erano in quel volto le tracce di somiglianza con Rolando Marleigh. Egli si sarebbe piuttosto immaginato di imbattersi in un uomo invecchiato, dimenticando che Rolando non poteva poi avere pi di trentotto anni. Ma la luce fievole del tramonto addolciva i lineamenti del "Cavaliere" s che questi gli parve pi giovane di quel che avrebbe potuto sembrargli alla luce del giorno.
Giuseppe era riuscito a padroneggiarsi immediatamente e, torturato dal desiderio di sapere se Crispino si fosse accorto di essere stato o no riconosciuto, atteggi le labbra a un sereno sorriso e rispose con accento di cortesia.
Siate sempre il benvenuto, signore. Avete un giorno salvato valorosamente una persona che ci  cara, e l'ospitalit in casa nostra, fintanto che degnerete onorarla della vostra presenza, non  che un minimo contraccambio.
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CAPITOLO 16. RESA DI CONTI.
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Sir Crispino non aveva udito nulla di ci che i due fratelli complottavano tra loro prima che egli entrasse e non pensava affatto che la sua vera identit fosse stata scoperta. Egli non aveva fatto che andare a compiere un dovere d'ospitalit, pur essendo ansioso di vedere Giuseppe Ashburn, l'uomo che, diciotto anni prima, gli aveva inferto quel terribile colpo di spada. L'osserv quindi attentamente ed essendosi reso conto, con quel rapido esame, di trovarsi di fronte ad un uomo pericoloso e ben diverso dal fratello, decise di agire rapidamente.
Difatti, quando egli si present nella stanza da pranzo, vi entr armato ed in tenuta da viaggio.
Giuseppe era solo presso il camino col viso rivolto al fuoco, e con un piede appoggiato su uno degli alari. Gregorio e la figliuola conversavano sotto la vlta d'una finestra. Accanto a un'altra finestra, dalla parte opposta della sala, era Kenneth, afflitto e sconsolato, che guardava la pioggia che cominciava a cadere.
Nell'udire Galliard che entrava, Giuseppe volse il capo e corrug la fronte osservando l'arnese del "Cavaliere".
Che vuol dire ci, Sir Crispino? domand. Andate forse in viaggio.
Ho gi abusato a lungo dell'ospitalit al castello di Marleigh, rispose Sir Crispino avvicinandosi al camino. Parto stasera, signor Ashburn.
Il volto di Giuseppe assunse un aspetto strano. Pure egli mormor qualche parola di rammarico per quella improvvisa decisione. Ma Sir Crispino aveva osservato la strana espressione del volto dell'altro, e gli balen subito in mente che Giuseppe l'aveva riconosciuto; e, mentre moveva verso Cinzia e il padre, ringrazi il cielo che gli aveva suggerito di prendere quelle misure di prudenza e di precauzione.
Giuseppe lo segu con lo sguardo, curioso di sapere se il cavaliere si fosse accorto di essere stato riconosciuto e decise di rimandare il suo progetto ad un momento pi propizio. Ma, ripensandoci meglio, cambi parere. Crispino non avrebbe dovuto uscire di l e tutto sarebbe stato eseguito durante quella stessa sera; fece quindi in modo di avere la spada a portata di mano, sedendo a tavola.
Il pranzo fu piuttosto tranquillo. Kenneth era afflitto. Cinzia era grave e taceva. La storia dolorosa di Sir Crispino la rendeva cogitabonda, ed era triste al pensiero della partenza di Galliard, il quale aveva notato nello sguardo della fanciulla una certa piet e anche un altro sentimento, che non riusciva a definire. La forte voce di Gregorio era piuttosto dura. Il lampo sinistro che era negli occhi del fratello lo rendeva perplesso. Giuseppe era preoccupato e, temendo di destare i sospetti del cavaliere, cerc di parlare di cose indifferenti, raccontando, con opportune risate, episodi banali occorsigli durante il viaggio che aveva fatto a Londra.
Galliard, spinto a sua volta dallo stesso motivo, non fece che raccontar facezie.
Con grande soddisfazione di Giuseppe il cavaliere beveva molto. Ma Giuseppe s'ingann. Kenneth, che mangia poco, parve avere anche lui una gran sete.
Crispino se ne preoccup, temendo che al momento opportuno gli sarebbe venuto meno l'aiuto, pel quale contava, da parte di Kenneth. Se questi gli fosse stato seduto accanto gli avrebbe consigliato sottovoce a non bere, ma il giovane era seduto dalla parte opposta della tavola.
Parve a Crispino, a un certo momento, che i due fratelli si fossero lanciati uno sguardo di intelligenza e quando vide che Gregorio non faceva che versar da bere al giovane, il sospetto divent certezza e si tenne meglio in guardia.
Finalmente Cinzia si lev in piedi. Subito dopo Galliard l'imit e l'accompagn fino alla scalinata.
Permettete, signora Cinzia, disse, che io prenda commiato da voi. Tra un'ora sar lontano dal castello.
Ella abbass lo sguardo e impallid.
Buon viaggio signore, mormor sottovoce la fanciulla, che possiate essere finalmente felice!
Grazie, Signora.
Egli s'inchin mentre Cinzia saliva le scale. Giunta al primo pianerottolo, ella volt la testa. Il cavaliere era tornato a tavola e riemp il bicchiere. I domestici si erano ritirati; Sir Crispino non faceva che tracannare un bicchiere dopo l'altro. La sua allegria, che a mano a mano aumentava, divent incoerenza, le palpebre gli si chiudevano pesantemente e il mento gli cadeva quasi sul petto.
Kenneth lo guardava con disprezzo. Era quello l'uomo che Cinzia gli preferiva! Giuseppe guardava il "Cavaliere" con disprezzo e con soddisfazione. Non avrebbe mai creduta la cosa tanto facile.
Mio fratello mi ha raccontato che avete conosciuto un tempo Rolando Marleight, disse Giuseppe Ashburn.
S, rispose il "Cavaliere" con la lingua grossa. Era un uomo noncurante, e... e fu.., fu la sua noncuranza che l'uccise, e, povero diavolo, mor per mano vostra... almeno cos si racconta.
Cos si racconta?
S, cos si racconta, ripet ancora Sir Crispino. Almeno l'ho udito dire. Credete forse che io menta? E agitandosi sulla sedia assunse un'aria di sfida.
Giuseppe rise in modo da far rabbrividire Kenneth.
Ebbene, non lo nego. Ma ci avvenne in un duello leale.
Crispino non rispose nulla ma si lev in piedi, reggendosi appena sulle gambe malferme, e con tanto poco equilibrio che la sedia cadde con rumore sul pavimento, guard Giuseppe con lo sguardo smorto dell'ubriaco, poi si avvicin traballando all'uscio, che conduceva agli appartamenti del servitorame. Gli altri tre lo osservavano con disprezzo, con curiosit e con una certa gaiezza. Lo videro chiudere la serratura e, sempre traballando, mettersi in tasca la chiave.
Il freddo sorriso che era sulle labbra di Giuseppe, nel momento in cui sir Crispino si volt verso la tavola, dilegu a un tratto nel vedere il "Cavaliere" che aveva perduto ogni traccia di ubriachezza e nell'osservare l'occhio vivace e non pi torbido. Intanto le sue orecchie erano percosse da una voce metallica:
Voi mentite, Giuseppe Ashburn, non vi fu alcun duello. Lo colpiste proditoriamente alle spalle, credendo di ammazzarlo come avevate ammazzato sua moglie e suo figlio. Ma esiste pure un Dio, continu egli con voce tonante, e io vivo ancora. Come una salamandra sono uscito dalle fiamme con le quali cercaste di distruggere le tracce del vostro vile delitto. Sopravissi, e sir Crispino Galliard, soprannominato il "Cavaliere della Taverna", e che fu una volta Rolando Marleigh,  ora qui per domandarvi conto del vostro operato.
Egli pareva la statua della vendetta, ed ergendosi nella persona aveva il volto livido d'ira, gli occhi fiammeggianti. Kenneth era sgomentato per la rapida comprensione dell'imminente tragedia.
Giuseppe si riebbe subito dalla sorpresa che aveva provato nel vedere sir Crispino ritornato in s cos improvvisamente. Comprese l'astuzia di Galliard che aveva tagliata loro la via della ritirata nella sola direzione verso la quale avrebbero potuto trovare aiuto e imprec a se stesso di non averlo preveduto. Ma aveva la spada a portata di mano e anche Gregorio era armato. Alla peggio si troverebbero in due padroni delle proprie azioni, sorretti dalla massima calma, contro un ragazzo mezzo ubbriaco e contro un uomo, al quale l'ira avrebbe sottratto met delle sue forze.
Forse il giovane li aiuterebbe ad onta del giuramento fatto.
Quantunque l'uscio fosse di grande spessore, egli non disper che levando forte la voce, questa potesse essere udita dai domestici, che sarebbero venuti in suo aiuto.
Un ironico sorriso gli ritorn sulle labbra e, con voce fredda e tagliente, rispose:
I conti che venite a domandare, signore, vi saranno resi. Quel furfante di Galliard  l'eroe di tante gesta inconsiderate. Ma, per le piaghe del Signore, volete proprio venire a sfidare il leone nella sua caverna?
Dite piuttosto il bastardo nel suo canile, ghign Crispino di rimando. Mastro Giuseppe, credete forse di intimidirmi con le vostre parole?
Giuseppe sogghign ancora.
Se avessi bisogno di aiuto, basterebbe la mia voce perch esso mi giungesse immediatamente. Ma non sar necessario. Siamo in tre contro uno.
Fate male i vostri conti. Il signor Stewart questa sera mi appartiene, legato com' da un giuramento, la cui violazione dannerebbe l'anima sua. A un mio cenno egli dovr aiutarmi e l'invito a farlo. Kenneth, snudate la spada.
Che Dio vi maledica, esclam il giovane. Mi avete tratto in inganno.
Ricordatevi del vostro giuramento, rispose freddamente il "Cavaliere". Se credete che io vi abbia ingannato, vi dar poi tutta la soddisfazione che vi piacer di domandarmi. Mantenete per prima il giuramento che avete prestato. Fuori la spada, giovanotto.
Kenneth esit ancora. Egli avrebbe voluto piuttosto spezzarla quella spada.
Gregorio, temendo l'intervento di Kenneth, decise a un tratto di rimuovere l'ostacolo e, snudando la spada, lanci un colpo al petto del giovane. Con un salto di lato Kenneth l'evit, ma Gregorio gli salt subito addosso e il giovane fu costretto a ritrarsi per potersi proteggere.
Si trovavano cos tra la tavola e la terrazza, mentre Crispino era sempre accanto all'uscio che aveva chiuso a chiave. Giuseppe era sempre seduto a tavola, freddo calmo e giocondo.
Egli comprese per l'errore commesso da Gregorio con l'avventurarsi contro qualcuno che avrebbe potuto anche schierarsi dalla parte loro; ma non credette opportuno intervenire. Vedendo per Crispino avvicinarglisi con la spada in mano, fu costretto a badare a s. Afferr la spada che aveva accanto e sorse in piedi per affrontar l'avversario. Galliard, con gli occhi scintillanti di gioia, lev la spada e le due lame cozzarono insieme.
Al rumore delle spade ne segu un altro dalla parte opposta della sala.
Indietro! aveva gridato Kenneth, mentre Gregorio gli si era lanciato contro. La risposta di Gregorio fu un colpo diretto, che il giovane fu costretto a parare. Gregorio, vedendo l'attacco offensivo insist ancora. Il giovane per, cercando di allontanare l'avversario riusc a farlo addossare ad uno dei pannelli di legno della parete opposta. Nello stesso tempo Kenneth inciamp nella sedia che aveva fatta cadere il cavaliere nell'alzarsi dalla tavola e la lama penetr nella spalla di Gregorio, inchiodandolo alla parete.
Giuseppe ud cadere una spada e pens che era quella di Kenneth, ma non os distogliere lo sguardo da Crispino. Fino a quel momento Giuseppe aveva creduto di esser maestro nell'arte di manovrar la spada. Crispino per non era un avversario comune. Ogni finta, ogni botta trovava la risposta adeguata. L'ira gli fece perdere la calma, che diminu ancora nel non vedere Gregorio accorrergli in aiuto. Pens allora a un tratto che il fratello fosse fuori combattimento. In tal caso non potrebbe che contare su se stesso. Maledisse la troppa fiducia, che aveva avuto nelle proprie forze e comprese l'errore fatale di non aver dato il giusto valore al suo avversario. Egli avrebbe dovuto saper che un uomo, che, aveva la fama di Sir Crispino, non poteva essere un uomo ordinario. Intanto si meravigliava che il rumore delle spade non avesse destata l'attenzione dei domestici. Ed elev la voce.
Venite qui, Giovanni! Stefano!
Non sprecate inutilmente il fiato ghign il cavaliere. Ne avrete bisogno. Nessuno potr udirvi per quanto possiate gridare. Ho dato da bere ai vostri domestici perch brindassero al mio buon viaggio.
Ed  un vino di cui un solo bicchiere farebbe addor mentare l'uomo pi resto al sonno.
Giuseppe proffer una bestemmia atroce. Aveva creduto poco prima di avere tratto l'avversario nella rete, mentre ora vedeva se stesso nelle maglie di essa.
Si avvide allora che sir Crispino si teneva sulla difensiva e cerc di indovinarne la ragione. Comprese pure che da un momento all'altro Galliard lo avrebbe colpito con la spada, ed era madido di sudore dalla testa ai piedi. Una specie di fremito lo percorse. Cerc allora di fare uno sforzo supremo e par di quarta. Mentre allungava il braccio, sent un colpo al polso, l'arma gli cadde di mano e si trov disarmato di fronte all'avversario.
Un rauco grido gli usc dalle labbra, e gli si spalancarono gli occhi pel terrore nell'incontrare lo sguardo sinistro del cavaliere. Si trov presso la parete alla quale era attaccato un trofeo d'armi. Ma era affascinato dalla paura, che gli paralizzava le forze. Quel coraggio calmo e freddo, che era la sua prerogativa, era dileguato e la sua ferrea volont era diventata nulla, vedendosi faccia a faccia con la morte.
Il colpo che egli si aspettava, dopo che gli era caduta la spada di mano, non venne. Sir Crispino era muto e sinistro di fronte a lui, e l'osservava con lo sguardo magnetico, come il serpente sorveglia l'uccello. Giuseppe non poteva distogliere lo sguardo dagli occhi del cavaliere, anzi tremava sotto il fascino di quegli occhi.
Le candele che bruciavano nei candelabri agli angoli della sala erano quasi alla fine; un'ombra misteriosa cominciava ad avvolgere i litiganti, l'uno diritto e dall'aspetto vendicatore, l'altro umile e livido in volto.
Dietro la tavola, accanto a Gregorio ferito, che giaceva per terna svenuto, era Kenneth meravigliato e inorridito. Anche lui aspettava che sir Crispino ferisse l'avversario disarmato, ma il "Cavaliere" con una risata breve e sferzante come uno staffile, abbass la spada ed afferr la vittima per la gola.
Egli pareva pervaso dal desiderio di distruggere il nemico con le proprie mani. Se gli avesse immerso la Spada nel petto, l'uomo sarebbe morto e Crispino non l'avrebbe veduto soffrire. Prenderlo per la gola, fargli perdere a poco a poco il respiro, osservarne l'agonia, vederne il volto arrossire, gonfiarglisi le vene, gli occhi uscir dalle orbite, spaventati dall'orrore della morte, gli pareva la migliore delle vendette.
Ma la speranza torn nel cuore di Giuseppe; egli aveva dei muscoli d'acciaio e possedeva una grande agilit. E pens che forse Galliard poteva pentirsi di aver gettata via la spada.
L'acciaio sarebbe troppo onore per un uomo come voi, signor Ashburn.
E nel pronunziare quelle parole, le sue dita nervose chiusero come in una morsa la gola di Giuseppe. Questi non aveva pensato alla forza erculea del cavaliere, la quale fu per lui una rivelazione, nel vedersi sollevato dal suolo come un bambino. Riuscirono vani tutti i suoi sforzi. Il sangue gli era salito alla testa, gi gli si ottenebravano gli occhi e gli mancava il respiro. Quando si riebbe, si trov seduto al posto che aveva occupato a tavola, mentre Crispino gli stava accanto con la spada di nuovo in mano, e con lo sguardo diabolico.
Kenneth non pot reprimere un brivido. Egli conosceva Crispino come un uomo di estrema violenza, facile all'ira, ma non l'aveva mai veduto in quello stato. Lo sguardo del cavaliere era satanico e il suo sorriso infernale conteneva l'odio accumulato durante diciotto anni.
Due agonie sarebbero troppo per voi, Mastro Giuseppe; mi sento quindi incline alla clemenza. La vostra fine  imminente. Se avete delle preghiere da fare fatele pure, quantunque io credo che sia fiato perduto. Andrete direttamente all'inferno.
Volete dunque uccidermi, rantol l'altro livido in volto.
E ne dubitate? domand ridendo Crispino. Vi ho gi fatto provare l'emozione della morte. Credete forse che abbia scherzato?
Giuseppe strinse i denti. Il ghigno di Crispino gli fece l'effetto di una sferzata e si prepar ad una nuova resistenza, fatta non d'azione, la quale sarebbe stata inutile, ma volle parlare.
 un assassinio allora, esclam.
No,  giustizia. Essa  stata lenta a venire, ma  giunta alla fine.
Riflettete, signor Marleigh...
Non mi chiamate col mio nome, grid l'altro intimorito. Non me ne sono servito durante diciotto anni e non me ne servir nemmeno ora.
Segu un silenzio, e poi Giuseppe continu con una calma maggiore.
Riflettete su ci che state per fare, sir Crispino. Ci non vi giover nulla.
Credete che non mi basti di vedervi guadagnare ci che vi spetta? La mia sar una soddisfazione che allieter i giorni che mi restano a vivere. Una soddisfazione che ho accarezzata durante diciotto anni per vederla realizzata, dovesse costarmi la vita.
Sir Crispino voi siete fuori legge di fronte al Parlamento. Io godo di molta influenza. E se la mettessi a profitto vostro...
Basta, interruppe Crispino. Le vostre parole non servono a nulla. Che valore ha la vita per me? Se ne ho sopportato cos il peso, ci  avvenuto perch aspettavo quest'ora. Credete forse che vi sia qualche cosa al mondo che possa ancora allettarmi?
Una specie di grugnito di Gregorio, che cominciava a riaversi distolse per un momento la sua attenzione.
Legatelo Kenneth, ordir il "Cavaliere" con voce imperiosa. Perch esitate? Obbedite, per Dio, altrimenti vi far avere un brutto ricordo del giuramento che mi faceste.
Il giovane, dopo aver lanciato uno sguardo d'odio al cavaliere, s'inginocchi per eseguire l'ordine.
E come legarlo? domand il giovane.
Non ha forse il cinturone della spada? Eseguite!
Perch mi costringete a far ci, mi avete gi ingannato una volta, eppure ho mantenuto il mio giuramento e vi ho prestato l'aiuto, che m'avete chiesto. Essi sono ora in poter nostro. Fate voi il resto.
Per l'anima mia, Mastro Stewart, sento che la pazienza m'abbandona. Avete giurato di prestarmi il vostro aiuto. Legate quell'uomo e basta con le parole inutili.
Kenneth comprese che non aveva la forza di lottare e, mormorando, obbed.
Ponderate bene, Sir Crispino, esclam ancora Giuseppe. Siete giovane; avete ancora molto tempo da vivere. Non distruggete la vostra vita con un atto che non potr riparare il passato.
Ma che pu vendicarlo, Giuseppe. Quanto alla mia vita, gi voi la distruggeste molti anni fa. L'avvenire non mi offre nulla. Non bado che al presente, e trasse indietro la spada per colpire.
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CAPITOLO 17. GIUSEPPE PROPONE UN PATTO.
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Un nuovo terrore si pales negli occhi di Giuseppe, nel vedere il movimento di Crispino. Questi appunt la spada sul petto dell'avversario e lo fiss, osservando tutte le fasi del terrore, che si dipingevano in volto a Giuseppe. Il "Cavaliere" era pronto a ferire, ma ci avrebbe posto termine alla raffinata tortura che egli imponeva alla sua vittima.
Giuseppe, passivo fino a quel momento, trov una nuova forza e cadde in ginocchio dinanzi al cavaliere, implorando per la sua miserabile vita.
Crispino lo guard con freddo disprezzo. Era cos che voleva vederlo, affranto e agonizzante, e si compiacque dell'agonia del miserabile, la cui codardia non aveva pi limite. Il volto era livido, la fronte madida di sudore; gli tremavano le labbra, gli occhi erano iniettati di sangue, e quasi lacrimanti.
Crispino aspettava in silenzio e ascoltava immobile, finch Giuseppe non parl offrendo una riparazione, alle quali parole Crispino oppose un gesto di impazienza.
Qual riparazione potreste voi darmi, assassino? Potreste forse restituirmi la moglie e il figliuolo, che massacraste diciotto anni fa?
In ogni caso potrei restituirvi vostro figlio, rispose l'altro. S che potr farlo. E far anche ben altro per riparare al passato.
Inconsapevolmente, Crispino abbass la spada e guard Giuseppe durante un lungo minuto. Egli abbass la testa e uno stupore misto a incredulit sostituivano il ghigno sul suo volto. Il pallore delle guance del cavaliere divenne pi intenso, finch egli non scoppi in una sonora risata.
Quale altra menzogna state ora profferendo? domand.
Non  una menzogna, grid Giuseppe con un tono tale, che l'incredulit scomparve quasi dal viso del cavaliere.  la verit. Vostro figlio  vivente.
 una menzogna, vigliacco! Vi udii, in quella notte terribile, gridare a vostro fratello di tagliar la gola di quel bambino che gridava.
 vero che glielo dissi, ma egli non mi obbed. Egli volle che il bambino vivesse. Questi non avrebbe mai saputo il nome del proprio padre e io accettai. Portammo via il bambino, il quale ha vissuto ed  cresciuto.
Il "Cavaliere" cadde stremato su d'una sedia. Cerc di raccogliere i pensieri incoerenti ma invano.
Come fare per sapere che non mentite? Quale prova me ne date? domand con voce rauca.
Vi giuro che vi ho detta la verit. Ve lo giuro sulla croce del Redentore! grid con voce che fece effetto su Crispino.
Nondimeno questi rise ancora.
Vi domando la prova, non un giuramento. Quali prove mi offrite?
L'uomo e la donna presso i quali fu allevato il bambino.
E dove trovarli?
Giuseppe apr le labbra per parlare, le richiuse. Si lev in piedi e la sua voce, nel parlare, aveva riacquistata la calma abituale.
Ve lo dir, disse, quando ve ne sarete andato e avrete lasciato immuni Gregorio e me. Vi dar il denaro necessario e una lettera per quelle persone, le quali vi confermeranno la verit delle mie parole.
Coi gomiti sulla tavola e una mano alla fronte, che gli faceva ombra agli occhi, Crispino rifletteva, in preda all'emozione e al dubbio. Mentiva forse Giuseppe. Era quella la domanda che si rivolgeva a se stesso. Per quanto non avesse alcuna fiducia in quell'uomo, pure il tono di quelle parole l'aveva impressionato. Giuseppe l'osservava con ansia e con una certa speranza.
Finalmente Crispino ritrasse la mano dagli occhi, che erano diventati sofferenti, e si alz in piedi.
Scrivete la lettera, disse. Ecco l'occorrente. Sbrigatevi!
Allora promettete? domand Giuseppe.
Ve lo dir dopo che avrete scritto.
Con mano leggermente tremante, Giuseppe scrisse poche righe, poi porse il foglio a sir Crispino, il quale lesse:
"Latore di questa lettera  Sir Crispino Galliard, il quale ha grande interesse alla faccenda che esiste tra noi. Vi prego di rispondere a tutte le domande che vi far."
Bene, disse Crispino. Ora firmate. E gli restitu il foglio.
Ashburn comprese il proprio vantaggio e volle appprofittarne.
Aggiunger la firma dopo che avrete giurato che partirete senza molestarci pi.
Crispino esit ponderando la situazione. Se Giuseppe avesse ancora mentito, egli troverebbe poi modo di tornare alla carica e prest il giuramento richiestogli.
Giuseppe intinse la penna e osserv cadere nel calamaio una goccia d'inchiostro. Durante quel momento, sicuro che il pericolo imminente fosse cessato, e che Crispino se ne sarebbe andato via, un'idea infernale gli balen in mente. Egli pens che a Londra, all'albergo "Anchor" in Thames Street, era un certo colonnello Pride, il cui figliuolo era stato ucciso da Galliard, e che se il cavaliere gli fosse capitato tra le mani non avrebbe certo lasciato sfuggire. Giuseppe avrebbe quasi gridato dalla gioia nel mettere in esecuzione quel piano infernale.
Crispino prese la lettera e lesse l'indirizzo:
"A Enrico Lane, Albergo "Anchor", Thames Street, Londra."
Quel nome era fittizio. L'intenzione di Giuseppe era di mandare un inviato a Londra, il quale, precedendo il cavaliere, potrebbe avvertire il colonnello Pride dell'arrivo di Galliard. Bene, disse laconicamente sir Crispino, il quale era divenuto calmo alla sua volta, e nascose la lettera nel farsetto. Se avete ancora mentito per salvare la vostra miserabile vita, siate certo, mastro Ashburn, che l'avrete prolungata di poco.
Giuseppe volle rispondere che nessuno  immortale, ma si contenne, pensando che quell'ironia sarebbe fuori proposito. E s'inchin senza parlare.
Galliard prese il mantello e il cappello, che erano su di una sedia e si volse ancora a Giuseppe.
Avete parlato di denaro, poco fa, disse con tono di chi chiede ci che gli  dovuto. Prender allora duecento ghinee. Non potrei portarne meco di pi.
Giuseppe fu sorpreso da quella richiesta. Pens un istante di opporsi. Ma si ricord che aveva nel suo studio due buone pistole, con le quali avrebbe potuto risolvere il problema senza l'aiuto del colonnello Pride.
Vado a prendere il denaro, disse rapidamente.
Col vostro permesso, mastro Ashburn, vi accompagner.
Giuseppe guard con odio il cavaliere.
Come vorrete, rispose di mala voglia.
Mentre uscivano dalla sala, Crispino si volt verso Kenneth.
Ricordatevi, disse, che siete sempre agli ordini miei. Fate buona guardia!
Kenneth assent con un cenno del capo. Ma Gregorio non aveva bisogno di molta sorveglianza, anche se non fosse stato legato, ci sarebbe stato ben poco da temere da lui.
Durante i pochi momenti in cui rimasero soli, Kenneth non cerc nemmeno di parlargli. Il giovane sedette e, col mento nelle mani e coi gomiti appoggiati sui ginocchi, riflett su quel vincolo che lo legava a Sir Crispino e prov maggior odio per lui. Egli sapeva che Galliard andava in cerca del figlio, ma ci l'interessava poco. Il "Cavaliere" l'aveva rovinato di fronte agli Ashburn. Egli non potrebbe pi pretendere la mano di Cinzia. Non gli resterebbe che tornarsene nella Scozia nel dominio dei suoi antenati, ed essere ivi fatto segno alle beffe di tutti, i quali credevano che egli fosse andato nel mezzogiorno per sposare una ricca ereditiera. Questa idea provava del resto la debolezza della sua intelligenza.
Il giovane malediceva il destino avverso che l'aveva fatto imbattere nel "Cavaliere". E imprecava contro ci che gli aveva fatto soffrire Crispino, dimenticando che doveva appunto a lui se non era cadavere gi da un mese.
Egli era cos immerso nei suoi pensieri, quando l'uscio si apr ed entr Giuseppe seguito da Galliard. Il cavaliere attravers la sala e si ferm a guardare Gregorio.
Potrete scioglierlo, quando me ne sar andato, Kenneth. Tra un quarto d'ora sarete sciolto dal giuramento che mi prestaste. Vi saluto, aggiunse con insolita cortesia. Non credo che ci ritroveremo, ma se ci avvenisse, spero che sar in un momento migliore. Se vi ho cacciato in questa faccenda ricordatevi che ne avevo molto bisogno. Addio. E gli stese la mano.
Che il diavolo vi porti! rispose Kenneth volgendogli le spalle. Un sorriso satanico era sulle labbra di Giuseppe Ashburn, che li osservava.
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CAPITOLO 18. CONTROPARTITA.
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 Non appena sir Crispino fu andato via, e mentre si udiva ancora il rumore del galoppo del cavallo attraverso quello della pioggia e del vento al di fuori, Giuseppe si avvicin all'uscio che menava agli appartamenti dei domestici. I quattro servitori erano immersi nel sonno pi profondo, i loro volti erano lividi e le loro membra quasi irriggidite. I calci che egli diede loro e le bestemmie che proffer, non servirono a nulla per farli destare dal letargo nel quale si trovavano.
Egli si mun di una lanterna e and nelle scuderie, dalle quali Crispino aveva preso il suo miglior cavallo, e ne sell un altro con le proprie mani. Era sulle sue labbra uno strano sorriso, che aveva ancora quando torn nella sala dove erano il fratello e Kenneth.
Durante la sua assenza, il giovane aveva bendata la ferita di Gregorio, l'aveva indotto a bere un po' di vino e l'aveva fatto adagiare in una poltrona, restandogli accanto pallido ed esausto.
Il quarto d'ora  passato, signore, disse freddamente Giuseppe.
Kenneth non fece cenno di aver udito. Egli era come in un sogno. Il suo sguardo era fissato sul volto pallido di Gregorio.
Il quarto d'ora  passato, signore, ripet Giuseppe con voce pi forte.
Kenneth lev lo sguardo, sospir e tocc la fronte con una mano.
Comprendo, rispose. Volete che me ne vada signore?
Giuseppe esit, prima di rispondere.
 passata mezzanotte, disse lentamente, e fa cattivo tempo. Restate pur qui fino al mattino. Ma dovrete pur andarvene, aggiunse con durezza.  inutile che vi dica che non dovrete pi parlare con Cinzia e non dovrete pi metter piede nel castello di Marleigh.
Comprendo, comprendo, signore. Ma siete troppo duro con me. Sono stato vittima di un giuramento, che prestai in un momento in cui ignoravo contro chi avrei dovuto levar la mano. Oh signore e dovr soffrire tutta la vita per una colpa che non  mia? Voi, mastro Gregorio, esclam rivolgendosi al padre di Cinzia, voi forse sarete pi generoso. Comprendete voi come io vi sia stato costretto.
Aver io piet di voi, rispose Gregorio spalancando gli occhi, che mi avete ferito da farmi star malato per un mese!
Ma  stato un accidente, signore. Ve lo giuro.
Il facile giuramento  cosa abituale per voi, mormor per tutta risposta Gregorio. Fareste meglio ad andarvene invece di cercar delle scuse.
Se avete un rimedio da proporre, parlate pure, disse tranquillamente Giuseppe.
Kenneth lo guard rianimato dalla speranza.
E qual rimedio c'? Come tornare su ci che ho fatto? Parlate ed eseguir il vostro consiglio qualsiasi esso sia.
Giuseppe riflett a lungo.
Kenneth, disse, potrete ancora rimediare il mal fatto; e se siete pronto a un certo disturbo, potr da parte mia dimenticare ci che  avvenuto stanotte.
Imponete ci che allora dovr fare.
Egli non pens che l'odio di Crispino per gli Ashburn aveva il pi serio fondamento; che essi avevano dato uno schianto alla sua vita e che avevano cercato di distruggerla, come diciotto anni prima gli avevano ucciso la moglie. Il suo pensiero era rivolto soltanto a Cinzia; il suo unico desiderio era quello di possederla. Di fronte a ci la giustizia contava nulla per lui.
Si tratta di cosa facile, che potrei anche affidare a uno dei miei domestici, rispose Giuseppe, il quale non pens di aggiungere che sarebbe stato impossibile, dato il letargo nel quale era caduto tutto il servitorame.
Vorrei invece che l'incarico fosse aspro e difficile, disse il giovane.
S, s, rispose Giuseppe con mordace sarcasmo, conosciamo il vostro coraggio e le risorse di cui disponete. Allora, preparatevi a partire tra un'ora per Londra. Prendete ci che vi occorre e armatevi; poi tornate qui.
Gregorio, il quale cominciava a comprendere, volle parlare, ma il fratello gli fece cenno con uno sguardo di tacere.
Andate, disse Giuseppe al giovane, il quale, senza parlare, si allontan.
Che vuoi che egli faccia? domand Gregorio dopo che l'uscio si fu chiuso.
Voglio esser doppiamente sicuro, rispose freddamente Giuseppe. Il colonnello Pride potrebbe essere assente al giungere del "Cavaliere", il quale saprebbe che nessuno, di nome Lane, abita all'albergo "Anchor" in Thames Street. Sarebbe fatale destare i suoi sospetti. Ci lo farebbe ritornar qui.
Ma basterebbero Riccardo o Stefano per compiere il tuo incarico.
S, se non si trovassero in quel letargo. Kenneth oltrepasser il "Cavaliere" assetato di sangue, avvertir il colonnello Pride dell'arrivo di Galliard il quale, appena giunto, andr a cadere nelle mani del boia. Che sorpresa sar per lui. Quanto al figlio, manterr la mia promessa. Ne avr notizia da Pride ma troppo tardi.
Gregorio rabbrivid.
Ma  orribile, Giuseppe esclam egli. Non oser guardare in viso quel giovane, ora che torner. Giuseppe tu andrai all'inferno.
Vattene a letto, disse Giuseppe con tono sprezzante. La ferita ti fa perdere la testa.
Circa mezz'ora dopo torn Kenneth, vestito da viaggio e armato. Trov Giuseppe solo, che scriveva, e aspett.
Pochi minuti dopo, Giuseppe depose la penna.
Correte verso Londra senza risparmiare il cavallo, mastro Kenneth. Cavalcate giorno e notte; si tratta di cosa urgentissima.
Kenneth fece cenno col capo di aver compreso, mentre Giuseppe versava la sabbia sullo scritto.
Non so quando giungerete a Londra e se arriverete in tempo, per, continu egli scuotendo il foglio per far cadere la sabbia soverchia, credo che domani a mezzogiorno potrete consegnare il messaggio che ora vi d. Sar una dura cavalcata che farete, lo so, ma soltanto in questo modo potrete guadagnar Cinzia. Non risparmiate n denaro n cavalli, e non lasciate la sella se prima non giungerete a Thames Street.
Egli pieg la lettera, la suggell e scrisse l'indirizzo: "Al colonnello Pride, Albergo "Anchor", Thames Street."
Poi la porse a Kenneth il quale non comprese nulla nel leggere l'indirizzo.
La consegnerete, nelle mani del colonnello Pride, e a niun altro. Se egli fosse assente, quando voi giungerete, cercatelo e consegnategliela. Ricordatevi che l'avvenire vostro dipende dall'adempimento di queste istruzioni. Se, come credo, giungerete in tempo, potrete contare di diventare lo sposo di Cinzia. Se mancherete allo scopo, sar meglio che non torniate pi qui.
Non lo mancher signore, esclam Kenneth. far tutto quanto possa fare un uomo in un viaggio di ventiquattr'ore.
Egli avrebbe voluto ringraziare Giuseppe per quel segnalato favore, che gli dava l'opportunit di riabilitarsi, ma Giuseppe tagli corto.
Prendete questa borsa, disse questi con impazienza. Troverete un cavallo pronto nella stalla. Prendetene un altro a Norton, e poi un altro. Andate!
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CAPITOLO 19. VIAGGIO INTERROTTO.
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Appena il "Cavaliere della Taverna" oltrepass il cancello del parco di Marleigh in quell'orribile notte d'ottobre, a forza di sproni lanci il cavallo a galoppo pericoloso sulla strada di Norwich. L'azione era pi rapida del pensiero che egli andava a Londra per avere notizie del proprio figliuolo. Egli non pensava neppure a indagare come fosse stato allevato quel suo figliuolo. Gli bastava sapere che era vivente, e che si trovava in un certo luogo.
Occorreva giungere presto a Londra, e giur di non abbandonare la sella. Spronava quindi il cavallo senza piet, mentre la pioggia gli batteva in viso senza che egli se ne accorgesse, e, pi per istinto che per ragionamento, nascondeva il volto nelle pieghe del mantello.
La pioggia cess e il cavallo correva sempre pi. La luna intanto era uscita fuori dalle nuvole. Egli era ancora a circa cinque miglia da Norwich e, pur rendendosi conto della stanchezza del cavallo, gli diede ancora delle speronate.
La bestia spicc un salto sul terreno sdrucciolevole, e una bestemmia eruppe dal petto del "Cavaliere" mentre il cavallo cadeva sui ginocchi. Come una pietra da una catapulta Galliard fu lanciato al disopra della testa dell'animale, e and a cadere nel terreno fangoso.
Circa venti minuti dopo, Kenneth Stewart giungeva certamente su quel terreno insidioso. Egli aveva fretta, ma comprendeva che il miglior mezzo per poter giungere a destinazione era quello di essere prudente. E giunse quindi in quel luogo con circospezione, reggendo fortemente le redini perch il cavallo non mettesse il piede in fallo.
Egli aveva raggiunta la vetta e stava per allentare le briglie, quando ud una voce il cui suono metallico lo fece rabbrividire.
Chiunque siate, sono lieto d'incontrarvi, signore, sono stato vittima di una disgrazia e il mio cavallo zoppica.
Kenneth si copr la bocca col mantello, cercando di alterar la propria voce.
Ho fretta, rispose ma che cosa volete?
Anch'io ho fretta e vorrei il vostro cavallo. Non sono un ladro. Ve lo pagher e bene. Ma esso mi occorre. Potrete andare a piedi a Norwich e giungervi tra un'ora.
Il mio cavallo non  da vendere, rispose brevemente Kenneth. Buona notte.
Fermatevi, per l'inferno. Se non volete vendermelo ve l'ammazzer. Scegliete ora.
Kenneth vide luccicar la canna di una pistola e rabbrivid. Che cosa fare? Ogni istante era prezioso per lui. Gli balen in mente che forse fosse necessario giungere a Londra prima di Sir Crispino e, dopo aver riflettuto un istante, fece un salto di lato, contando sulla protezione dell'oscurit. Ma proprio in quel momento ricomparve la luna e gli illumin il volto.
Siete dunque voi, mastro Stewart, non aveva riconosciuta la vostra voce. Ma dove andate?
Che cosa ve ne importa? Ma non potr dunque liberarmi mai di voi? Mi hanno scacciato dal castello di Marleigh, continu con finta collera. Che cosa vi importa allora dove io possa andare? Lasciatemi continuare il mio cammino.
Il "Cavaliere" seppe allora dominarsi e lev la mano.
Continuate pure il vostro viaggio, mastro Kenneth.
Questi, senza farselo ripetere, si allontan rapidamente, ringraziando la provvidenza, che gli aveva rimosso un ostacolo, che aveva creduto insormontabile. L'idea che egli avrebbe dovuto giungere a Londra prima di Sir Crispino diveniva sempre pi salda nella sua mente.
Egli giunse la sera a Newport, ove inforc il terzo cavallo, dopo aver mangiato appena, inalando il pasto frugale con solo brandy.
Il vento era freddo e penetrante, la strada fangosa e sdrucciolevole; nuvole in alto si rincorrevano, mentre il paesaggio circostante aveva un aspetto sinistro. Kenneth cominci a sentirne l'oppressione. L'entusiasmo di qualche ora fa era dileguato. La pioggia fece aumentare il suo sconforto, e nei pressi di Waltham egli si sent annientato.
Egli non s'era accorto dei cavalieri che si movevano cautamente tra gli alberi di ambo i lati della strada. Cadeva rapidamente la sera e le cose divenivano sempre meno distinte. Kenneth fu destato dal rumore dei cavalli da quella specie di sonno nel quale era caduto e, nel levar gli occhi, si avvide di due cavalieri che gli sbarravano la via a una decina di metri di distanza. L'atteggiamento degli uomini era inequivocabile e il giovane credette un momento di trovarsi di fronte a dei ladri; ma pot vedere immediatamente che essi indossavano i mantelli rossi e i caschi d'acciaio militari.
Aveva udito il rumore degli zoccoli dei cavalli alle sue spalle e, guardando al disopra delle spalle, pot scorgere quattro altri soldati vicinissimi a lui. Era evidente che era lui che volevano. Era stato ingenuo nel non avvedersene prima, e sbagli ancora nel pensare che non aveva nulla da temere e che forse era vittima di qualche errore.
Alt! tuon la voce del sergente, il quale si fece avanti con un soldato.
Kenneth si avvicin a loro, vedendo gli occhi oscuri del sergente che l'osservavano attentamente al di sotto dell'elmo.
Chi siete signore? domand ancora la voce.
Come la vanit  cattiva consigliera! Improvvisamente Kenneth ebbe timore che quel sergente avrebbe potuto riconoscere nel suo, il nome d'uno di coloro che avevano compiuto delle gesta in pr del re.
Esit un istante; poi mormor:
Blount, Jasper Blount.
Si direbbe che l'aveste dimenticato, ghign il sergente. Quel tono ironico rese Kenneth consapevole che il militare non gli aveva creduto.
Donde venite Mastro Blount?
Kenneth esit ancora. Ma, pensando al gran favore del quale godevano gli Ashburn presso il Parlamento, aggiunse:
Dal castello di Marleigh.
Mi sembrate ancora incerto, signore. E dove andate?
A Londra.
E a quale scopo? Le parole del sergente erano taglienti come colpi di spada.
Per portare una lettera al colonnello Pride.
La rapida risposta data da Kenneth ebbe il suo effetto.
E di chi  questa lettera?
Di Giuseppe Ashburn, del castello di Marleigh.
Mostratela!
Con le mani tremanti, Kenneth obbed e il sergente se ne avvide nel prendere la busta.
Perch, tremate, signore? domand egli.
Nulla signore. Ho freddo.
Il sergente esamin la busta ed i suggelli. Sotto un certo punto di vista esso era come un passaporto; ma il sergente non era poi padrone delle proprie azioni e se l'avesse lasciato proseguire tranquillamente il cammino, avrebbe forse avuto delle noie in seguito. D'altra parte se l'avesse trattenuto avrebbe avuto a che fare col colonnello Pride, il quale era poco dolce di sale. Il militare era incerto, e fin per rivolgersi al proprio compagno, al quale mormor:
Che te ne pare Pietro?
Ma la fretta che aveva Kenneth gli fece perdere la minima speranza che aveva di passar oltre.
Ora che conoscete lo scopo del mio viaggio, vi prego, signore di lasciarmi continuare il cammino.
Il tremito che era nella voce di Kenneth fu creduto paura, dal sergente, il quale, ripensando alla precedente esitazione del giovane nel rispondere, prese subito una decisione.
Non ritarderemo il vostro viaggio, signore, rispose egli fissando Kenneth in volto, e poich dovrete passare da Waltham, vi pregher di permetterci di cavalcare accanto a voi, per modo che potrete rispondere alle domande che ci rivolger il nostro capitano.
Ma, signore...
Basta, signor messaggero, disse il sergente con ironia. Poi, facendo cenno ad un soldato gli mormor un ordine in un orecchio.
Poco dopo Kenneth cavalcava alla volta di Waltham tra il sergente e un soldato.
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CAPITOLO 20. HOGAN CONVERTITO.
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La notte era divenuta profonda e impenetrabile, prima che Kenneth e la sua scorta giungesse in High Street a Waltham, e dinanzi al Crusader Jun(4).
La porta era aperta e un raggio di luce cadeva sul selciato umido. Senza entrare nella sala comune, il sergente condusse Kenneth nel cortile e lo fece entrare nell'albergo per una porta laterale. Poi lo spinse lungo un corridoio immerso nella penombra. Giunti a un uscio, nel fondo, il sergente, dopo aver picchiato, gir la maniglia della serratura e fece entrare Kenneth in una stanza, che aveva dei pannelli di quercia alle pareti.
Nel camino in fondo alla sala bruciava allegramente il fuoco e, con le spalle ad esso e con le gambe aperte, era un uomo dalla possente statura, il cui volto giovanile contrastava col color grigio dei capelli. Egli pareva tutto vestito di cuoio, perch il farsetto giungeva al principio degli stivaloni. In un angolo della stanza erano una corazza e un cappello e Kenneth pot anche osservare che sulla tavola si trovavano un cappello a larghe tese, una lunga spada, e un paio di pistole.
Quando lo sguardo del giovane ebbe a posarsi di nuovo sull'alta figura che era dinanzi al camino, Kenneth prov una certa sorpresa, quel volto essendogli sembrato famigliare.
Mentre egli cercava di ricordarsi dove mai avesse veduto quel volto e quegli occhi azzurri, l'uomo esclam stupito:
Ma, per l'anima mia, siete mastro Stewart.
Stuart! esclamarono fremendo il sergente e il soldato, facendosi avanti per osservare meglio il volto del prigioniero.
Il capitano scoppi a ridere.
Non  il giovane Carlo Stuart, disse egli, no, no. Il nostro prigioniero non  poi tanto prezioso. Egli non  che mastro Kenneth di Balienochy.
Quindi non  l'uomo che cercavamo, mormor il soldato.
Ma non  Stuart il nome che egli ha dato, esclam il sergente. Egli mi ha detto di chiamarsi Jasper Blount. Mi rendo ora conto di aver catturato un male arnese e che ho fatto bene a condurlo qui.
Il capitano fece un gesto di disprezzo. In quel momento Kenneth lo riconobbe. Era Harry Hogan, l'uomo al quale Galliard aveva salvata la vita a Penrith.
Una cattura di poca importanza, Beddoes, disse.
Non saprei, rimbecc il sergente. Egli  in possesso di documenti, che, dice, vengano da Giuseppe Ashburn del castello di Marleigh e che sono diretti al colonnello Pride.  vero che il nome del colonnello si trova scritto sulla busta, ma non potrebbe essere un sotterfugio? E perch poi ha detto di chiamarsi Blount?
La fronte di Hogan si corrug.
Basta, avete ragione, Beddoes. Toglietegli la spada e perquisitelo.
Kenneth si rassegn con calma a che l'ordine fosse eseguito. Egli bolliva nel suo interiore e malediceva il momento in cui aveva dato il nome di Blount, ma pensava d'altra parte che non lo avrebbero trattenuto a lungo. Terminata la perquisizione e non trovandogli addosso che la lettera di Ashburn, lo lascerebbero libero.
La perquisizione fu accurata e minuziosa. Gli fecero togliere le scarpe e ogni indumento fu sottoposto all'esame pi minuto. Hogan prese la lettera di Ashburn e l'osserv attentamente.
Adesso, signore, mi permetterete certamente di andarmene, esclam Kenneth. Vi assicuro che la mia missione  della massima urgenza, e debbo assolutamente trovarmi a Londra prima di mezzanotte; altrimenti sarebbe troppo tardi.
Perch troppo tardi? domand Hogan.
Ma... io non lo so.
Ah! disse con una sgradevole risata l'irlandese.
Egli conosceva il colonnello Pride, e questi conosceva anche Hogan come un bravo soldato seguace della causa del Parlamento al solo scopo di guadagno, e spesso il colonnello Pride gli aveva testimoniato la propria opinione. Hogan non lo temeva per la sola ragione che egli aveva l'abitudine di non temer nessuno. Pens del resto che fosse quello il momento in cui potrebbe trovare una falla nella rigida armatura del vecchio puritano. Se quella busta contenesse qualche cosa d'innocuo, il fatto di averla aperta sarebbe un attenuante per lui. Decise quindi di rompere i suggelli e di rendersi conto del contenuto della lettera stessa.
La risata smodata di Hogan indispett Kenneth, il quale comprese che la sua liberazione non era poi tanto vicina, che Hogan lo sospettava di qualche cosa, ma non poteva precisare quale essa fosse.
A un tratto gli balen in mente un'idea.
Potrei parlarvi un momento da solo, capitano Hogan? domand egli con tono quasi imperioso, e che fece una certa impressione all'irlandese.
Certamente, disse Hogan e fece cenno ai due di andar via.
Ebbene, mastro Hogan, cominci Kenneth appena furono soli, vi prego di lasciarmi andare via senza ulteriori molestie. La stupidaggine dei vostri subordinati mi ha ritenuto troppo a lungo e ingiustamente. Sappiate che io debbo trovarmi a Londra prima di mezzanotte.
Per l'anima mia, che improntitudine avete acquistata da quando ci vedemmo l'ultima volta, signor Stewart.
Se fossi al vostro posto, non accennerei al nostro incontro precedente, signor rinnegato.
L'irlandese alz il capo.
Per l'anima mia, galletto insolente, le vostre parole m'irritano...
Esse v'irriteranno ancora pi se mi tratterrete. Poi aggiunse con tono disperato: Che cosa direbbero i vostri amici tonsurati se fossero messi al corrente della vostra vita passata?
Non si tratta che di semplici congetture, disse Hogan in tono beffardo.
Come credete che sarebbe accolta la notizia dell'uomo sregolato, che disert dall'esercito reale perch era in procinto di essere impiccato per assassinio? Quale reputazione avrebbe l'attuale capitano dell'esercito dorato del Comune?
Sarebbe ritenuto un vile...
Restituitemi allora la lettera, signor Hogan, e mandatemi via, prima che io commetta l'irreparabile.
Hogan osserv il volto rosso del giovane con un certo stupore e tacque. Poi, lentamente facendo un passo indietro, il capitano trasse fuori un pugnale. Hogan con sorriso diabolico stacc i suggelli dalla lettera di Ashburn.
Non abbiate paura, mio caro uomo dalle facili minacce, aggiunse allegramente. Non ho alcuna intenzione di ferirvi. E fece l'atto di rompere i suggelli. Mio caro mastro Stewart, ricordatevi che sono un irlandese, e che non sono pazzo. Credete forse che io abbia smarrito il senno nel lasciare l'esercito del re per quello della repubblica? Aveva ben pensato che mi sarei trovato di fronte a qualcheduno che fosse al corrente delle mie gesta precedenti, e che potrebbe anche denunciarmi. Non ho cercato un nome posticcio. Sono invece qui come Sir Enrico Hogan, dissoluto seguace del faraone Egiziano Carlo Stuart.
Egli disse quelle parole con voce nasale e gettando uno sguardo sospettoso su Kenneth.
Ditemi allora che cosa volete, signor Stewart, e che ci che vi aspetta per ci che potrete fare.(5)
Egli rise ancora e ruppe i suggelli. Kenneth lo guardava stupito.
Voi avete la colpa comune a tutti i giovani. La vostra ansia stessa mi spinge ad aprire la lettera.
Kenneth sogghign e scroll le spalle.
Forse, mastro Salomone, comprenderete, dopo che avrete letto, come io possa essere interessato della faccenda. Potr anche darsi che dovrete rendere conto al colonnello Pride della vostra indiscrezione.
Ma Hogan non gli prest ascolto, apr la lettera e corrug le sopracciglia. A mano a mano che leggeva egli si accigliava sempre pi, finch non gli sfugg una bestemmia.
Per la vita di Dio! esclam e tacque subito dopo, tenendo il capo chino. Finalmente lev gli occhi su Kenneth e l'osserv allarmato.
Ma che avete? domand disperato il giovane.
Hogan non gli rispose, si avvicin all'uscio e lo spalanc.
Beddoes! chiam egli. Si ud il rumore di un passo nel corridoio, e comparve il sergente. Avete un soldato?
C' Pietro, che  venuto a cavallo con me.
Lasciatelo a guardia di questo giovanotto. Che lo tenga sotto chiave finch io non abbia dato nuove disposizioni, e che risponder di lui con la sua testa.
Kenneth fece un passo indietro.
Ma spiegatemi, capitano Hogan...
Ne avrete prima che spunti il giorno. Non abbiate paura, perch non subirete alcuna violenza. Conducetelo via, Beddoes, e poi tornate qui da me.
Quando torn Beddoes, dopo aver dato Kenneth in consegna al soldato, Hogan era seduto nella poltrona di pelle e aveva dinanzi agli occhi la lettera di Ashburn, che era spiegata sulla tavola.
I miei sospetti erano dunque giustificati? azzard Beddoes con un sorriso.
Siete stato proprio ispirato dal cielo. Non si tratta di faccende di Stato, ma di una persona alla quale mi interesso moltissimo.
Gli occhi del sergente mostravano la pi viva curiosit. Hogan per non gli disse nulla che potesse appagarla.
Tornate al vostro posto, Beddoes, e non risparmiate il cavallo, gli disse. Se lord Oriel cadesse nelle vostre mani, non indugiate a mandarmelo qui. Sorvegliate la strada e fermate tutti i passanti. Se vi capiter nelle mani un certo Crispino Galliard, il quale dovr passare tra poco, arrestatelo e conducetemelo qui.  un uomo di alta statura e...
Lo conosco, interruppe Beddoes.  un dissoluto, che  anche soprannominato il "Cavaliere della Taverna". L'ho conosciuto a Worcester.
Hogan si accigli. Beddoes ne sapeva troppo.
 proprio lui, rispose calmo. Andate e che non vi abbia a sfuggire, perch ho urgente bisogno di lui.
Gli occhi di Beddoes si spalancarono per la sorpresa. 
Egli  in possesso di cose importanti, aggiunse Hogan. Ora, fate presto.
Quando fu solo, Hogan volt la poltrona verso il fuoco, stese le gambe su di una sedia e accese la pipa per meditare. Dopo un'ora, l'oste venne a domandare se avesse bisogno di qualche cosa. Pass un'altra ora, e Hogan fin per addormentarsi.
Si dest con un balzo. Il fuoco era quasi spento e la lancetta del vecchio orologio segnava mezzanotte. Un rumore di passi e di voci in collera aveva colpito il suo orecchio.
L'uscio fu spalancato con violenza per dar adito a un uomo di alta statura fiancheggiato da due soldati. Egli era a capo scoperto, e aveva i capelli arruffati; inoltre il suo vestito era ridotto quasi a brandelli.
Eccolo, capitano, Ve l'abbiamo condotto, disse uno dei soldati.
Maledetti biascicatori di salmi, urlava Crispino.
Nel vedere Hogan egli tacque improvvisamente.
Lasciateci soli, disse il capitano.
Appena furono soli, Hogan and a chiudere l'uscio, e quindi si avvicin a Crispino e gli stese la mano.
 giunto alla fine il momento in cui potr in certo modo ricambiarvi il servigio, che mi rendeste quella notte a Penrith.
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CAPITOLO 21. L MESSAGGIO CHE RECAVA KENNETH.
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Crispino prese la mano che gli porgeva il suo vecchio commilitone.
Per la croce di Dio, brontol egli, se il fatto di avermi teso un tranello col farmi gettare gi da sella e col farmi anche ferire da quei cani dei vostri subordinati, vi pare che sia una maniera di esprimermi la vostra gratitudine, avreste fatto meglio a non ringraziarmi per niente.
Sono per convinto che tra un'ora mi ringrazierete sul serio. Per ora bevete un sorso. E gli porse un bicchiere, che Sir Crispino tracann d'un fiato solo.
Quindi Hogan gli diede una sedia e lo fece sedere accanto alla tavola. Crispino era stanco pel lungo viaggio a cavallo e si sedette con viva soddisfazione e stese le gambe per riposarsi meglio. Hogan prese posto di fronte a lui e cominci col tossire. Egli per era imbarazzato. Non sapeva in qual modo incominciare per comunicare a Crispino la notizia stupefacente della quale era venuto in possesso.
Non avrei mai pensato che fossero i vostri accoliti che mi hanno trascinato qui, mio caro Hogan, disse distratto Crispino. N pensavo che mi sarei imbattuto in voi. Ma vedo che avete prosperato da che vi vidi a Penrith.
E in ci dire osserv attentamente l'irlandese.
Difatti, ho prosperato, conferm Hogan. La mia vita  una specie di parabola come quella del figliuolo prodigo e del vitello grasso. Ho sentito dire che in cielo si goda pi del pentimento di un peccatore, che non pel... Ma basta! Come si dice dunque.
Che pel naufragio di un santo, disse Crispino.
Giurerei che non si dice cos. Del resto ognuno dei miei soldati potrebbe dirvelo, perch ciascuno di essi  una vera chiesa militante. Egli tacque e Crispino rise sottovoce. E allora siete diretto alla volta di Londra? aggiunse subito dopo.
E come lo sapete?
E ne so molto di pi. Posso anche dirvi dove siete diretto e per quale scopo. Andate all'Albergo "Anchor" in Thames Street e alla ricerca di vostro figlio, che Giuseppe Ashburn vi ha affermato che vive ancora.
Meravigliato e sospettoso, Crispino fece un balzo sulla sedia.
Siete stati molto bene informati voi altri gentiluomini del Parlamento, disse.
Quanto allo scopo del vostro viaggio sono informato meglio di voi, rispose con tranquillit l'irlandese. Volete che vi dica chi abita effettivamente all'albergo "Anchor"? Ebbene, il colonnello Pride, aggiunse Hogan dopo una breve pausa, e aspettando l'affetto delle sue parole.
Ma il volto del "Cavaliere" rest impassibile. Quel nome non gli rammentava nulla in quel momento.
E chi  questo colonnello Pride? domand Crispino con gran disappunto di Hogan.
Un certo personaggio al quale uccideste il figliuolo a Worcester.
Galliard fece un salto. Aveva le sopracciglia corrugate e le guance pallide anzi livide.
Credete che Giuseppe Ashburn abbia voluto farmi cadere nelle mani di quell'uomo?
Proprio come avete detto.
Ma...
Crispino tacque improvvisamente. Il suo volto diveniva sempre pi pallido, mentre gli occhi scintillavano in preda alla febbre, che lo consumava. Cadde sulla sedia e, appoggiando le mani sulla tavola, fiss Hogan in volto.
Ma mio figlio, Hogan, mio figlio? domand egli con voce rotta dal singhiozzo. Ma, pel cielo, che cosa diabolica  mai questa? proruppe egli con frenesia.
Dietro le labbra divenute violacee, gli battevano i denti; le mani gli tremavano. Poi con voce spenta, disse:
Ma l'uccider, Hogan. Che ingenuo sono stato! Che stupido!
E continu in imprecazioni, violente, che furono alla fine calmate da Hogan.
Aspettate, Crispino, disse quest'ultimo toccandogli il braccio. Non tutto poi  falso. Giuseppe Ashburn ha cercato di consegnarvi nelle mani del colonnello Pride, mandandovi all'albergo "Anchor", assicurandovi che avreste l avuto notizie del vostro figliuolo. Ci  falso, ma, vi ripeto, non tutto  falso. Vostro figlio vive. All'albergo "Anchor" avreste,  vero, avuto notizie di vostro figlio, ma troppo tardi, perch potessero aver valore per voi.
Crispino cerc invano di parlare. Fece poi uno sforzo, e con voce pervenne a pronunziare:
Mi torturate, Hogan. Parlate una buona volta!
L'irlandese trasse la lettera di Ashburn al colonnello Pride.
I miei uomini, disse sono in servizio sulla strada maestra per impadronirsi di un ribelle al Parlamento. Sappiamo che egli sia diretto ad Hanvich, dove lo attende un vascello per trasportarlo in Francia. Tre ore fa un giovanotto  caduto nella rete che avevamo tesa e fu condotto qui. Egli era latore di una lettera di Giuseppe Ashburn pel colonnello Pride. Quel giovane aveva dato un falso nome al sergente, e aveva un contegno tanto incerto, che credetti opportuno dissuggellare la lettera che egli aveva seco. Ringraziate Iddio, Galliard, che io l'abbia fatto.
E quel giovane era Kenneth Stewart? domand Crispino.
Proprio lui.
Maledetto! cominci egli irato. Poi, contenendosi, trasse un sospiro. No, no, aggiunse, gli ho fatto troppo male. Non posso rimproverargli se si vendica di me.
Quel giovane ha dovuto esser tratto in inganno anche lui, rispose Hogan. Egli non aveva alcun sospetto sul messaggio che recava seco. Permettete che ve lo legga, e tutto sar chiarito.
Hogan apr la lettera e lesse:
"Onorevole Signore,
"Il latore di questa lettera, se avr cavalcato bene, dovr esser giunto prima di un altro messaggero che vi ho spedito con un pretesto e recante una lettera diretta a un certo signor Lane all'Albergo "Anchor". Latore di questa lettera  il noto ribelle, Sir Crispino Galliard, che uccise di propria mano il vostro figliuolo a Worcester, sotto i vostri occhi. So che desiderate ardentemente la sua cattura. Egli  stato anche per noi causa di molestia infinita, e la sua libert  una minaccia costante per la nostra vita. Durante circa diciotto anni, questo Galliard ha creduto morto il figliuolo, che era nato dal suo matrimonio con una mia cugina. L'ho mandato a voi col pretesto che egli potr aver notizie del figliuolo. Avvertito come siete da questa lettera, conto sull'accoglienza che gli farete. Ma, prima che la giustizia piombi su lui a Tyburn o nella Torre di Londra, vorrei che egli avesse notizia che suo figlio vive ancora. Ditegli quindi che suo figlio, Jocelyn Marleigh...".
Hogan tacque e gett uno sguardo furtivo su Galliard. Il cavaliere aveva il corpo proteso, gli occhi stralunati, la fronte coperta di sudore, e respirava affannosamente.
Leggete, balbett con voce rauca.
"Suo figlio, Jocelyn Marleigh, riprese a leggere Hogan,  appunto il latore di questa lettera, l'uomo che lo detesta, e che gli  stato sempre accanto, e che egli ha conosciuto sotto il nome di Kenneth Stewart."
Dio mio! esclam Crispino. Ma  una menzogna; ancora una invenzione creata a scopo di torturarmi.
Hogan gli fece cenno di tacere,
V' ancora qualche cosa, disse e continu a leggere.
"Se vi fosse qualche dubbio, basterebbe osservare il volto del giovane, che evoca perfettamente una somiglianza. Se ci non bastasse, si osservi il piede destro del giovane. Esso reca un segno che convincer il cavaliere. Chiedete poi informazioni e dettagli allo stesso Kenneth, il quale ve le fornir. Spero di potervi vedere tra giorni, e credetemi intanto il vostro obbedientissimo servitore
"GIUSEPPE ASHBURN".
Attraverso la tavola stretta, i due uomini si fissavano in volto. Hogan era compreso di simpatia e di piet; il cavaliere di meraviglia e di orrore. Pochi momenti dopo, Crispino si alz e camminando a stento come un ubbriaco, si diresse alla volta della finestra e l'apr. L'aria gelida gli batt in viso, senza che egli se n'accorgesse. Gli passavano dinanzi agli occhi le diverse fasi penose della sua vita turbata di quegli ultimi mesi, dal primo incontro che aveva fatto a Perth col giovane Stewart, e ripens a tanti fatti strani e a una pi strana attrazione verso quel giovane. Si ricordava che aveva cercato anche di cattivarsi l'affetto del giovane, quantunque Kenneth avesse molte qualit che spiacevano al cavaliere. Era mai possibile che la natura avesse suscitato in lui quel sentimento? Doveva certamente esser cos e quindi la lettera di Ashburn al colonnello Pride era vera. Egli era convinto che Kenneth fosse suo figlio. Ripens al volto di Kenneth, e comprese quanto fosse stato cieco nel non aver notata quella somiglianza con Alice, la sua povera moglie, massacrata diciotto anni prima.
Si calm lentamente e cerc di analizzare i propri pensieri, chiuse la finestra e si volse verso Hogan.
Dov' il ragazzo, Hogan?
L'ho trattenuto qui. Volete vederlo?
All'istante, Hogan. Sono ormai convinto.
L'irlandese attravers la stanza, and verso l'uscio e diede un ordine al soldato che era di guardia nel corridoio.
Passarono alcuni minuti, senza che i due pronunziassero una sola parola. Finalmente dei passi risuonarono al di fuori ed entr Kenneth, mentre il soldato se n'andava a un cenno di Hogan.
Crispino and incontro al giovane, divorandolo con gli occhi, e ricevendone in cambio uno sguardo malevolo.
Avrei dovuto immaginare, signore, che non foste lontano, disse Kenneth con amarezza, e avrei dovuto comprendere che la mia cattura fosse opera vostra.
E perch? domand calmo Crispino.
Perch voi non cercate che la mia rovina, e non ne so il perch. Non contento di avermi coinvolto in quella triste vicenda al castello di Marleigh, venite ancora a intralciarmi il cammino, mentre sto per fare ammenda del mio operato. Ma non potr mai disfarmi di voi, signore? Che male vi ho fatto?
Il viso del "Cavaliere" era contratto dallo spasimo.
Se riflettete, Kenneth, vedrete quanto siano ingiuste le vostre parole. Ricordatevi che a Sheringham vi ho salvata la vita!
Se soltanto non l'aveste fatto,
In ogni caso la mia presenza qui non ha nulla a che fare con la vostra cattura.
Voi mentite!
Segu un penoso silenzio. Kenneth avrebbe voluto ritirar le sue parole, che aveva dette in un momento d'ira.
Egli pens all'uomo dai pochi scrupoli, al quale aveva rivolto quelle parole, il suo viso divenne grave e gli tremarono le labbra.
Poi Galliard prese a parlare con accento di strana dolcezza, e Kenneth ne fu ancor pi stupito. La pratica che aveva di Crispino gli faceva pensare che la dolcezza era certamente una fase pericolosa nel carattere del cavaliere.
V'ingannate, disse con dolcezza Crispino. Ho detto la verit, come ho l'abitudine di fare. Vi ripeto che non c'entro affatto nella vostra cattura. Come potr confermarvi il capitano, sono giunto qui circa mezz'ora fa, e vi sono stato condotto per forza dai suoi soldati, come essi avranno fatto del resto anche con voi. No, non sono stato io, ma  il destino che vi ha fatto trattener qui. E con voce pi calda aggiunse: Sapete per qual ragione siete stato mandato a Londra? Per consegnare vostro padre nelle mani dei suoi nemici, e perch fosse poi consegnato al boia.
Kenneth spalanc gli occhi; gli si schiusero le labbra e una ruga di perplessit gli attravers la fronte. Stupito, senza comprender nulla, egli fiss Crispino in volto.
Mio padre? mormor egli. Ma che cosa intendete dire. Mio padre  morto dieci anni fa, e io me ne ricordo appena.
Le labbra di Crispino fecero un movimento, ma non ne venne fuori alcuna parola; poi fece un cenno a Hogan, che si teneva in disparte.
Come fare a dirglielo, Hogan? esclam il cavaliere.
Per tutta risposta l'irlandese si volse a Kenneth.
Voi siete in errore, gli disse. Alan Stewart di Balienochy non era vostro padre.
Kenneth guardava or l'uno or l'altro dei suoi interlocutori.
Ma questo  uno scherzo, signori, esclam il giovane. Poi, rendendosi conto della seriet dell'atteggiamento di entrambi, tacque a un tratto. Crispino gli si avvicin e gli appoggi una mano sulla spalla. Il giovane fece un gesto di repulsione, che fece contrarre ancor pi il volto del povero cavaliere.
Vi ricordate, Kenneth, del racconto che vi feci in quella notte che passammo a Worcester in attesa dell'alba e del boia?
Kenneth acconsent con un gesto distratto.
Ve ne rammentate i dettagli? Vi ricordate che vi dissi anche che quando io caddi sotto il colpo di Giuseppe Ashburn, l'ultima cosa che udii fu l'ordine che egli diede al fratello di tagliar la gola al bambino, che era nella culla? Anche ieri sera udiste al castello di Marleigh le parole di Giuseppe, il quale accenn alla generosit di Gregorio; che mio figlio non era stato ammazzato e che se gli avessi fatto grazia della vita, egli me l'avrebbe restituito. Ve ne ricordate?
Kenneth fece un altro cenno affermativo. Un senso vago di timore gli stringeva il cuore, e gli pareva che il sangue gli si agghiacciasse nelle vene. E fiss in volto il "Cavaliere" con gli occhi stralunati.
Fu quello un tranello che Giuseppe Ashburn mi tese. Del resto non aveva mentito in tutto ci che aveva detto. Gregorio aveva risparmiato il fanciullo e questi, secondo ci che ho appreso poco fa, era stato consegnato ad Alan Stewart di Balienochy.
Volete allora dire, mormor il giovane in preda all'orrore, che io sia vostro... Dio mio, non posso crederlo! esclam poi con una veemenza che colp Crispino.
Non voglio crederlo! Non voglio crederlo! ripeteva il giovane, come se volesse con quelle parole distruggere un convincimento che si faceva strada nell'animo suo. Non voglio crederlo! insist egli ancora, e questa volta il tono della sua voce era divenuto minaccioso.
Ho stentato io stesso a crederlo, rispose con amarezza Crispino. Ma ho dovuto arrendermi all'evidenza di una prova incontestabile, quantunque io abbia avuto sempre dinanzi agli occhi il vostro viso. Che cieco sono stato! Gli occhi del mio spirito per vi avevano riconosciuto a Perth. La voce del sangue m'impose di starvi accanto, e per quanto io l'avessi sentita, non seppi spiegarmene la ragione. Leggete questa lettera, ragazzo mio.  la lettera che avreste dovuto recare al colonnello Pride.
Kenneth, guardando sempre stupefatto Crispino, prese la lettera. Con una certa malavoglia vi gett sopra gli occhi e lesse. La lettura di essa fu piuttosto lunga, forse per la calligrafia dello scritto. Intanto gli altri due lo guardavano ansiosi e aspettavano. Alla fine il giovane, osserv i suggelli, come se temesse una falsificazione.
Forse per via misteriosa, quella stessa voce del sangue, alla quale aveva alluso Crispino, trovava eco anche nel giovane. Si avvicin alla tavola e quasi cadde su di una sedia. Senza parlare e tenendo sempre la lettera gualcita in mano, appoggi i gomiti sulla tavola e si strinse le tempie con le mani. Un vero vulcano gli ardeva in petto, e l'odio per l'uomo che gli aveva fatta quella rivelazione pareva sopirsi or che egli sapeva che era suo padre ma ci non durava che un momento, per poi quell'odio ripigliar pi intenso di prima. Gli pareva che a tutti i torti che Crispino gli aveva cagionati durante dei mesi, aggiungeva ora il pi terribile dei torti, quello di scoprirgli la propria paternit.
Il suo spirito era affranto da quel pensiero angoscioso. Pens ancora alla possibilit di un errore; ma per quanto pensasse, non poteva sottrarsi al convincimento che Sir Crispino gli avesse detto il vero. Un argomento di convinzione per lui era il desiderio degli Ashburn che egli sposasse Cinzia. Talvolta aveva pensato come fosse possibile che quella gente, ricca, orgogliosa, egoista, avesse proprio scelto lui, che veniva da un povero parentado scozzese, come fidanzato per la ragazza. Ora invece ne comprendeva la ragione, e tutto gli pareva chiaro e spiegabile. Egli era l'erede del castello di Marleigh, e gli usurpatori pensavano che forse un giorno una contro rivoluzione avrebbe restaurato nel dominio del castello il legittimo proprietario di esso.
Ci che egli non poteva sopportare era il fatto che quel ribelle, quello scapestrato fosse suo padre, che era per giunta soprannominato il cavaliere della taverna, e che Cinzia, che egli amava, era ormai perduta per sempre.
Jocelyn, ragazzo mio, disse il "Cavaliere" con voce tremante... Ci avete pensato sopra e siete convinto anche voi, non  vero? Ci ho pensato anch'io e ho capito che quella lettera contiene il vero.
Il giovane si ricordava vagamente che il nome che gli si attribuiva in quella lettera era appunto quello di Jocelyn. Si lev improvvisamente e allontan quella mano che gli si era poggiata sulla spalla. Egli pens in quel momento che non aveva pi nulla da temere da quell'uomo, e il tono della sua voce divenne duro e arrogante.
Non ho altra convinzione se non quella che debbo a voi solamente sventure e rovina. Con l'inganno e con la frode mi avete tratto in un'avventura penosa. Un furfante resta sempre tale. Come potrei prestar fede a ci che  scritto in questa lettera? aggiunse egli con tono selvaggio. Per una tal cosa  incredibile. E se anche fosse vero? Allora? disse dopo una pausa e con tono di sfida.
Nello sguardo di Galliard erano dolore e stupefazione al tempo stesso, e anche un certo rimprovero.
Dinanzi a quello spettacolo, Hogan provava la voglia di scacciar via a calci nel sedere quel giovane arrogante. Le sue labbra mostravano il pi vivo disprezzo, disgustato come era dal fatto di quel ragazzo che insultava suo padre. Egli paragonava l'un uomo all'altro ed era stupito come potessero davvero esser padre e figlio. Egli notava una certa somiglianza tra i due, ma una somiglianza che indicava appunto la differenza tra loro due. L'uno era ardito, risoluto, sincero della sua asprezza, l'altro era effeminato, ipocrita e mellifluo. Ci gli si appalesava non soltanto nel loro atteggiamento, ma anche nei lineamenti del volto, e malediva in cuor suo di esser stato egli lo strumento che aveva rivelato quel grado di parentela tra entrambi.
Le parole insolenti del giovane furono seguite da un angoscioso silenzio. Pareva a Crispino di aver male udito. Egli tese alla fine le mani in supplice atteggiamento; egli, che in trentotto anni di vita non si era mai piegato dinanzi a nessuno.
Jocelyn, esclam il "Cavaliere" con voce che avrebbe commosso un cuore di pietra, sei troppo duro con me. Hai dimenticato il triste racconto della mia vita, che ti feci a Worcester? Non arrivi dunque a comprendere come la sventura possa distruggere i sentimenti buoni nell'animo di un uomo, e come soltanto un bicchiere di vino possa produrre in lui l'oblio. Non arrivi dunque a comprendere che la sola vendetta possa albergare nell'animo di un uomo messo a tanta dura prova dal destino avverso? Non ti senti capace di perdonare al disastro di una vita, che era una volta virtuosa e onorata?
Con lo sguardo implorante egli fiss in viso il figliuolo, che rimase freddo e immobile.
Comprendo, aggiunse con dolore, che io non sono un uomo che si possa accettare come padre. Ma tu, Jocelyn, che conosci la mia vita, potrai pur trovare una certa piet in fondo al tuo cuore. Ora per la mia vita potr trovare in te un nuovo scopo. Abbandoner il cammino che ho percorso finora. Cercher di ridiventare quell'uomo che ero una volta, per modo che non potrai pi arrossire di tuo padre.
Il giovane taceva sempre.
Dio mio, Jocelyn, ma ti parlo dunque invano? grid affranto il "Cavaliere". Ma non hai proprio cuore n piet, ragazzo mio?
Il giovane finalmente parl, ma senza mostrare alcuna commozione, e soltanto inspirato da un egoistico sentimento:
Avete rovinata la mia vita, disse egli soltanto.
E sapr ricostruirla, esclam Galliard con veemenza. Ho in Francia degli amici che non mancheranno di aiutarmi. Tu sei un soldato, Jocelyn.
 soldato come io sono santo, mormor Hogan.
Prenderemo entrambi servizio nell'esercito del re Luigi, continu Crispino. Guadagnerai onori e gloria e resteremo in Francia fintanto che l'Inghilterra non si sia liberata dall'incubo attuale. Quando il re avr ripreso il potere, il castello di Marleigh sar ancora nostro. Abbi fiducia in me, Jocelyn, figliuolo mio, disse egli tendendogli ancora le braccia.
Ma il giovane non fece alcun movimento per accettare quell'abbraccio affettuoso.
E Cinzia? domand egli freddamente.
Caddero a Crispino le braccia, ma i suoi occhi ebbero un baleno.
Perdonami, Jocelyn, disse egli. Me n'ero dimenticato! Comprendo ora, hai ragione di dolertene. Che cosa sono io per te, di fronte all'immagine che occupa tutto il tuo spirito? Che cosa pu contare un uomo paragonato a una donna, della quale si ha pieno il cuore? Che forse non lo so io stesso? Non ho forse sofferto per la medesima ragione? Ma ti affermo, per Jocelyn, disse il "Cavaliere" ergendosi di tutta la persona, che come ti ho strappato a lei, te la far riprendere. Te lo giuro! E quando ci sar avvenuto, quando avr riparato al danno che ti ho recato, sono certo che mi considererai con minor ripugnanza, e che non proverai pi alcun risentimento contro tuo padre.
Promettete troppo, signore, rispose con mal repressa ironia il giovane. E come farete per mantener ci che promettete ora?
Hogan mormor parole incomprensibili. Crispino si avvicin al giovane e gli appoggi sulla spalla una mano, che pareva di acciaio.
Tuo padre non  mai venuto meno alla parola data, disse aspramente il "Cavaliere". Da domani stesso comincer a mantener la promessa. Non dormirai qui stasera?
Jocelyn si strinse nelle spalle.
Ci non ha alcuna importanza.
Crispino ebbe un amaro sorriso e trasse un sospiro.
Tu non hai ancora fiducia in me, ma sapr guadagnarmela, ovvero... e la sua voce divenne rauca a un tratto ovvero ti allontanerai da un padre simile. Hogan, potete farlo dormir qui?
Hogan rispose che v'era una stanza che poteva essergli data e, comprendendo che non v'era da aspettarsi di pi da quel giovane ostinato, gli fece cenno di seguirlo. Alla fine del corridoio, presso le scale, l'irlandese, prima di scendere, sollev la lanterna, che aveva in mano, in modo da osservare in volto il giovane.
Se fossi vostro padre, gli disse con tono sprezzante, vi accompagnerei a calci da un capo di Waltham all'altro, per farvi comprendere la piet filiale! E se non foste suo figlio, questa notte stessa vi somministrerei una di quelle lezioni, che non dimentichereste mai pi. Vi manderei a dormire in uno dei rigagnoli di Waltham Street. Ma poich siete suo figlio, per quanto mi paia strano, e poich io gli voglio bene, e non voglio malmenarvi, mi limiter a dirvi che siete l'essere pi vile, che esista sulla terra. Voi disprezzate quell'uomo, credendolo un furfante, un essere di perdizione. Ma permettete che io, che conosco gli uomini abbastanza, vi dica, che, leggendovi come ora vi leggo nell'anima, abbietta che avete, egli, paragonato a voi,  un Dio. Venite, vigliacco che siete, perch io possa indicarvi la vostra stanza.
Quando Hogan torn da Crispino, egli trov il "Cavaliere della Taverna", l'uomo di ferro, nel cui viso nessuno aveva mai potuto scorgere alcuna traccia di paura o di debolezza, seduto accanto alla tavola, con le braccia protese e col volto nascosto tra le mani, singhiozzando come un essere affranto.
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CAPITOLO 22. IL COMPITO DI SIR CRISPINO.
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Crispino e Hogan vegliarono entrambi durante quella lunga notte di ottobre. Il "Cavaliere" non fece che pensare a un piano per compiere ci che aveva promesso.
Egli si trovava di fronte a una difficolt, che pareva insormontabile e ne parl a Hogan. Era il fatto di potersi procurare un battello. Ma l'irlandese aveva notizia di un vascello ancorato a Greenwich, il cui padrone gli era molto devoto, e che avrebbe potuto servire allo scopo. Occorreva inoltre del danaro. Ma, allorch Crispino gli annuzi che aveva addosso duecento caroli, Hogan, con un gesto ampio delle mani, pronunzi che tutto sarebbe stato possibile. Sarebbe bastata la met della somma indicata. Stabilito ci, Crispino mise Hogan a parte del suo progetto.
Se quella donna lo ama, tutto sar facile, disse Hogan.
Invece non l'ama affatto; e ne ho paura.
Hogan non fu per nulla sorpreso.
Allora sar difficile e forse impossibile, disse gravemente l'irlandese.
Crispino gli rispose con una risata. Gli anni e la ventura avevano finito per renderlo cinico.
Che cosa  l'amore di una donna? disse egli con derisione. Un capriccio, una fantasia, qualche cosa, che pu esser padroneggiata, anche vinta a seconda delle occasioni. L'opportunit  parente dell'amore, e quindi qualsiasi donna pu amare qualsiasi uomo. Cinzia dovr amare mio figlio.
E se si ribellasse?
Non son forse io il pi forte? Saprei io stesso costringerla a fare ci che voglio. Dovrei per sacrificare la vendetta che ho giurato contro gli Ashburn, e sarebbe questo un nuovo sacrificio per mio figlio. Dovr esser molto circospetto per servire al suo scopo. Cinzia potr ricalcitrare come vorr, ma sapr domarla e condurla via. Giunta che sar in Francia, trovandosi privata di amici, finir per trovar conveniente di amare Jocelyn, o in ogni caso di sposarlo. In questo modo potr riparare al danno che gli ho arrecato.
Il viso dell'irlandese aveva un atteggiamento grave; egli osservava Galliard con curiosit.
Non  certo bello ci che dite, Crispino.
Galliard trasal suo malgrado, e abbass gli occhi dinanzi a Hogan. Consider la cosa sotto il suo vero punto di vista e tentenn. Poi con una breve risata, disse:
Siete sentimentale, Harry! C' di mezzo mio figlio e questa  la sola via per giungere al suo cuore.
Hogan allung il braccio attraverso la tavola e tocc con la mano quella di Crispino.
Ma val egli la pena perch vi disonoriate, Crispino?
Segu un silenzio.
Non vi pare tardivo per voi e per me di chiacchierar d'onore? domand con amarezza Crispino, ma senza levar lo sguardo. Sa Iddio che il mio onore somiglia al cencio di un povero sotto un mantello d'ermellino.
Vi ho soltanto domandato, insist l'irlandese, se vostro figlio valga il sacrificio della vilt che volete commettere.
Crispino liber il braccio dalla stretta dell'altro e si lev bruscamente in piedi. Si avvicin alla finestra e tir la tenda.
Sta per spuntare il giorno, disse con un filo di voce. Poi torn verso Hogan e disse: Ho dato la mia parola a Jocelyn.  questa la sola via da seguire e dovr seguirla. Se per la vostra coscienza si ribella, vi rendo la parola che m'avete data di prestarmi aiuto e agir da solo. Ho fatto sempre cos nella mia povera vita.
Hogan scroll le spalle. Poi prese una bottiglia d'acquavite.
Se siete deciso, allora basta. La mia coscienza non mi turba per niente. Mantengo la promessa e andr anche pi oltre. Ora bevo al successo della vostra impresa.
Discussero quindi a proposito del vascello che occorreva a Crispino, e decisero che Hogan manderebbe un messo al battelliere, perch raggiungesse Harwich e si tenesse agli ordini di Crispino Galliard. Hogan pensava che mediante cinquanta sterline, il battelliere avrebbe sbarcato Crispino in Francia. Il messaggero sarebbe subito spedito e il vascello "Lady Jane" sarebbe ad Harwich due giorni dopo.
Lasciarono quindi entrambi la stanza, e alla fontana che era nel cortile il "Cavaliere della Taverna" fece una sommaria toeletta. Si recarono poi a far colazione. Giunse Kenneth, pallido e disfatto e con gli occhi cerchiati di nero, e si sedette in disparte. Prima che mandasse via il messaggero, Crispino si alz e si avvicin al giovane.
Kenneth osservava di sfuggita il cavaliere senza cessar dal mangiare. Egli aveva passato una triste notte, pensando al futuro, che gli pareva fosco abbastanza, nell'alternativa terribile di tornare in Scozia alla primitiva povert o di accettare le offerte di quell'uomo, che diceva ed egli ora lo credeva esser suo padre. Il giovane ci pensava ancora e non aveva fatto alcuna scelta, quando Crispino lo salut non senza fare uno sforzo.
Jocelyn, disse con tono umile il "Cavaliere". Tra un'ora torner a Marleigh per mantenere la promessa che ti ho fatta stanotte. Non so come far per compierla, ma dovr riuscir nell'intento. Ho preso le mie precauzioni perch un vascello mi aspetti, e fra tre o quattro giorni condurr in Francia la tua fidanzata con me.
Egli tacque aspettando una risposta che non venne. Il volto del giovane rimaneva impassibile, gli occhi fissati sulla tavola, ma la sua mente era sconvolta da ci che il padre gli aveva detto.
Non puoi rifiutare ci che ti ho proposto, riprese Crispino. Potr in tal modo riparare al danno enorme che ti ho arrecato; ti domando soltanto di seguire il mio consiglio. Dovrai andar subito a Londra, ove prenderai un battello fino a Calais, e l mi aspetterai all'"Auberge du Soleil"(6). Sei d'accordo con me, Jocelyn?
Jocelyn, dopo una breve pausa, si decise, e lev gli occhi fissando il padre in viso.
La mia scelta  limitata, signore e non mi resta che accettare, rispose egli. Se manterrete la promessa, vorr dire che avrete fatto ammenda e vi domander anche perdono delle parole che pronunziai ieri notte. Vi aspetter quindi a Calais.
Crispino sospir e il suo volto divent duro. Non era quella la risposta che aspettava, e durante un momento si sent tentato di abbandonar suo figlio al proprio destino, che l'avrebbe certamente condotto alla perdizione. Ma un nuovo pensiero che gli venne in mente gli fece abbandonar quella decisione.
Non ti abbandoner disse. Hai danaro pel viaggio?
Il giovane arross pensando che gli restava ben poco di quanto gli aveva dato Ashburn. Crispino se ne avvide e, senza parlare, trasse di tasca una borsa, che aveva poc'anzi tastata con le dita, e la colloc senza parlare sulla tavola.
Essa contiene cinquanta Caroli, che basteranno a condurti in Francia. Fa buon viaggio finch non ci rivedremo a Calais.
E senza aspettare che il giovane proferisse dei ringraziamenti, che sarebbero stati forzati, il "Cavaliere" se ne and.
Sir Crispino mont in sella e tre ore dopo giunse a Newport. Dinanzi alla porta del "Raven Inn" era una vettura, che egli guard appena.
Il destino di un uomo dipende talvolta da un nonnulla. Se egli avesse osservato quella vettura avrebbe veduto lo stemma degli Ashburn, e il suo destino avrebbe subto un gran cambiamento.
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CAPITOLO 23. LA CONTRARIET DI GREGORIO.
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Giuseppe era partito per Londra per assicurarsi che Galliard fosse effettivamente caduto nella trappola che egli gli aveva tesa con tanta vigliaccheria, e per esser certo che, in tal modo, il "Cavaliere" non verrebbe pi a turbare la tranquillit del castello di Marleigh. Egli era quindi partito da Sheringham l'indomani della partenza di Crispino.
Cinzia aveva provato una grande preoccupazione nel trovar l'indomani mattina tutto a soqquadro. Kenneth era partito durante la notte, e quella decisione aveva dovuto essere stata presa all'improvviso, poich la sera precedente nessuno aveva fatto allusione a una probabile partenza. Suo padre era a letto con una ferita che gli aveva anche prodotto la febbre. I domestici erano tutti malati, e vagavano incerti pel castello, disfatti e pallidi in viso. Nel vestibolo erano tracce di disordine e uno dei pannelli del muro mostrava una recente rottura.
Ella comprese subito che una lotta aveva dovuto aver luogo durante la sera precedente, ma non riusciva a indovinarne la causa. Ne concluse per che quei quattro uomini avevano forse alzato troppo il gomito e che nei fumi del vino fosse poi sorta una disputa, la quale li avesse poi spinti a tirar fuori le spade.
Giuseppe, interrogato da lei, le raccont la faccenda di quel legame che esisteva tra Kenneth e Crispino.
Tu ignori, le disse convinto che la ragazza non lo sapesse, che quando Galliard salv la vita di Kenneth a Worcester, gli strapp la promessa che il giovane avrebbe dovuto prestargli aiuto in qualsiasi evenienza per trarre a fine una vendetta che egli aveva in cuore.
Cinzia gli fece cenno di comprendere e anche di non ignorare quella vicenda passata.
Stanotte, quindi, continu Giuseppe, al momento di partire, Crispino, che, secondo il suo solito, aveva bevuto molto, ramment la promessa al giovane e gli richiese aiuto immediato. Kenneth gli rispose che era troppo tardi per intraprendere un viaggio, e preg Galliard di aspettare che facesse giorno, e che quindi egli sarebbe stato pronto stamattina. Crispino rimbecc che Kenneth aveva preso impegno di essere a sua disposizione in qualsiasi momento e gli ordin ancora di prepararsi immediatamente. Insisterono entrambi, ciascuno nella propria idea. Dalle parole passarono ai fatti, e Crispino, snudata la spada si avvent sul giovane, che avrebbe certamente ammazzato se tuo padre non si fosse interposto buscandosi anche una ferita. Nei fumi del vino poi Crispino ruppe il pannello con un colpo di spada per mostrare a Kenneth ci che gli sarebbe toccato in caso di disobbedienza. Intervenni allora e convinsi Kenneth a mettersi in viaggio con Galliard, cosa che Kenneth fin per fare, ma con una certa riluttanza.
Cinzia parve convinta da quella speciosa e falsa narrazione; ella per si mostr meravigliata delle condizioni anormali, in cui si trovavano i domestici; al che Giuseppe rispose:
Sir Crispino mand loro del vino, che essi bevvero troppo alla sua salute, tanto che non l'hanno ancora digerito.
Soddisfatta da quest'ultima spiegazione, Cinzia and dal padre.
Gregorio non si era messo d'accordo con Giuseppe su ci che avrebbero dovuto raccontare a Cinzia, non avendo affatto pensato che la figliuola avrebbe potuto meravigliarsi del disordine che era in casa e della partenza di Kenneth. E quando parl alla figliuola della ferita che egli aveva riportata, le disse parole poco coerenti e tutte in contraddizione col racconto che le aveva fatto Giuseppe.
Maledetto quel cane del tuo innamorato, Cinzia, proruppe egli di su la montagna di cuscini, sui quali era adagiato. Se, dopo avermi inchiodato con la spada al pannello della mia sala da pranzo, sposer mai mia figlia, che io sia dannato!
Ma che dite?  stato Kenneth a ferirvi?
S. Egli si lanci su me prima che potessi difendermi e da quel codardo che , mi appunt la spada in una spalla.
Cinzia non comprendeva pi nulla e si domandava che cosa mai le nascondessero. Ella volle sapere e rivolse al padre una nuova domanda.
Da che cosa  stata originata la lite?
Da che cosa? Ma per causa tua, Cinzia, balbett Gregorio senza sapere ci che diceva.
Come? Per causa mia?
Lasciami Cinzia, disse egli disperato. Vattene. Sono ferito gravemente. Ho anche la febbre. Lasciami dormire.
Ditemi per ci che  avvenuto.
Non  bene torturare un ammalato con tante domande, disse debolmente Gregorio. Vuoi impedirmi di riposare per guarire?
Mio caro pap, se ci che m'avete raccontato fosse vero, vi avrei subito lasciato, ma sento che mi nascondete qualche cosa e che ci che mi nascondete io debbo saperlo. Pensate che avete parlato del mio innamorato.
Con uno sforzo straordinario Gregorio le narr una storia, che gli parve plausibile.
Poich devi saperlo, ecco ci che  avvenuto, disse egli. Avevamo bevuto tutti un po' troppo, debbo dirlo a nostra vergogna, e pensando io alla disparit tra te e Kenneth, gli consigliai di accompagnare il "Cavaliere" che se ne andava. Egli mi impose di precisare le mie idee e io gli risposi che cadrebbe la neve in un pomeriggio d'estate il giorno delle sue nozze con te. Preso come era dei fumi del vino, egli mont in collera e volle slanciarsi su di me. Gli altri cercarono d'interporsi, ma, prima che io potessi fare un movimento di difesa, la sua spada mi colp alle spalle. Dopo di che, non essendo pi possibile, che egli rimanesse qui, feci in modo che partisse sull'istante. Giuseppe voleva ucciderlo, ma per mia intercessione lo risparmi.
Suo zio e suo padre avevano entrambi mentito, il primo con astuzia, il secondo stupidamente; sicch Cinzia non pot conoscere la verit. Nel pomeriggio Giuseppe si prepar a partire, e ci non fece che aumentare la sua curiosit.
Partite dunque, zio mio? gli domand Cinzia mentre egli metteva il piede sul predellino della carrozza.
Vado a Londra, rispose brevemente Giuseppe. All'et che ho son divenuto un vero vagabondo. Hai ordini da darmi?
E che cosa andate a fare a Londra?
Non posso dirtelo ora. Te lo dir forse al mio ritorno. Chiudi la porta, Stefano.
Ella assist a quella partenza in preda alla preoccupazione. Si sentiva invasa da una certa paura, che tutto ci che era accaduto o che stava per accadere, fosse qualche cosa di diabolico, tramato contro Crispino. Non aveva alcuna ragione precisa da giustificare una simile idea, ma era avvertita dall'istinto, la cui voce presagisce sempre la sventura, e attrae spesso la nostra attenzione molto pi lontano dall'evidenza stessa.
Quella paura appunto la spinse ad attingere informazioni da per tutto, ma senza alcun risultato. Nessuno seppe dirle nulla in proposito.
L'indomani per riusc a sapere qualche cosa dalla bocca stessa del padre. Seccato della sua inazione, e cercando di trovar tregua alla noia che gli dava la ferita, Gregorio lasci il letto e discese la sera per cenare con la figliuola, e bevve un po' troppo, tanto che Stefano dovette trasportarlo a letto.
Stefano era da moltissimo tempo al servizio degli Ashburn, e, tra le tante sue qualit, aveva anche quella di saper lenire le ferite. Ci gli fece osservare quanto fosse imprudente da parte di Gregorio l'abbandonarsi a bere troppo vino proprio in quel momento, e scroll la testa, stupito per la condotta del padrone.
L'indomani infatti Gregorio era in preda alla febbre. Il domestico, pi che prestar delle cure immediate al padrone, accenn all'intervento di un sacerdote, il quale dovrebbe far riconciliare Gregorio con Dio. Ci fu fatto dietro consiglio di un salassatore.
Gregorio fu preso dalla paura. Come avrebbe fatto a morire con quel peccato sulla coscienza? Il salassatore lo rassicur assicurandogli che non v'era nulla di urgente n di pericoloso, e che aveva parlato di un sacerdote, nel solo caso in cui Gregorio ne avesse sentito la necessit.
Gregorio non fu per nulla rassicurato e previde quasi imminente la sua fine. Egli si rese conto di aver fatto tutto il possibile in vita per meritare la dannazione; e fu invaso dal terrore, che lo fece supplicare e anche bestemmiare.
La sua vita era stata inspirata a una lunga serie di male azioni, e molti uomini e molte donne avevano sofferto per colpa sua. E ripens in quel momento ai torti gravissimi fatti a Rolando Marleigh il quale era ancora perseguitato per colpa sua. Se potesse soltanto riuscire a trarre Crispino in salvo all'ultimo momento. Se potesse avvertirlo di non andare all'"Anchor" in Thames Street! La sua mente disordinata non gli permise di comprendere che in quel momento il "Cavaliere" avrebbe dovuto essere gi a Londra.
Nell'alternativa di voler almeno confessar la propria colpa, e di rivelare che egli era stato in quella triste faccenda un complice inconsapevole, Gregorio fece chiamar la figliuola. Cinzia si rec dal padre, ma con poca speranza di conoscere la verit.
Cinzia, figliuola mia, sto per morire, esclam egli in preda all'orgasmo.
Ella aveva saputo da Stefano e dal salassatore, che le condizioni del padre erano tutt'altro che gravi. Nondimeno la sua piet filiale fu scossa. Ella si avvicin al letto e gli accomod sotto i cuscini, come con una carezza, mentre la sua stessa voce era una carezza. Gli prese la mano e lo rassicur sul suo stato, gli fece comprendere che non v'era alcun pericolo imminente e che con una cura assidua, tra qualche giorno sarebbe guarito. Ma Gregorio non si sent per questo incoraggiato.
Sono sul letto di morte, Cinzia, insist egli, e quando non sar pi non so se avrai conforto nella vita. Il tuo innamorato  partito per compiere un incarico di Giuseppe ed  probabile che egli non varchi pi la soglia del castello di Marleigh. E vorrei invece che egli tornasse.
Ella mostr in viso una grande sorpresa.
Se  ci quel che vi preoccupa, padre mio, rassicuratevi, poich non amo quell'uomo.
Mi fai credere il falso. Non ti ricordi della storia della vita di Galliard, che udisti da Kenneth la sera in cui torn Giuseppe? E la voce gli trem.
S, che me ne rammento, e prego ogni sera Iddio, perch punisca gli assassini, che infransero quell'esistenza.
Taci, fanciulla mia, mormor egli con voce rotta, tu non sai ci che stai dicendo.
S, che lo so. E se Dio  giusto, li punir, esaudendo cos le mie preghiere.
Cinzia, balbett egli, mentre la mano che era tra quelle della figliuola era presa da un fremito convulso. Non sai tu che invochi la vendetta del Signore contro tuo padre e contro tuo zio?
Da in ginocchio che era accanto al letto del padre, Cinzia balz in piedi a quelle parole e tacque mentre fissava gli occhi con fosco sguardo sul padre, che non os alzare i suoi.
No,  la febbre che vi fa parlare cos, disse lei.
No, figlia mia, non  la febbre che mi fa parlare cos. Quel che ti ho detto  la pura verit.
La verit? sussurr ella spalancando gli occhi per l'orrore. Voi e mio zio siete dunque gli assassini di vostra cugina, la moglie di quell'uomo, che cercaste anche di uccidere, lasciandolo per morto?  vero allora che siete voi gli usurpatori di questo castello, che detenete da anni? Volete dunque farmi credere tutto ci?
Proprio cos, rispose egli con un singhiozzo.
La fanciulla aveva impallidito fin nelle labbra e gli occhi parevano spenti dietro le palpebre abbassate. Si tocc prima il petto e poi la fronte con una mano e mandando indietro la massa dei capelli si appoggi alla parete che era accanto al capezzale.
E perch mi raccontate tutto ci? proruppe poi con veemenza. Perch, in nome di Dio?
Perch? mormor egli non osando levar gli occhi in volto alla figliuola. Te lo dico, perch sto per morire.
Egli credette che quelle parole avrebbero mitigato l'ira della fanciulla.
Te lo dico perch sto per morire, ripet egli. Te lo dico perch in quest'ora suprema solo una confessione potrebbe farmi riconciliare con Dio. Te lo dico anche perch la tragedia che  cominciata diciotto anni fa, non  ancora terminata e che le si prepara un epilogo da Giuseppe e da me. In tal modo la grazia divina potr esser misericordiosa per me. Ascoltami ora, fanciulla mia. Sappi che fu contro di noi che Galliard strapp a Kenneth la promesa di aiutarlo, e domand a Kenneth di mantenerla la sera in cui torn Giuseppe. Il giovane non aveva altra scelta se non quella di obbedire. Fui io ad attaccarlo, ed egli mi fer. Crispino stava per uccidere Giuseppe, quando questi gli gett in viso che il figliuolo del "Cavaliere" viveva ancora.
E si salv la vita con una menzogna. Ci  degno di lui, disse Cinzia in tono sprezzante.
No, egli disse la verit, e quando Giuseppe gli disse che gli avrebbe fatto ritrovare il figlio, egli ne aveva l'intenzione. Nel momento per di scrivere la lettera, Giuseppe pens al modo di disfarsi per sempre del "Cavaliere". Lo mand invece a Londra in una casa di Thames Street, ove abita un certo colonnello Pride, il quale odia Crispino. Se soltanto si potesse impedire a Crispino di incontrarsi col colonnello Pride?
Sarebbe lo stesso che ridare il respiro a un morto, rispose ella con una voce fredda e sinistra che fece fremere Gregorio. Non v'illudete, aggiunse. Sir Crispino sar ben giunto a Londra e la bieca mala parte di Giuseppe Ashburn avr il suo compimento fatale. Dio misericordioso! ma sono io davvero vostra figlia? esclam lei. Mi chiamo veramente Ashburn, e sono stata allevata su queste terre delle quali veniste in possesso col delitto? Ogni pietra di questi muri gli appartiene ed egli  ora andato a morte in seguito a un vostro nuovo misfatto.
Ella si copr il viso con le mani; poi le manc il respiro, e Gregorio ud il frusco della seta della gonna seguito da un tonfo. Era svenuta.
Gregorio, dimenticando la febbre e la ferita e la morte stessa, che lo spaventava, balz dal letto, corse all'uscio e chiam Stefano ad alta voce. Giunse subito il domestico, che accorse subito in cerca di Caterina, la cameriera di Cinzia.
La ragazza fu trasportata nella sua stanza, mentre Gregorio imprecava a quell'inutile confessione, rendendosi ora conto che la morte non era poi tanto vicina, come gli aveva fatto credere quell'imbecille di un salassatore.
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CAPITOLO 24. LA CORTE A CINZIA.
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Lo svenimento di Cinzia dur poco. Appena riavutasi, il suo primo pensiero fu di allontanare la cameriera. Aveva bisogno di trovarsi sola, in preda all'istinto dell'animale ferito, che cerca di nascondersi entro la propria tana. E rimase tutto il giorno in bala delle sue preoccupazioni.
Ella sapeva benissimo che le condizioni del padre non erano gravi, come egli aveva voluto farle credere. Nel pensare a quella terribile verit, che aveva conosciuta per bocca stessa del padre, Cinzia provava un sentimento di ribellione, e pensava di abbandonare al pi presto possibile il castello di Marleigh. Le ripugnava di rivedere ancora il padre, del quale avrebbe evitato la presenza durante un giorno o due, durante i quali sarebbe stata costretta a rimanere ancora al castello. Provava vergogna di un simile legame di parentela con un uomo pel quale non aveva pi alcun rispetto, e che le ispirava invece tutto l'orrore che possono soltanto ispirare un ladro e un assassino.
La giovane decise di recarsi a Londra presso una sorella di sua madre, presso la quale potrebbe vivere tranquilla.
Verso sera ella lasci la sua stanza. Aveva bisogno di aria e di quel balsamo della natura, che, solo, pu lenire uno spirito ferito.
La serata era calma e tranquilla, e Cinzia se ne and vagando lungo le terrazze che fronteggiavano le colline di Sheringham. Si sedette sull'erba e guard verso il mare, riflettendo a tutte le sventure che le erano piombate sul capo.
Durante quelle tristi elucubrazioni, sempre guardando il mare il suo pensiero corse amorosamente a Crispino, e poi si deline nella sua mente in tutta la sua bruttezza l'operato di suo padre.
Le pareva che la vita fosse finita per lei. L'esistenza non l'interessava ormai pi. A un tratto le sue orecchie furono colpite da una voce metallica, che le diceva:
Perch siete tanto pensosa, signora Cinzia?
Le si ferm il respiro e le s'infiammarono le guance. Queste impallidirono subito dopo, e le parve che la stessa eternit si fermasse per lei. Le era accanto l'oggetto dei suoi pensieri.
Le labbra del "Cavaliere" erano atteggiate a un sorriso che mitigava l'asprezza del volto, mentre aveva negli occhi uno sguardo dolcissimo. Ella si sforz di parlare.
Come avete fatto, signore, a venir qui? Avevo saputo che eravate in viaggio per Londra.
Ed  vero. Soltanto ho dovuto fermarmi per via, e durante quella fermata mi  avvenuto di scoprir qualche cosa che mi ha fatto ritornare.
Egli aveva dunque scoperto qualche cosa, ed ella si chiedeva che cosa egli avrebbe mai scoperta.
Posso sedervi accanto, Cinzia? domand il "Cavaliere".
Ella gli fece posto sulla roccia, ed egli le sedette accanto. Il tono tenero della voce del cavaliere le fece battere i polsi con violenza. Avrebbe ella mai indovinato la ragione di quella interruzione del viaggio? Ad ogni modo la giovane ringraziava Iddio dal fondo del cuore pel miracolo che lo aveva tratto in salvo dalla terribile sentenza di morte che lo attendeva a Londra.
Potrei pretendere di domandarvi, fanciulla mia, se stavate meditando su qualcuno, che  stato qui tempo fa?
La domanda ambigua le sconvolse la mente.
Ho forse indovinato? insist egli.
Forse che s, rispose lei con un mormoro, e arrossendo.
Egli la fiss in volto. Non era quella la risposta che attendeva. Con movimento paterno, egli prese la mano della fanciulla, che ella teneva appoggiata sull'erba, ed ella gliela abbandon. Cinzia guard verso il mare e gli occhi le si riempirono di lacrime. La brezza marina pareva piena di melodia. Iddio era misericordioso con lei, e le mandava un conforto in un momento in cui ne aveva tanto bisogno.
Vedo che il mio compito diventa sempre pi difficile, disse Crispino.
Quale compito, Sir Crispino? domand lei interessandosi a quelle parole.
Il "Cavaliere" volle rispondere ma non vi riusc. Dirle che, volente o nolente, egli avrebbe voluto portarla via di l, non era cosa facile.
Il mio compito  di trarvi via di qua, Cinzia. Debbo domandarvi di lasciare la pace che avete qui, per farvi affrontare le peripezie della vita in compagnia di qualcuno che vi ama al di sopra di ogni cosa.
La fanciulla abbass gli occhi sotto lo sguardo del "Cavaliere". Egli osserv che le si colorivano le guance, e gli parve di esser riuscito in un'impresa che gli era parsa impossibile. Se ella gli avesse resistito, egli avrebbe anche usato la violenza.
Vi domando molto, lo so, disse. Ma l'amore  egoista, e domanda molto.
No, no. Ci non vuol dire domandar molto. Piuttosto significa offrir molto.
Egli rest di sasso.
Son venuto qui a Sheringham per domandarvi di venire con me in Francia, ove ci aspetta mio figlio.
Il "Cavaliere" dimentic in quel momento che la fanciulla ignorava il grado di parentela che lo legava a quel figliuolo, del quale ella aveva udito parlare.
Vi domando quindi di abbandonare questa vita tranquilla che menate a Sheringham, in cambio della vita avventurosa e precaria, che condurrete come fidanzata di un soldato. Ma ho degli amici al Luxemburg, sui quali posso contare per trovare un'onorevole occupazione per vostro marito, il quale potr anche pretendere a fasto e ad onore.
Ella non rispose, ma le dita della mano che egli stringeva tra le sue, ebbero un fremito.
Posso osare di chiedervi tanto? esclam egli.
L'equivoco continuava, ed ella appoggiandogli le mani sulle spalle gli disse con veemenza:
Ringrazier Iddio durante tutta la mia vita perch avete osato tanto.
Egli interpret quella risposta come una gratitudine perch Kenneth, non avendo il coraggio di parlar da solo, le avrebbe mandato un ambasciatore meno timido di lui.
Avrei voluto domandar la vostra mano a vostro padre, ma dopo ci che  avvenuto rende impossibile la cosa.
Quelle parole furono ancora oscure, non avendo egli detto che egli avrebbe voluto domandare per suo figlio la mano della fanciulla.
Non ho pi padre, disse lei. Oggi stesso l'ho rinnegato. E, osservando l'acuto sguardo del "Cavaliere", che si era fissato su di lei, aggiunse: Vorreste che io avessi per padre un ladro o un assassino?
Allora, voi sapete tutto? balbett egli.
S, rispose lei con tono fosco. So tutto. L'ho saputo oggi. Vi ho riflettuto sopra durante tutta la giornata e ho deciso di far cessare la mia vergogna lasciando Sheringham. Ho pensato di recarmi da mia zia a Londra. E voi siete giunto molto opportunamente qui.
E gli sorrise attraverso le lacrime che le scintillavano negli occhi.
La coscienza di Crispino si tranquillizz. La fanciulla aveva deciso di abbandonare Sheringham prima che egli vi giungesse. Il "Cavaliere" si sent invaso da una grande piet. Ella accettava di seguire la sorte del figlio, mentre avrebbe rifiutato in circostanze differenti. Decisero allora i particolari della partenza. Ella si farebbe accompagnare dalla cameriera. Il "Cavaliere" apprese che lo zio era partito per Londra; quanto al padre ella gli avrebbe lasciato una lettera di commiato senza indicare la direzione che ella avrebbe seguito. E si separarono.
L'indomani la fanciulla mise la cameriera a parte del progetto, e la sera stessa Cinzia raggiunse il "Cavaliere" avvolta in un mantello scuro.
Sir Crispino le porse la mano per aiutarla ad entrar nel cocchio ma la ragazza, nel vedere che "il Cavaliere stava per chiudere lo sportello della vettura, esclam
Ma che vuol dire? Non venite con noi?
Egli indic il cavallo sellato, che era sul margine della strada.
Starete meglio in vettura senza di me, disse egli. Cavalcher accanto a voi.
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CAPITOLO 25. LA FUGA DI CINZIA.
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Durante la notte divorarono la via. Crispino seguiva la vettura, vigile sempre, per paura che non fossero inseguiti. Egli ignorava che Gregorio Ashburn se la dormiva tranquillamente, non avendo alcun sospetto che la figliuola non fosse a letto.
Verso l'alba una fredda pioggerella cre a Crispino un certo imbarazzo, anch'egli essendo fatto di carne ed ossa. Verso le dieci attraversarono Denham. Cinzia sporse il capo dallo sportello, e il "Cavaliere", al quale ella disse di avere ben dormito, ne ammir il volto bellissimo e fresco. Egli cavalcava accanto allo sportello del cocchio. Giunsero cos all'albergo "Suffolk Arms", ove fecero sosta.
Cinzia era allegra, ma Crispino si preoccup che non vi erano cavalli da cambiare. Prima di loro, qualcuno era andato all'albergo e si era accaparrati i cavalli di ricambio. Bisognava quindi rimanere in quell'albergo fino all'indomani, il che secc immensamente Crispino.
Perch vi lamentate se sono io con voi? domand Cinzia con tono di rimprovero.
Ma  appunto per questo che sono esasperato. Che faremmo se vostro padre piombasse qui?
Mio padre  a letto ferito e con la febbre, rispose lei, e il "Cavaliere" si ricord della ferita che Kenneth aveva inferta a Gregorio Ashburn.
Egli potr aver scoperto la vostra fuga e averci mandato dietro i suoi valletti.
Ella impallid e tacque.
E se anche venissero? esclam lei. Non siete forse con me?
Signora, nemmeno Dio potrebbe strapparvi a me.
Quelle parole appassionate le piacquero e la fanciulla ammir quel cavaliere diritto e altero, che teneva la mano tranquillamente appoggiata sull'elsa della spada. Ella rimase alla fine sola con le sue fantasticherie dopo che egli si fu allontanato, e ne aspett ansiosa il ritorno. Le brillavano gli occhi e aveva le guance colorite. Ma la lunga attesa la fece impallidire e a poco a poco disparve il lampo che aveva negli occhi.
Dov'era mai andato? Perch non veniva? Prese un libro che era sulla tavola e cerc di leggere per ammazzare il tempo. Sopraggiunse la sera ed egli non tornava ancora.
Ma dov' mai Sir Crispino? domand ella con una certa violenza alla cameriera che era venuta per far lume. Alla risposta che la donna le diede di non saper nulla del "Cavaliere", l'ira della fanciulla proruppe.
Ella si mise a passeggiar nervosa per la stanza, irritata che quell'uomo la trattasse come un giocattolo e la lasciasse morir dalla fame in un'inutile attesa. Ella si faceva molte domande vane, non comprendendo che il "Cavaliere" la trattasse in quel modo, dopo averle domandato di abbandonare il castello per seguirlo. Decise allora di proseguire per Londra da sua zia. In quel momento entr la cameriera.
Ebbene? domand Cinzia vedendola sola. Dov' Sir Crispino?
 di sotto, signora.
E che cosa sta facendo?
Sta giocando ai dadi con un signore di Londra.
Nella luce del crepuscolo la cameriera osserv il pallore del giorno e ne ud un sospiro soffocato. Cinzia avrebbe pianto per la mortificazione. L'uomo che l'aveva indotta a fuggire con lui era intanto a giocare ai dadi con un signore di Londra? Ma ci era mostruoso! Una risata stridula della giovane fece fremere la cameriera.
Chiamatemi l'albergatore, osserv Cinzia. Caterina obbed immediatamente.
L'albergatore entr con una candela in mano e curvando la vecchia schiena in atto di omaggio.
Avete una sella da donna? domand ella brutalmente. Perch mi guardate cos scioccamente? Vi ripeto, avete una sella da donna?
Ne ho, signora!
Avete anche un domestico, che possa cavalcare con me? Potete procurarmi anche un paio di persone, che mi servano di scorta?
Potrei procurarvele, ma...
In quanto tempo?
Tra mezz'ora, ma...
Sbrigatevi allora, interruppe lei battendo il piede con rabbia sul pavimento.
Ma, signora...
Andate, andate! grid ella con tono imperativo.
Ma, signora, insist l'albergatore, disperato e parlando rapidamente per mandar fuori tutte le sue parole. Non ho cavalli, che possano percorrere pi di dieci miglia.
Dovr percorrere soltanto cinque miglia, rimbecc rapidamente la ragazza, non preoccupandosi se non di avere i cavalli. Andate ora e non ritornate se non quando tutto sar pronto. Fate tutto il possibile, perch vi pagher bene, e sopra tutto non fatene parola col signore che  venuto qui con me.
L'albergatore, sbigottito, si affrett ad andarsene per adempiere a quanto gli era stato ordinato, allettato dal lauto pagamento promessogli.
Cinzia aspett ancora mezz'ora, sperando che, prima che l'albergatore tornasse, Crispino si farebbe vivo. Questi per non comparve, e la fanciulla trattenne le lacrime di collera e di dolore che stavano per sgorgarle dagli occhi. Finalmente l'albergatore torn. Cinzia ordin alla cameriera di seguirla con la vettura postale dell'indomani, ricompens l'albergatore con un anello che aveva un valore dieci volte superiore al servigio che le era stato fatto, e usc nel cortile da una porta di servizio.
Erano ivi tre cavalli, uno con sella da donna, sul quale dovrebbe cavalcare dietro a un valletto di scuderia; gli altri due erano montati da due robusti personaggi, armati di tutto punto, e uno dei quali aveva un moschetto a trombone, che prometteva prodigi di valore.
Avvolta nel lungo mantello, Cinzia mont in sella dietro il valletto e gli ordin di prender la via per Denham. Il suo sogno era verso la fine.
Mastro Quinn, l'albergatore, osserv preoccupato quella partenza, poi and a chiudere la porta della scuderia mormorando parole filosofiche concernenti uomini e donne. Prese poi la lanterna e and a raggiungere la moglie.
La signora Quinn, con le maniche rimboccate sui gomiti possenti, era intenta a un lavoro di impastamento, quando entr il marito, che depose la lanterna cacciando un sospiro.
Farsi dominare da una gonnella, mormor egli. Non sono stato forse sciocco per averlo fatto?
Certamente lo sei stato, rispose la moglie. E allora?
Egli la guard con malizia.
Sei mia moglie, rispose egli con intenzione, e come se avesse voluto dire "Sono sciocco appunto per questo". La signora Quinn non trovando nulla di offensivo in quelle parole non rispose nulla.
Trovo per che ho agito male. Vergogna! giunse egli un istante dopo.
Hai agito certamente male. Ma perch hai vergogna?
Per aver mandato quelle povere bestie sulla strada.
Quali bestie?
Quali bestie? Che ho forse delle testuggini? I cavalli, moglie mia.
E dove li hai mandati?
A Denham col bagaglio che  giunto qui stamattina con quel gentiluomo, che era impaziente per non aver potuto avere dei cavalli.
E dov' egli ora? domand la donna.
Sia giocando a dadi con quei gentiluomini della citt.
Egli sta giocando ai dadi, e la signora  andata via, hai detto? domand la signora Quinn lasciando il lavoro e fissando in volto il marito.
S, rispose lui.
Imbecille! esclam la docile donna, colpita da quella risposta laconica. E le hai dato i cavalli per farla fuggire, mentre lasci il marito giocare tranquillamente.
Credo che tu abbia letto il loro atto di matrimonio, disse l'albergatore con ironia.
Se quel gentiluomo ti facesse frustare, l'avresti ben meritato.
Come? balbett egli, mentre le guance rubiconde perdevano parte del loro colorito all'idea di quella possibilit alla quale egli non aveva pensato. La moglie non gli rispose nulla e si avvi verso l'uscio, mentre un sospetto balenava in mente al marito.
Che cosa pensi di fare? le domand egli nervoso.
Informare il gentiluomo dell'accaduto.
No, grid egli sbarrandole il passo risolutamente. No, che non devi farlo. Vuoi forse rovinarmi?
Ella gli lanci uno sguardo di disprezzo, e allontanandolo con violenza, apr l'uscio e si trov subito nel corridoio prima che egli potesse raggiungerla.
Ma, sei pazza? grid egli. Vuoi dunque distruggermi?
Sei tu che distruggi me, rispose lei, allontanandolo ancora; ma egli le si afferr col coraggio della disperazione.
Non devi andarci, grid ancora l'albergatore. Torna indietro e lascia che il gentiluomo scopra la cosa da solo. Giurerei che non ne sar poi tanto afflitto. Egli l'ha lasciata sola fin dal loro arrivo. Non c' dubbio che sar stanco di lei. In ogni caso non bisogner dirgli che sono stato io a fornire i cavalli. Fagli credere che ella se ne sia andata a piedi, quando scoprir che se n' andata via.
Ci andr, aggiunse la donna, trascinando seco l'uomo verso l'uscio. Quel gentiluomo dev'esser messo sull'avviso. Una donna fugge di casa mia e il marito non dev'essere avvertito?
Ma l'ho promesso a lei, cominci egli.
Che cosa m'importa della tua promessa? Io l'avvertir perch egli possa correrle dietro e riprenderla.
Non devi farlo, insist egli aggrappandosi a lei sempre pi fortemente. In quel momento una voce ironica colp le loro orecchie.
 divertente udirvi, diceva la voce. Si volsero e videro uno della comitiva della citt, che era nei corridoio con le mani sui fianchi.
 divertente vedervi giocare a mosca cieca con vostra moglie qui nel corridoio. Lasciatemi passare e poi potrete continuare nei vostri casti abbracciamenti.
L'albergatore e la moglie si trassero di lato sbigottiti. Ma, prima che il gentiluomo potesse passare, la signora Quinn si affrett ad andare nella sala comune, senza che il marito potesse impedirglielo.
Crispino era seduto a una tavola di fronte a un azzimato giovanotto, ed era contornato da altri gentiluomini venuti dalla citt. Il giuoco ferveva violento per uccidere il tedio della sosta in quell'albergo. La fortuna aveva dapprima favorito il giovane, ma nel momento in cui Cinzia andava via, l'ultima moneta d'oro del giovanotto era messa sulla tavola. Harry Foster aveva perduto tutto.
Maledizione! esclam egli, se ne sono andate via cento ghinee.
Sir Crispino fece per alzarsi.
Non abbiamo ancora terminato, signore, disse il giovane togliendosi un anello dal dito e gettandolo con disprezzo sulla tavola.
Che cosa puntate? domand, poi si volse al domestico: Un'altra bottiglia, aggiunse.
Sir Crispino guard con noncuranza la gemma.
Venti caroli, mormor.
Il vostro naso mi farebbe credere che foste ebreo. Vada per venticinque, disse.
Con gesto di compiacenza, e stringendosi nelle spalle come se venticinque o cento caroli avessero lo stesso valore per lui, Crispino acconsent. I dadi furono tratti e Crispino vinse ancora.
Che cosa puntate? domand ancora Foster gettando un altro anello sulla tavola.
Prima che Sir Crispino potesse rispondere, l'uscio si spalanc e la signora Quinn, quasi senza fiato, attravers in fretta la sala. L'albergatore era sulla soglia in preda al terrore. La donna sussurr la cosa all'orecchio di Crispino, ma quel messaggio fu anche udito da molti dei presenti.
Fuggita! esclam costernato Sir Crispino.
La donna indic il marito, al quale si rivolse subito il "Cavaliere".
Che cosa sapete voi, padrone? grid egli. Venite qua e ditemi dove  andata!
Non lo so, rispose tremando l'albergatore, e aggiunse i dettagli della partenza di Cinzia, e informando il "Cavaliere" della collera dalla quale gli era sembrata invasa la signora.
Fatemi sellare un cavallo, grid Crispino sorgendo in piedi e gettando sulla tavola la gemma di Foster, come se fosse cosa di pochissimo valore. Avete detto che  diretta a Denham? Sbrigatevi dunque.
Andato via l'oste, egli si cacci in tasca l'anello e l'oro che aveva vinto, preparandosi a partire.
Vergogna! esclam Foster. Che fretta avete?
Sono dolente, signore che la fortuna non vi abbia arriso, ma sono costretto ad andar via. Sono sopraggiunte delle circostanze...
Al diavolo le vostre circostanze! url Forster levandosi in piedi. Non mi lascerete in tal modo.
Col vostro permesso lo far, signore.
Ma io non vi d alcun permesso!
Avr allora la sventura di farne a meno. Ma ritorner.
Signore, il vostro  un vecchio pretesto!
Crispino era disperato. Una disputa in quel momento rovinerebbe ogni cosa, e si trattenne per miracolo.
Signore, gli disse, se avete sulla vostra gentile persona dei gioielli, che abbiano un valore della met di ci che vi ho vinto, puntateli pure contro tutto il mio guadagno, e qualunque sia il risultato, io partir. Vi conviene?
Un mormoro di ammirazione segu quelle parole generose, tanto che Foster fu costretto ad accettare. Egli gett sulla tavola due anelli, un diamante che aveva al collo e una perla. Crispino gett i dadi e vinse nel momento in cui l'oste veniva ad annunziargli che il cavallo era pronto.
Il cavaliere raccolse il resto della vincita e se and lasciando Foster che pensava di dare all'albergatore uno dei suoi cavalli in pegno per l'alloggio, che non poteva altrimenti pagare.
Prima che Cinzia avesse percorso sei miglia sulla strada di Denham, uno degli uomini di scorta percep il rumore di un cavallo che li seguiva a briglia battuta. Cinzia ordin di affrettare il passo, ma l'inseguitore si avvicinava sempre pi. L'uomo della scorta propose di fermare e di affrontare l'inseguitore. Il moschetto che egli aveva seco gl'ispirava coraggio e fiducia. Percorsero un altro miglio, ma il loro persecutore si faceva sempre pi vicino. Tra un mezzo miglio li avrebbe raggiunti.
La notte era senza luna, ma la sagoma dell'inseguitore apparve a un centinaio di passi, stagliandosi sull'azzurro fosco del cielo.
Cinzia cacci un grido, al quale rispose una risata di Sir Crispino, che si era avvicinato. L'uomo dal moschetto intravvide il balenare di una spada snudata, e cadde di sella sotto un colpo di Crispino. L'altro cavaliere spron il cavallo verso Denham.
Prima ancora che Cinzia potesse rendersi conto dell'accaduto, ella si trov a cavallo accanto a Crispino, che teneva la bestia per la briglia in direzione di Stafford.
Che folla avete commessa, disse egli quasi ridendo. La donna non gli rispose nulla.
Il viaggio per Stafford fu rapidissimo, e si trovarono subito nel cortile che ella aveva lasciato un'ora prima. Crispino evit di entrare nella sala comune e condusse Cinzia pel corridoio. L'albergatore osserv il pallore del volto del "Cavaliere" e si trasse prudentemente in disparte.
Il "Cavaliere" e Cinzia entrarono nella stanza ove la giovane aveva trascorso tutto il pomeriggio nella vana attesa di lui. Ella era come una bambina colta in fallo di disobbedienza, e se ne doleva con se stessa. Aveva il capo chino e non osava guardare in faccia il "Cavaliere".
Perch ve ne siete andata? domand egli alla fine.
Quella domanda fece su di lei l'effetto di un colpo di vento su di una fiammata. Ella sollev il capo e lo guard con fierezza.
Ve lo dir, esclam ella. Ma il fuoco del suo sguardo si spense a un tratto nel vedere sul petto del cavaliere uno strappo presso la spalla. La sua meraviglia si mut in orrore, nel comprendere la natura dello strappo.
Siete ferito? balbett ella, ricordandosi che uno dei suoi uomini aveva fatto fuoco su Crispino.
Egli ebbe un gesto sprezzante, mentre un sorriso tenue pareva far aumentare il pallore del suo volto. Poi, come se quel gesto fosse stato l'ultimo suo sforzo, il "Cavaliere" cadde svenuto. La sua tempra di ferro aveva resistito, ma in quel momento non ne poteva pi.
La collera della fanciulla era dileguata. La paura che egli fosse morto la colse a un tratto, e il suo orrore aument al pensiero che egli moriva per lei.
Gridando d'angoscia gli s'inginocchi accanto, gli adagi la testa sul suo grembo, lo chiam per nome, gli sbotton il farsetto per osservare la natura della ferita, ma non riusc a nulla se non a mormorarne il nome.
Crispino, Crispino, Crispino!
Gli baci ripetutamente la fronte, poi le labbra, quando un tremito pervase il "Cavaliere", che apr gli occhi.
Un momento prima erano in collera l'uno di fronte all'altro, ora egli si trovava con la testa nel grembo di lei e con le labbra vicino a quelle della fanciulla. Come era ci avvenuto? Che cosa significava ci?
Crispino, ringraziate Iddio, che vi ha fatto venir meno, esclam ella.
Col ridestarsi del suo spirito, si svegli anche il corpo del "Cavaliere". Egli giaceva l, dimentico della ferita, della sua missione, dello stesso suo figlio. Si sentiva felice, di una felicit che non aveva mai provato nella vita.
Perch siete andata via? domand ancora con voce debole.
Dimentichiamolo ora.
No, ditemelo prima di tutto.
Ho creduto che vi prendeste gioco di me, balbett lei. Quando udii che stavate giocando ai dadi con un signore di Londra, mi sentii offesa dalla vostra trascuratezza. Se mi aveste amata, non mi avreste lasciata sola.
Crispino si sent sconvolgere il cervello. Un lampo gli illumin la mente. Tante circostanze avvenute in quegli ultimi giorni gli apparvero chiare e precise, mentre si sentiva invaso da una gioia subitanea. Gli pareva di sognare. Come era stato cieco!
Ma pens a un tratto al figliuolo, e fu percorso da un fremito agghiacciato. Gli venne la tentazione di mandar all'aria promessa e onore e di prendere quella donna per s.
Ella lo amava; e anch'egli si era accorto di amarla. Che valeva la promessa fatta al figlio, che l'aveva tanto maltrattato?
Egli combatt in quel momento, steso com'era al suolo, la lotta forse pi grande della sua vita.
Se avesse combattuto quella lotta ad occhi chiusi, l'onore avrebbe avuto il sopravvento, ma egli aveva gli occhi aperti e Cinzia lo guardava.
Cinzia, esclam egli. Dio mio, piet di me, Vi amo. E svenne ancora.
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CAPITOLO 26. IN FRANCIA.
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Quel grido suonava ancora nelle sue orecchie, quando Cinzia vide spalancarsi l'uscio e comparire sulla soglia un giovane azzimato e in collera, seguito dall'albergatore.
Mi devi la rivincita, cane, grid il giovane. Va da tuo padre, figlio del diavolo!
Cinzia lev terrorizzata il capo, mentre il giovane, alla vista di lei, arretrava confuso.
Non sapevo, signora, scusatemi. Son vostro servitore, sono Harry Foster. E s'inchin. Non sapevo, signora, che vostro marito fosse ferito.
Egli non  mio marito, rispose Cinzia, senza sapere ci che dicesse.
E l'avevate abbandonato!
L'uscio  alle vostre spalle, signore.
Il giovane con l'aiuto dell'albergatore sollev il "Cavaliere" e volle osservare la ferita, dopo averlo adagiato su di un divano. La ferita non era grave, ma la perdita di sangue aveva indebolito il "Cavaliere".
Ero venuto per riprendere il nostro giuoco, disse Foster al "Cavaliere", che aveva aperto gli occhi, ma vi ho trovato ferito.
Il mio stato non  grave, signore, e se penso a ci che mi ha fatto guadagnare questa ferita... Poi aggiunse: Vi ringrazio, signore, per le cure che mi avete prodigate, ora per vi sarei grato se mi lasciaste riposare.
Egli guard Cinzia e sorrise. L'albergatore toss in modo significativo; ma Foster non mostr alcuna intenzione di andarsene.
Vorrei parlarvi prima d'andar via, disse il giovane alla fine. Poi, vedendo l'oste che aspettava gli disse:
Andatevene voi. Che forse un gentiluomo non pu parlare a un suo pari senza essere udito da voi? Scusatemi, signora.
Ascoltate, signore. Ho oggi perduto una somma considerevole, la quale per altro non mi fa impressione. Ma tengo molto a quei gioielli. Avrei voluto giocare ancora stasera quattro superbi cavalli, tra i migliori d'Inghilterra, ma voi siete ferito e ci non  possibile. Vi propongo quindi di restituirmi i miei gioielli in cambio di una mia dichiarazione di debito, Son molto conosciuto nella citt e non avete quindi nulla da temere...
Crispino fece un gesto per farlo tacere.
Far come vorrete, signore, rispose il "Cavaliere" e, mettendosi la mano in tasca, ne trasse tutti i gioielli che aveva vinto. Ecco, signore, aggiunse.
Grazie, signore per la vostra generosit. Vi dar subito una dichiarazione di debito. Quanto volete che io scriva?
Aspettate, signor Foster, rispose Crispino, Mi avete parlato di cavalli? Sono freschi?
Come la rugiada di giugno.
E voi tornate a Londra, non  vero?
S.
Quando partirete?
Domani.
Ebbene, signore, potremo accomodar la faccenda della dichiarazione di debito. Prestatemi i cavalli perch io possa subito partire per Harwich.
Ma la vostra ferita? esclam Cinzia. Siete tanto debole.
Debole io? Mi sento invece in pieno vigore. La mia non  una ferita; ma una graffiatura. Poi avvicin la bocca all'orecchio della ragazza. Vostro padre, disse.
Ora, signore, continu egli, voi potreste partire domani con la vettura postale servendovi dei miei cavalli, che sono abbastanza buoni, e trovereste al "Garter Inn" i vostri cavalli pel cambio. In compenso di un simile servigio, vi dar i gioielli.
Sarebbe, signore, troppa generosit e io non posso acconsentire.
Credetemi, signore, ci ha per me cento volte pi valore dei gioielli.
Avrete, signore, i cavalli e la dichiarazione di debito, rispose con fermezza Foster.
La vostra dichiarazione non pu aver valore alcuno per me. Lascio domani l'Inghilterra e ignoro quando vi far ritorno.
Il patto fu concluso. La cameriera di Cinzia fu svegliata, e subito dopo i focosi cavalli correvano sulla via di Ipswich.
L'indomain alle dieci il "Cavaliere" e Cinzia giungevano ad Harwich al "Garter Inn".
Mentre, poco dopo, Crispino andava in cerca del vascello "Lady Jane", fu avvicinato da un ometto, che gli domand se egli fosse Sir Crispino Galliard, e gli si present come Tomaso Jackson, padrone del vascello.
Quando egli si trov solo nella cabina, pens al rovescio della medaglia. Egli aveva impegnato l'onore che avrebbe condotto Cinzia al figliuolo. Maledisse in cuor suo quel domestico che l'aveva ferito. Cerc invano di consolarsi pensando che egli era amato da Cinzia invece che suo figlio.
Gli pareva di essere un codardo. Pens di ordinare a Jackson di evitare Calais e di abbordare un altro porto. Solo in quella cabina, gli pareva talora odiare Kenneth e gli trovava tutti i difetti possibili.
Verso sera venne Cinzia ad annunziargli che era in vista la costa francese. Egli rispose con un sospiro e con un sorriso di tristezza. Fu tentato di confidarle ogni cosa, ma non os. Cinzia non lo saprebbe mai.
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CAPITOLO 27. L'ALBERGO DEL "SOLE".
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Il padrone dell'albergo del "Sole" domand a Crispino se egli fosse Milord Galliard. La domanda preoccup il "Cavaliere" che impallid, e pens anche al fatto che non aveva trovato il figliuolo ad aspettarlo all'albergo.
Sono Sir Crispino Galliard, rispose egli. E che cosa volete da me?
Un gentiluomo, vostro concittadino, vi aspetta qui da tre giorni.
Conducetelo qui.
Tra breve, signore. Egli  assente pel momento.
Che fosse caduto in mare, esclam Crispino. No, no, Dio mio, esclam poi, non volevo dir ci.
Il signore desidera mangiare?
Subito e fatemi lume.
L'oste si ritrasse e torn subito dopo con due candelabri, che colloc sulla tavola. Subito dopo un rumore di passi si ud dalle scale.
Ecco il vostro compatriota che ritorna, disse l'albergatore.
Crispino lev gli occhi e sulla soglia comparve Hogan, il quale gli si avvicin premuroso.
Benvenuto in Francia, Crispino, gli disse. Se non  qui la persona che aspettavate, avete in cambio dinanzi a voi un amico leale e affettuoso.
Che cosa fate qui, Hogan? Dov' Jocelyn?
L'irlandese lo guard gravemente, poi sospir e cadde su di una sedia.
Avete condotto la signora con voi? domand.
S, e verr tra poco qui da noi.
Hogan scroll il capo.
Ma dov' Jocelyn? esclam ancora Galliard pallido in viso. Perch mai non  qui?
Ho delle brutte notizie da darvi.
Delle brutte notizie? mormor Crispino, come se non avesse inteso il significato di quelle parole. Che cosa  avvenuto?
E avete condotto qui anche la signora? disse Hogan con tono di deplorazione. Speravo almeno che non ci foste riuscito.
Ma che intendete dire? Parlate dunque!
Vi narrer allora la cosa fin dal principio, disse Hogan. Circa quattro ore dopo la vostra partenza da Waltham, i miei uomini mi condussero il ribelle al quale davano la caccia, e subito dopo mandai il prigioniero a Londra, scortato dal sergente e da alcuni soldati, rimanendo io con due uomini soltanto. Circa un'ora dopo si ud nel cortile il rumore di una vettura in arrivo, dalla quale venne fuori un uomo vestito di nero, Giuseppe Ashburn del castello di Marleigh, il quale, pretendendosi amico del lord generale, chiedeva dei cavalli di ricambio per recarsi a Londra. Ero nel cortile e compresi la ragione della fretta di Ashburn. Lo seguii quindi quando egli entr nell'albergo. Il primo uomo che egli vide nella sala comune fu vostro figlio. Nel vederlo, egli profer la pi atroce bestemmia che abbia mai proferita un puritano, poi Che fai qui? gli grid. Il giovane, dopo un istante di confusione, rispose: Sono stato arrestato, L'altro proruppe: Arrestato? E da chi? Il giovane gli lanci allora in viso: Da mio padre, vile assassino!
Mastro Ashburn impallid, poi grid: Poich sai ora tutto, la lezione non sar di profitto n a te n a quella canaglia di tuo padre. E comincer da te. In ci dire gli lanci in viso una bottiglia che era sulla tavola. Il giovane mostr uno spirito del quale non l'avrei mai creduto dotato. Venite fuori, grid snudando la spada, perch io possa uccidervi come un cane. Ashburn gli rispose con una risata ed entrambi uscirono nel cortile. Questo era vuoto e, prima che gli altri potessero accorrere, un colpo di spada di Ashburn aveva trafitto il vostro povero figliuolo al cuore.
Crispino era livido.
E Ashburn? domand egli con voce roca. Non fu arrestato?
No, rispose ironicamente Hogan, egli fu sotterrato. Prima che egli potesse ringuainar la spada, lo afferrai e l'accusai di aver assassinato un giovane imberbe. Pensai in quel momento che aveva voluto trarvi a morte. Gli assestai un pugno sotto il mento. Egli, da codardo, che era, cerc di servirsi della spada prima che sfoderassi la mia. Evitai il colpo. Giunse della gente, ma io minacciai tutti di morte qualora si fossero interposti tra noi due. Dopo un minuto di combattimento, la mia spada gli aveva perforato la gola. Dopo che l'ebbi ucciso, pensai che Ashburn era ben veduto dal parlamento e mi si pararono davanti tutte le conseguenze del mio atto. Per evitarle, son venuto qui anch'io, passando da Dover, e sono giunto tre giorni fa.
Crispino si avvicin a Hogan.
Un giorno in cui avevate ucciso un uomo, io vi fui utile, Hogan. Vi sar utile anche oggi. Volete venire a Parigi con me?
E quella signora? mormor Hogan, stupito dal fatto che Crispino non se ne curava.
Odo che ella giunge. Lasciatemi ora, e chiedete al padrone che faccia venire un sacerdote. La signora rester qui.
Uno sguardo di stupore di Hogan colp Crispino. L'irlandese non seppe che dire:
Per l'anima mia!
E si allontan per eseguire quanto aveva domandato Crispino.
Crispino si avvicin alla finestra e ringrazi Iddio per la soluzione di quell'enigma terribile. Il frusco di un vestito serico attir la sua attenzione, e si volse a guardare Cinzia, che gli sorrideva sulla soglia.
Le si avvicin e, dopo averle appoggiato le mani sulle spalle se la strinse al petto, guardandola negli occhi.
Cinzia, Cinzia mia, esclam, mentre la ragazza lo guardava con grande languore.
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FINE.